Armani e Dior nel mirino dell’Antitrust

Armani e Dior nel mirino dell’Antitrust

Sommario: 1. Premessa e origini della vicenda – 2. Caporalato e sfruttamento lavorativo – 2.1. Dior: sanzione di 2 milioni di euro per le vittime di sfruttamento sul lavoro – 2.2. Armani: sanzione di 3,5 milioni di euro per pratica commerciale scorretta

1. Premessa e origini della vicenda

Con comunicato del 17 luglio 2024, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’istruttoria nei confronti di alcune società del Gruppo Armani (Giorgio Armani S.p.A. e G.A. Operations S.p.A.; di seguito, per comodità, anche solo “Armani”) nonché nei confronti di alcune società del Gruppo Dior (Christian Dior Couture S.A., Christian Dior Italia S.r.l. e Manufactures Dior S.r.l.; di seguito, anche solo “Dior” ) per possibili condotte illecite nella promozione e nella vendita di articoli e di accessori di abbigliamento, a danno dei consumatori in violazione delle norme del Codice del Consumo.

In entrambi i casi, secondo l’Antitrust, le grandi case di moda “potrebbero avere presentato dichiarazioni etiche e di responsabilità sociale non veritiere, in particolare riguardo alle condizioni di lavoro e al rispetto della legalità presso i loro fornitori”, ma v’è di più.

Tali società avrebbero, altresì, enfatizzato l’artigianalità e l’eccellenza delle lavorazioni di alcuni articoli e accessori di abbigliamento, per la cui realizzazione si sarebbero avvalse “di forniture provenienti da laboratori e da opifici che impiegano lavoratori che riceverebbero salari inadeguati. Inoltre, opererebbero in orari di lavoro oltre i limiti di legge e in condizioni sanitarie e di sicurezza insufficienti, in contrasto con i livelli di eccellenza della produzione vantati dalle società[1].

L’istruttoria è stata avviata dall’Antitrust anche a seguito delle attività svolte dalla Procura e dal Tribunale di Milano nei confronti del gruppo Armani e Dior, per aver sfruttato i lavoratori per produrre borse per i rispettivi marchi di moda.

Il Tribunale di Milano ha messo in amministrazione giudiziaria le società Giorgio Armani Operations[2] e Manufactures Dior[3] per non aver vigilato a sufficienza sulla propria catena di fornitura.

Nello specifico, secondo i giudici di Milano, tali società avrebbero appaltato la produzione a fornitori che non sarebbero stati in grado di produrre internamente, e avrebbero commissionato a loro volta la produzione a società subfornitrici colpevoli di caporalato[4]. In tal modo sarebbe stato agevolato «colposamente» il «meccanismo di sfruttamento lavorativo» sia dalle società del gruppo Armani sia da quelle di Dior, perché non contrastato[5].

2. Caporalato e sfruttamento lavorativo

Il fenomeno del caporalato è, ad oggi, diffuso in tutta Italia, dal nord al sud, e riguarda soprattutto i settori dell’agricoltura, dell’allevamento, dell’edilizia, ma anche, della moda.

Si parla di caporalato nella moda quando le forniture provengano da laboratori che impiegano lavoratori con salari inadeguati, orari di lavoro oltre i limiti di legge e condizioni sanitarie e di sicurezza insufficienti.

Come noto, infatti, il caporalato altro non è che lo sfruttamento di lavoratori, spesso migranti, esercitato da intermediari (cd. “caporali”), che reclutano e organizzano la manodopera per conto di imprenditori.  Caporalato significa altresì paghe al di sotto delle tariffe stabilite dai contratti collettivi, orari di lavoro dilatati, riposi ridotti al minimo e nessuna misura di sicurezza, con maggiori rischi di incidenti e infortuni mortali[6].

Siffatti elementi rendono, pertanto, del tutto ingiustificati i prezzi altissimi praticati dai marchi di moda al pubblico, realizzando un evidente danno per i consumatori che acquistano a prezzi non indifferenti capi di abbigliamento che dovrebbero rappresentare l’eccellenza della qualità e delle lavorazioni[7].

2.1. Dior: sanzione di 2 milioni di euro per le vittime di sfruttamento sul lavoro

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria avviata a luglio 2024 nei confronti delle società Christian Dior Couture S.A., Christian Dior Italia S.r.l. e Manufactures Dior S.r.l. senza accertamento di illecito, ma accettando e rendendo vincolanti gli impegni proposti. Tra gli impegni resi vincolanti dall’Autorità, si prevede un sostegno economico di 2 milioni di euro in 5 anni da destinarsi a specifiche iniziative – aperte anche ad altri brand della moda che producono in Italia – per identificare le vittime di sfruttamento lavorativo e accompagnarle in percorsi dedicati di protezione, formazione, assistenza e inclusione socio-lavorativa[8].

2.2. Armani: sanzione di 3,5 milioni di euro per pratica commerciale scorretta

Anche nei confronti delle società Giorgio Armani S.p.A. e G.A. Operations S.p.A. l’AGCM ha irrogato una sanzione di 3,5 milioni di euro per pratica commerciale ingannevole ai sensi del Codice del consumo, attuata dal 22 aprile 2022 fino al 18 febbraio 2025.

In particolare, le società hanno reso dichiarazioni etiche[9] e di responsabilità sociale non veritiere e presentate in modo non chiaro, specifico, accurato e inequivocabile.

Dall’attività istruttoria dell’Autorità è emerso, da un lato, che le società hanno enfatizzato la loro attenzione alla sostenibilità che è diventata uno strumento di marketing utilizzato per rispondere alle crescenti aspettative dei consumatori.

Dall’altro lato, le società hanno scelto di esternalizzare larga parte della propria produzione di borse e accessori in pelle a fornitori che, a loro volta, si sono avvalsi di subfornitori. Presso questi ultimi, in diversi casi, è emerso che erano stati rimossi i dispositivi di sicurezza dai macchinari per aumentarne la capacità produttiva, ponendo così a grave rischio la sicurezza e la salute dei lavoratori.

In tale contesto, è evidente che il rispetto dei diritti e della salute dei lavoratori non è risultato corrispondente al tenore delle dichiarazioni etiche e di responsabilità sociale diffuse da Giorgio Armani S.p.A. e G.A. Operations S.p.A.[10]

 

[1] https://tg24.sky.it/economia/2024/07/17/antitrust-armani-dior.
[2] Azienda che fa capo al Gruppo Armani e appalta a terzi la produzione di accessori.
[3] Azienda che fa capo alla filiale italiana della maison Christian Dior, uno dei marchi di punta del gruppo del lusso Lvmh, e che sovrintende la fabbricazione di articoli da viaggio, borse e pelletteria del brand francese.
[4] Per maggiori informazioni, si veda https://www.ilsole24ore.com/art/antitrust-avvia-istruttoria-societa-gruppi-armani-e-dior-AFfrnbuC.
[5] Stando agli atti dell’inchiesta, infatti, un laboratorio clandestino poteva vendere all’intermediario-fornitore una borsa finita a poco più di 90 euro, che poi arrivava in negozio col marchio Armani a 1.800 euro.
[6] https://lavialibera.it/it-tag-10-caporalato.
[7]https://www.repubblica.it/economia/2024/07/17/news/caporalato_nella_moda_anche_lantitrust_accende_un_faro_su_societa_di_armani_e_dior_per_avere_ingannato_i_consumatori-423398712/.
[8] https://www.agcm.it/media/comunicati-stampa/2025/5/PS12805
[9] Dichiarazioni presenti nel Codice Etico delle società, in documenti pubblicati sul sito Armani Values (www.armanivalues.com) e sul sito Armani (www.Armani.com) in cui è presente un link che rimanda al sito Armani Values.
[10] https://www.agcm.it/media/comunicati-stampa/2025/8/PS12793

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