Come diventare Abogado: alla scoperta della “via spagnola”

Come diventare Abogado: alla scoperta della “via spagnola”

L’esame di Stato per diventare Avvocati è, da tempo immemore, l’incubo dei praticanti italiani.

Con una percentuale di bocciati che rasenta il 65% e criteri di valutazione quantomeno opinabili, quello che dovrebbe essere il normale coronamento di un percorso di studio e formazione si traduce, invece, in un’ ecatombe.

È in questo contesto che, a poco a poco, ha preso forma la fantomatica “via spagnola”, ritenuta assai meno tortuosa rispetto a quella italiana.

In Spagna, fino al 2011, era possibile conseguire l’ abilitazione professionale semplicemente omologando la Laurea Magistrale in Giurisprudenza a quella corrispondente spagnola.

Avete capito bene, non era previsto alcun esame abilitativo.

Con la Ley 34/2006, entrata in vigore il 30 ottobre 2011, le Corti Generali hanno introdotto la Prueba de Estado de Acceso a la Abogacía che, secondo l’ art. 17, co. 3 del Real Decreto 775/2011 consiste in “una prueba escrita objetiva de contenido teórico-práctico con contestaciones o respuestas múltiples”.

Per accedere alla Prueba occorre conseguire, anzitutto, il Grado en Derecho presso un’ università spagnola; si tratta, ad ogni effetto, di una seconda laurea, ottenibile integrando alcuni esami e sostenendone ex novo altri.

In secondo luogo, è necessario frequentare il Máster Universitario de Acceso a la Abogacía, obbligatorio per gli stessi spagnoli.

Il Máster conta 90 crediti formativi di cui:

A) 60 concernenti materie teoriche (le stesse su cui verterà la Prueba);

B) 30 riferiti alla c.d. “práctica externa” e cioè un tirocinio di circa quattro mesi da svolgersi presso uno studio legale spagnolo.

Il voto finale del Máster è assegnato, dall’ università, su una scala da 0 a 10, essendo necessario, per accedere alla Prueba, un voto minimo di 5/10.

Infine, la summenzionata Prueba, indetta dal Ministerio de Justicia due volte l’ anno, consiste in un questionario a risposta multipla composto da 75 quesiti:

A) 50 quesiti su materie attinenti all’ esercizio della professione di Abogado (es. deontologia professionale, responsabilità civile, penale e disciplinare);

B) 25 quesiti su una materia specifica a scelta del candidato tra diritto civile e commerciale, diritto penale, diritto amministrativo, diritto del lavoro.

La valutazione avviene su una scala da 0 a 75 punti, ottenendosi 1 punto per ogni risposta corretta e decurtandosi 0,33 punti per ogni risposta errata.

Il risultato finale, “apto” o “no apto”, è frutto della media ponderata tra il punteggio ottenuto nella Prueba (70%) ed il voto finale del Máster (30%), non essendo necessario ottenere un punteggio minimo nella Prueba per calcolare detta media ponderata.

Senza addentrarsi in astrusi calcoli aritmetici, basti sapere che, per risultare idonei, se nel Máster è stato conseguito il voto minimo di 5/10, nella Prueba occorrerà ottenere almeno 38 punti; viceversa, se nel Máster è stato conseguito il voto massimo di 10/10, nella Prueba sarà sufficiente ottenere 22 punti.

Con riguardo alle tempistiche, rivolgendosi ad agenzie specializzate, è possibile completare l’ intero percorso in circa due anni.

Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica.

Infatti, a prescindere dai costi (circa 9.000 euro totali!), il laureato in legge italiano il quale abbia espletato con successo il percorso de quo, si troverà ad essere un Abogado ma non un Avvocato.

Grazie al principio comunitario della libertà di stabilimento, potrà tornare in Italia ed ottenere l’ iscrizione all’ Albo degli Avvocati, nell’ apposita sezione dedicata agli Avvocati stabiliti; per diventare un Avvocato integrato avrà dinanzi a sé due strade.

Da un lato, potrà chiedere al Consiglio Nazionale Forense il riconoscimento del titolo, previo superamento di una prova attitudinale che consiste, di regola, in un esame orale su cinque materie scelte da un’ apposita Commissione istituita in seno al Consiglio Nazionale Forense medesimo (es. diritto civile, diritto commerciale, diritto amministrativo, diritto processuale civile, ordinamento e deontologia professionale).

In altre parole, si troverà ad essere giudicato proprio da coloro i quali voleva evitare.

Dall’ altro lato, per sottrarsi a tale prova, dovrà attendere tre anni, durante i quali sarà tenuto ad esercitare la professione forense in Italia, in modo effettivo e regolare, facendosi affiancare da un Avvocato italiano il quale, per così dire, se ne assumerà la responsabilità controfirmando ogni suo atto giudiziario.

La “via spagnola” è davvero più conveniente rispetto a quella italiana?

Arrivati a questo punto, ognuno tragga le proprie, personali, conclusioni.

Certo è che se tanti aspiranti avvocati italiani continuano a recarsi in Spagna per conseguire un titolo professionale che potrebbero (e dovrebbero!) ottenere in Italia, ebbene, forse tale fenomeno dovrebbe spingere chi di dovere ad interrogarsi sull’ opportunità di un intervento di riforma che dia maggiori garanzie alla categoria dei praticanti.

         

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Dott. Simone Sorgon

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