Consulenti del Lavoro, gli eroi invisibili di questa pandemia

Consulenti del Lavoro, gli eroi invisibili di questa pandemia

a cura del dott. Davide Campese e del dott. Domenico Sisto

Ode ai medici, infermieri e a tutto il personale sanitario che giorno dopo giorno, affronta in prima linea, in modo diretto questo maledetto virus. C’è però una categoria di professionisti, spesso sottovalutati e poco considerati, sia a livello tecnico-professionale che strategico. Solo gli addetti ai lavori comprendono come la categoria dei Consulenti del Lavoro oggi svolga un ruolo fondamentale per l’economia del Paese ed il sostentamento delle famiglie. Il loro ruolo funge non solo a livello prettamente economico-funzionale per le aziende, ma anche sociale.

L’operato dei Consulenti del Lavoro non si limita solo ad effettuare i relativi adempimenti canonici ma, anche grazie a questa pandemia, l’assetto si è pian piano trasformato ed è diventato sempre più tecnico ed interpretativo, quasi psicologico, al fine di salvaguardare l’integrità e l’etica dell’azienda. Non solo. Molte volte, si è cercato di riconvertire alcune attività, proprio per limitare le perdite e l’utilizzo di massa della cassa integrazione guadagni e degli altri ammortizzatori sociali messi a disposizione dal Governo per fronteggiare questa pandemia: mezzi rivelatisi spesso inefficaci e sterili, nonché biblici nei tempi di erogazione. Se solo il Governo avesse ascoltato e dato peso alla categoria dei Consulenti del Lavoro, circa le richieste e le modalità da adoperare, ci sarebbero state sicuramente meno incongruenze e meno ritardi sulla fruizione degli ammortizzatori sociali.

Respirando un clima già difficile di per sé, in cui anche i più semplici contatti umani sono limitati, il rispetto del distanziamento sociale, termine impropriamente utilizzato (più correttamente “distanziamento fisico”) perché indica anche un taglio di quei contatti indiretti come messaggi, telefonate, videochiamate e tutto ciò che ci sta aiutando a restare vicini nonostante la distanza, ha reso anche un’azione semplice, come quella di accedere in azienda e cogliere da vicino i problemi aziendali e della forza lavoro, un’impresa impossibile.

A rendere il tutto ancora più complicato, il Governo ha avuto un ruolo chiave mettendo in piedi una vera e propria giungla normativa. Molto spesso, nel susseguirsi dei vari DPCM, il testo è stato poco chiaro, quasi vago in alcune circostanze, lasciando campo alle più libere e disparate interpretazioni degli operatori, quasi ai confini della realtà. Dal canto suo, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS) tardava a pubblicare le note operative e/o talvolta peccava di tecnicismi.

I Consulenti del Lavoro sono da sempre in prima linea per affiancare le aziende e la loro forza lavoro, spesso costretti a restare inermi e subire i ritardi della macchina amministrativa, cercando di dare spiegazioni chiarificatrici ai propri clienti, o peggio cercando di rattoppare situazioni scomode. I vertici governativi non hanno ancora recepito che, come altre categorie (o forse più delle altre), gli introiti professionali vengono meno a causa della scarsa liquidità delle aziende, che si riservano di saldare le fatture in tempi più floridi. Purtroppo, a tutela di ciò, sono pochi gli strumenti messi a disposizione dal Governo e dall’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Consulenti del Lavoro (ENPACL), non creando di fatto una vera e propria soluzione.

Tra le varie categorie di professionisti, quella dei Consulenti del Lavoro è forse l’unica in cui non è possibile sospendere la propria attività, poiché le scadenze sono sempre attive e rigide, e non vi sono margini di elasticità sui termini degli adempimenti.


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Davide Campese

Consulente del Lavoro, Docente Formatore Sicurezza sul Lavoro

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