Voucher non più come prima

Voucher non più come prima

I voucher sono conosciuti come uno strumento pratico e veloce:  si tratta di ticket da 10 euro lordi nati per pagare i lavoretti e costituire un valido aiuto per i lavoratori precari in un momento di grande crisi per il mercato del lavoro. La criticità della situazione ha messo il Governo dinanzi alla necessità di intervenire per ridimensionare l’utilizzo di questo strumento e per tutelare i lavoratori, il rischio è quello di cancellarli e renderli inutili e/o  inutilizzabili.  Da un lato  un tasso di disoccupazione che non tende a scendere, dall’altro un utilizzo dei voucher che ha conosciuto nel solo mese di ottobre 2016 una percentuale altissima; ma questo che potrebbe sembrare un segnale positivo si traduce in un indizio di stasi per il mercato del lavoro che a breve potrebbe manifestare tutto il suo limite nel non riuscire a far fronte con tutti gli ammortizzatori e li strumenti a disposizione, alla valanga di nuovi disoccupati e/o inoccupati che presto nel nostro Paese ci saranno con il nuovo anno.

I sindacati si sono impegnati a promuovere tre referendum e tra i quesiti proposti ci sarebbe proprio quello diretto all’abolizione dei ticket; per ora la parla d’ordine sembra essere attendere. E’ previsto infatti un monitoraggio che l’11 gennaio darà come risultato un resoconto generale sul mondo dei voucher, ne verrà riepilogato il numero utilizzato, i settori che maggiormente ne hanno usufruito, il contributo in termini di spendibilità e fruizione per i lavoratori e soprattutto si cercherà di capire se l’idea promossa sulle modalità di attivazione dei ticket possa essere concretamente applicabile. Le tabelle INPS che in questo modo si stanno delineando, permetteranno di capire se l’obbligo inserito da ottobre per il datore di lavoro di mandare un sms  una mail  un’ora prima di impiegare il voucherista possa funzionare da deterrente o meno.

Il Governo si dice pronto a ridimensionarne la normativa e di riflesso a modificarne l’utilizzo ma solo se si avrà una pronuncia della Suprema Corte che si modificherà realmente il loro uso nella vita pratica.  Se, come preventivato il governo, dovesse passare solo la richiesta di abolire i voucher, a quel punto una modifica sui ticket diverrebbe obbligata. Si ipotizza l’idea di riportare il tetto massimo di introiti per il lavoratore a 5 mila euro (da 7 mila) o più basso, si renderebbero necessari  controlli mirati per tenere sotto controllo un loro utilizzo lecito e  stanare i datori che rimpiazzano i contratti con i buoni. Il deterrente per i furbetti sarebbe come al solito aumentare le sanzioni pecuniarie. Soluzioni tutte plausibili, ma bifronti (rischio impennata del nero) se non ben calibrate.

I PUNTI SALIENTI SUL TEMA ALLORA VENGONO AD ESSERE I SEGUENTI:

COM’ERANO I VOUCHER:

Nati nel 2003 per remunerare il lavoro occasionale e accessorio. Usati dal 2008, ne sono stati venduti oltre 212 milioni.

COME SONO:

La riforma Fornero, e il Jobs Act ne hanno liberalizzato l’uso: si possono usare per tutti i tipi di lavoro e con un tetto per lavoratore fino a 7 mila euro.

COME SARANNO:

Il governo Gentiloni pensa a limitarne l’abuso, laddove nasconde lavoro irregolare. Abbassando i tetti, incrementando sanzioni e controlli


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Anna Ferrari

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