Green deal europeo: utopia o realtà?

Green deal europeo: utopia o realtà?

Sommario: Premessa – 1. Che cos’è il Green deal europeo – 2. Quali sono gli obiettivi che sono già stati raggiunti – 3. Qual è l’impatto che le leggi ambientali europee hanno avuto sulla legislazione italiana – 3.1. In particolare sulla legislazione aziendale – 4. Marcia indietro degli Stati membri rispetto al Green deal europeo?

 

Premessa

Ripensare al sistema economico capitalistico – che il pianeta Terra non può più sostenere – significa ritornare o almeno “provare” a rimettere l’uomo al centro di tutto affinché l’economia possa essere strumentale alla realizzazione della persona e non viceversa, dunque, l’economia per l’uomo e non l’uomo per l’economia!

Si tratta di capire nel gioco dei ruoli chi è che viene prima, l’uomo o l’economia, la ricchezza e l’economia per il benessere dell’intera umanità o a favore di pochi?

Non è difficile dare una risposta a questa domanda poiché è percepibile dalla stragrande maggioranza che, odiernamente la produzione di ricchezza non è strumentale al benessere di molti ma di pochi! 

Ad oggi questo sistema economico ha un impatto sull’ambiente marcatamente negativo: inquinamento derivante dall’utilizzo di combustibili fossili, impoverimento delle risorse naturali, surriscaldamento globale, disastri ambientali ecc. 

La transizione verde (1) non può essere più valutata come una possibilità ma come una scelta doverosa attraverso la quale garantire la vita sul pianeta Terra. A meno che tu non sia Elon Musk che si sta adoperando per garantirsi il suo posticino sul pianeta Marte, la transizione verde è un problema che riguarda tutti, nessuno escluso!

1. Che cos’è il Green deal europeo

Il Green deal europeo è un documento approvato dalla Commissione europea nel 2019 contenente un programma di attuazione affinché l’UE possa realizzare un’economia ad impatto zero – principalmente e non solo- sul versante dell’ambiente, per la riduzione graduale delle emissione di gas serra che incidono negativamente sul surriscaldamento globale. L’UE dando concreta attuazione al programma stilato nel Green deal potrà arrivare a zero emissioni entro il 2050. 

Una prima legge sul clima – vincolante per gli Stati Membri- è stata varata dall’UE nel 2021, prevedendo un primo grande obiettivo che è quello di ridurre almeno del 55% le emissioni entro il 2030.

In concreto l’UE per realizzare tale obiettivo promuove e realizza un’economia circolare volta alla riutilizzazione, riparazione e ricondizionamento di materiale e utensili già presenti nel mercato, riduzione dell’utilizzo di imballaggi di plastica, revisione del sistema di scambio delle quote di emissione ETS (2), introduzione del sistema CBAM(3) riguardante la riduzione di emissioni di CO2, istituzione di fondi finalizzati a supportare la transizione verde, incentivi per investimenti in fonti di energia rinnovabili per favorire la sostituzione delle fonti di energia non rinnovabili

Da ultimo,  le direttive UE 2022/2464 e 2024/1760 (4) e un intervento dell’UE recente che ha portato all’approvazione della direttiva 794/2025 (5), nota come “Stop the Clock”, parte integrante del pacchetto europeo “Omnibus I”, che ha rimandato gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità di due anni. Il contenuto delle direttive 2022/2464 e 2024/1760  recentemente è stato oggetto di discussioni in seno alla Commissione con la finalità di semplificare gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità e diligenza delle imprese che operano nel mercato europeo, garantendo sempre la realizzazione degli obiettivi economici, sociali e ambientali prefissati, anche se in molti hanno espresso perplessità.

2. Quali sono gli obiettivi che sono già stati raggiunti 

 Ad oggi, l’UE ha ridotto di circa il 37% le emissioni inquinanti rispetto al 1990 (6). Per realizzare quest’obiettivo ha messo in campo una serie di progetti nei vari settori economici, uno tra tutti e il sistema di scambio di emissioni ETS; si stima che le emissioni delle centrali elettriche e delle fabbriche che hanno adottato il sistema ETS si sono ridotte del 47% rispetto al 2005, nel settore dell’approvvigionamento energetico le emissioni si sono dimezzate rispetto al 2005, mentre nel settore industriale c’è stata una riduzione di un terzo. Un trend positivo si registra anche nel settore edilizio con una diminuzione delle emissioni di circa il 30%, invece nel settore dell’agricoltura e dei trasporti il trend di riduzione è molto più lento rispetto ai risultati sperati(7).

Anche se l’UE nei vari settori ha raggiunto dei buoni risultati di riduzione delle emissioni, nel report pubblicato a febbraio 2025 realizzato dal Joint research centre della Commissione europea (8), riguardante lo stato di realizzazione dei 154 obiettivi fissati nel Green deal, si registra che solo 32 obiettivi attualmente sono sulla buona strada per essere realizzati secondo la programmazione definita, ben 64 obiettivi necessitano di un’accelerazione affinchè possano essere realizzati nei tempi previsti, per 15 obiettivi invece si registra una fase di stallo e per 43 obiettivi ancora non sono disponibili dei dati ufficiali.

Nonostante l’impegno profuso dall’UE nei vari settori per l’attuazione del Green deal, si stima che con l’andamento attuale con tutti gli obiettivi in corso d’opera l’UE entro il 2030 possa riuscire a ridurre le emissioni inquinanti di una percentuale tra il 38%-49% disattendendo il 55% previsto con il pacchetto di provvedimenti normativi “Fit for 55”(9).

3. Qual è l’impatto che le leggi ambientali europee hanno avuto sulla legislazione italiana

La maggior parte delle leggi italiane nel settore ambientale sono state approvate dal Parlamento italiano per impulso degli obblighi di derivazione europea, oltre al Green deal gli interventi normativi in ambito ambientale sono riconducibili già agli anni ‘90, in particolare:

  •  il Dlgs. n. 22 del 5 febbraio 1997 riguardante lo smaltimento sostenibile dei rifiuti dando attuazione ad una direttiva europea del 1975;

  • Dlgs. n. 357 dell’8 settembre 1997 riguardante la salvaguardia della biodiversità della flora e della fauna dando attuazione alla direttiva Habitat (92/43/CEE);

  • Dlgs. n. 155 del 13 Agosto 2010 a tutela della qualità dell’aria in attuazione della direttiva europea 2008/50/CE con cui si è definito un piano di gestione territoriale della qualità dell’aria e quali sono nello specifico le sostanze nocive inquinanti (es. biossido di zolfo, il biossido di azoto, il monossido di carbonio ecc.);

  • Dlgs. del 7 Luglio 2011 in attuazione della direttiva 2008/99/CE riguardante la tutela penale dell’ambiente per contrastare l’inquinamento ambientale provocato dalle navi.

Su impulso delle politiche attive dell’UE l’Italia ha raggiunto un importante traguardo, introducendo in Costituzione il principio della sostenibilità ambientale con la riforma costituzionale del 2022 (10).

3.1. In particolare sulla legislazione aziendale 

Con le direttive 2022/2464 e 2024/1760 l’UE ha ampliato il numero delle imprese obbligate a redigere il bilancio socio-ambientale, ed inoltre ha imposto degli obblighi di diligenza alle imprese con la finalità di prevenire e limitare fenomeni che potrebbero avere un impatto negativo sull’ambiente e sui diritti umani. L’UE con tali direttive ha introdotto un sistema di reporting dei dati uniforme per tutti gli Stati Membri (Corporate Sustainability Reporting Directive CSRD e Corporate Sustainability Due Diligence Directive CSDDD) in grado di garantire chiarezza e trasparenza, così da attrarre investitori.

Ad oggi però tali obblighi a cui avrebbero dovuto uniformarsi gli Stati Membri entro il primo gennaio 2026 sono stati rimandati all’anno 2027 e 2028, comportando inevitabilmente un rallentamento delle politiche UE circa gli obiettivi da realizzare nel processo della transizione verde!

4. Marcia indietro degli Stati membri rispetto al Green deal europeo?

Premesso che l’UE è un ente sovranazionale unico nel suo genere, con settori a competenza esclusiva e settori concorrenti con gli Stati membri. Affinché gli obiettivi fissati nel Green deal trovino concreta attuazione c’è bisogno dell’impegno attivo di tutti gli Stati membri.

Questa brevissima premessa è funzionale ad evidenziare che per tutti gli obiettivi fissati dall’UE, qualsiasi essi siano, c’è sempre bisogno di un recepimento da parte degli Ordinamenti Giuridici interni, a parte alcuni strumenti normativi direttamente vincolanti come i regolamenti, ma anche in alcuni casi per essi si necessita sempre di un iter parlamentare delle istituzioni interne che dia attuazione a questi strumenti normativi. Questo per dire che inevitabilmente c’è bisogno dell’intermediazione e del benestare degli Stati membri per qualsiasi politica che l’UE intenda realizzare!

Come anticipato nei paragrafi precedenti l’attuazione delle direttive che hanno introdotto gli obblighi di rendicontazione ambientale e di due diligence per un’ampia platea di imprese, è stata posticipata, ma non solo, tali strumenti normativi hanno subito anche delle modifiche volte a semplificare gli obblighi di rendicontazione delle imprese. Nonostante il Parlamento abbia già  adottato una posizione favorevole alle semplificazione degli oneri a carico delle aziende, c’è chi ha espresso pareri negativi rispetto all’approvazione del primo pacchetto normativo Omnibus I(11). Le perplessità espresse circa l’approvazione delle semplificazioni si basano sul fatto che una riduzione procedurale degli oneri a carico delle imprese rischia di svilire il contenuto del Green deal oltre che ad avere un impatto negativo sulla tutela dei diritti umani. Anche la BCE ha espresso le proprie perplessità circa il rischio di contenzioso, la mancata valutazione di altre alternative e l’assenza di uno studio sull’impatto che Omnibus I potrebbe avere. 

 Inoltre, anche il mondo accademico ha esortato l’UE a restare coerente con gli obiettivi previsti nel Green deal, mostrando preoccupazione circa gli interventi di semplificazione, in quanto dietro questi interventi di deregolamentazione si vorrebbe mascherare “una marcia indietro” degli Stati rispetto alle Patto Verde.

L’Italia, così come altri Stati Membri, pur recependo la direttiva che introduce tali obblighi, ha mostrato preoccupazione circa il probabile aumento dei costi a carico delle imprese.

D’altronde, però c’è chi ritiene che un indebolimento delle  Direttive CSRD e CSDDD non sia necessario perché la sostenibilità non è un concetto in contrasto con la competitività, anzi, una maggior attenzione alla sostenibilità realizzerebbe una maggiore competitività delle imprese europee nel medio-lungo periodo.

Note

  1. E’ un programma di azione che mira a rilanciare l’economia grazie alla tecnologia verde, creare industrie e trasporti sostenibili e ridurre l’inquinamento per realizzare un’economia climaticamente neutrale entro il 2050;
  2. Il sistema di scambio delle emissioni, noto anche come al principio del “chi inquina paga”, obbliga più di 11.000 centrali elettriche e fabbriche a richiedere un permesso per ogni tonnellata di CO2 che emettono. Questo è un chiaro incentivo a inquinare meno: meno si inquina, infatti, meno si paga. Le industrie devono comprare queste quote attraverso aste e il prezzo segue le regole della domanda e dell’offerta. Alcune quote sono state fornite gratuitamente, per evitare che -in alcuni settori a rischio- le industrie si trasferissero in regioni con meno restrizioni ambientali.” Il sistema di scambio delle quote di emissione e la sua riforma in breve | Tematiche | Parlamento europeo
  3. “meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere denominato CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) finalizzato a garantire che gli sforzi di riduzione delle emissioni di gas serra in ambito Ue non siano contrastati da un contestuale aumento delle emissioni al di fuori dei suoi confini per le merci prodotte nei Paesi extra UE che vengono importate nell’Unione europea. Il meccanismo CBAM comporta l’applicazione di un prezzo per le emissioni incorporate nei prodotti di alcune tipologie di industrie, paragonabile a quello sostenuto dai produttori unionali nell’ambito del vigente sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS).” CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism – Agenzia delle dogane e dei Monopoli
  4. Direttive con cui l’UE ha introdotto degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità ad una vasta platea di imprese e obblighi di due diligence con la finalità di prevenire o limitare gli impatti negativi che le attività aziendali potrebbero avere sull’ambiente e sui diritti umani.
  5. Direttiva con cui L’UE ha posticipato l’entrata in vigore delle direttive 2022/2464 e 2024/1760 e che ha semplificato rispettivamente i sistemi CSRD e CSDDD introdotti con le direttive anzidette.
  6. Dati pubblicati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente nel report annuale dell’anno 2025 in cui si evince che l’UE ha ridotto l’emissione di gas serra di circa il 37 % ed inoltre ad oggi fa un uso di energie rinnovabili di circa il 47%. Trends and projections: greenhouse gas emissions largely on track to 2030 targets | Press releases | European Environment Agency (EEA)
  7. Dati resi noti sul sito del Parlamento UE Quali sono i progressi dell’UE nella lotta contro il cambiamento climatico? (Infografica) | Tematiche | Parlamento europeo
  8. Il Joint research centre  è il servizio della Commissione europea per la scienza e la conoscenza. Il Centro comune di ricerca fornisce alle politiche dell’UE un sostegno basato sull’evidenza scientifica durante l’intero processo politico, in piena indipendenza da interessi nazionali, commerciali o privati.
  9. ”Il pacchetto “Pronti per il 55%” è un insieme di atti legislativi il cui obiettivo è ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 e avviare l’UE sulla strada verso il conseguimento della neutralità climatica nell’UE entro il 2050.”
  10. La legge costituzionale 11 febbraio 2022 n. 1 è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 44 del 22 febbraio 2022. Il disegno di legge costituzionale inserisce nella Costituzione un espresso riferimento alla tutela dell’ambiente e degli animali, recando modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione.
  11. IL pacchetto Omnibus I è il primo di sei interventi per rivedere le Policy UE, in particolare: Il primo, dedicato alla sostenibilità, Omnibus II riguarderà gli investimenti, agricoltura Omnibus III, mercato unico Omnibus IV, difesa Omnibus V e chimica Omnibus VI.

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