Dobbiamo pagare le tasse se non lavoriamo?

Dobbiamo pagare le tasse se non lavoriamo?

Differenza tra reddito e patrimonio; tasse, imposte e contributi, IRPEF, IRAP, IMU: quando dobbiamo pagarli. Se non lavoriamo per un anno cosa succede?

Lo Stato svolge numerose funzioni e soprattutto offre numerosi servizi ai suoi cittadini, ci permette in primis di studiare, di avere giustizia e di avere le cure necessarie. Tali servizi hanno un costo non indifferente e, per affrontare tali costi, lo Stato si indebita aumentando il debito pubblico annuo. Questo debito deve piano piano essere recuperato e uno dei principali mezzi col quale lo Stato fa fronte a questi debiti è la riscossione dei tributi dai cittadini che di questi servizi ne usufruiscono.

In Italia, noi cittadini per contribuire alle spese dello Stato paghiamo vari tipi di tributi: – le imposte dirette come l’IRPEF e indirette come L’Iva; – le tasse, come i contributi unificati da pagare per sostenere una causa; – i contributi, che sono tributi speciali che paghiamo per finanziare un intervento pubblico.

I guadagni del nostro lavoro vanno a costituire il nostro reddito sul quale paghiamo le imposte dirette che per noi persone fisiche corrispondono all’IRPEF.

Ma siamo obbligati a pagare l’IRPEF se non guadagniamo niente per un anno?

La nostra Costituzione all’art. 53 ci dice che, in quanto cittadini, dobbiamo contribuire alle spese dello Stato in modo proporzionale al nostro reddito, cioè in base alla nostra capacità contributiva.

Quindi chi guadagna 10 mila euro all’anno, pagherà meno imposte di chi ne guadagna 100 mila, è questo il criterio della progressività.

Se noi non abbiamo capacità contributiva, e cioè non guadagniamo e non abbiamo proprietà, non possiamo essere obbligati a pagare le imposte e quindi a contribuire alle spese dello Stato.

Avere proprietà e guadagnare però non sempre vuol dire avere capacità contributiva, ma quando noi guadagniamo quel minimo indispensabile per far fronte alle necessità della nostra vita, cioè avere un tetto sopra la testa, nutrirci e curarci, questo minimo vitale non può essere colpito dalle imposte.

Ad esempio perché non si paga l’IMU sulla prima casa? Perché si vuole tutelare il minimo vitale garantito dalla Costituzione, cioè quello di avere una casa in cui abitare.

La capacità contributiva si ha quando, tolto quel minimo vitale che non può essere tassato, noi abbiamo ancora disponibilità di ricchezza con la quale possiamo contribuire per finanziare le spese dello Stato.

Anche se in linea di principio è così, però purtroppo esistono le relative eccezioni: una di queste è sicuramente l’IRAP, che è un’imposta che le imprese pagano anche se chiudono l’anno finanziario in perdita.

Questo avviene perché si parte da un principio ormai non corrispondente a quello che realmente è la nostra società, cioè chi ha un’impresa ha il dominio sui fattori produttivi (lavoratori e macchine) e questo dominio deve essere tassato perché è come se si avesse capacità contributiva, ma nella realtà così non è.

Della capacità contributiva fa parte solo il reddito o anche il patrimonio?

Intanto cerchiamo di capire cosa si intende per reddito e cosa per patrimonio.

Il reddito è una nozione dinamica ed è l’incremento del patrimonio da una certa data ad un’altra. Se al 1° gennaio 2019 avevo un patrimonio di 10 e al 1° gennaio 2020 ho un patrimonio di 20 abbiamo un reddito pari a 10, naturalmente può aversi anche un decremento e in questo caso si realizza una perdita.

Il patrimonio è l’insieme di attivo e passivo: è una nozione statica. Il patrimonio nella persona fisica può essere costituito anche solo dall’attivo, perché potrebbe non avere passivo; è chiaro che se guardiamo al patrimonio di un’azienda avremo sempre anche un passivo pensiamo ai debiti contratti per acquistare i macchinari. Quindi il patrimonio comprende sia il denaro liquido che i crediti che le proprietà immobiliari ad una certa data.

La capacità contributiva deriva maggiormente dal reddito, ma anche il patrimonio può costituirla, come ad esempio accade con l’IRAP.

Cosa succede se per un anno non guadagniamo nulla?

Qualora un anno noi non guadagnassimo nulla non saremmo obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi e il Fisco non potrà chiederci di pagare l’IRPEF.

Però il reddito sul quale si paga l’IRPEF può essere di 6 tipi (fondiari, di capitale, di lavoro dipendente, di lavoro autonomo, di impresa e diversi), quindi non guadagnare nulla vuol dire che in un anno noi non abbiamo avuto nessun reddito di quelli appartenenti a queste 6 categorie.

Quindi, senza addentrarci nella distinzione tra le varie categorie reddituali, possiamo dire che, ad esempio, i redditi fondiari derivano dall’essere proprietari di un immobile, che può essere un terreno o un fabbricato come una casa o un palazzo.

In questo caso, infatti, su queste proprietà oltre che pagare le imposte come l’IMU, noi pagheremo anche l’IRPEF, perché avere un’immobile aumenta il nostro reddito.

Per concludere

Possiamo dire che in linea di principio, nel caso in cui per un anno non guadagnassimo nulla, nessuna imposta dovremmo pagare allo Stato perché non abbiamo capacità contributiva. Se guadagniamo quel tanto che basta per rispondere alle nostre esigenze minime vitali come mangiare, nulla dovremo allo Stato.

Nella pratica, però, la verità è che se siamo proprietari di un immobile, che sia un fondo o un fabbricato ogni anno è come se percepissimo un reddito sul quale bisognerà pagare le imposte.

Se siamo titolari di un’impresa, anche se per un anno siamo in rosso e quindi in perdita e non facciamo reddito, comunque saremmo costretti a pagare l’IRAP perché abbiamo la disponibilità dei fattori produttivi.

E ancora, anche se per un anno non guadagniamo nulla, dovremmo comunque pagare alcuni tributi come l’IVA, le imposte sulle successioni, i contributi unificati per accedere alla giustizia, l’IMU e tanti altri.

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