Ecologia e diritto internazionale dell’ambiente: l’appello del Papa e delle Istituzioni ad una nuova era sostenibile ed inclusiva

Ecologia e diritto internazionale dell’ambiente: l’appello del Papa e delle Istituzioni ad una nuova era sostenibile ed inclusiva

Sommario: 1. Ecologia e Diritto internazionale dell’ambiente a confronto – 2. Inquadramento normativo – 3. L’impegno del Governo italiano nella sfida alla sostenibilità – 4. L’appello di Papa Francesco al recupero di un umanismo integrale – 5. Conclusioni

 

Abstract. I cambiamenti climatici rappresentano, da alcuni anni a questa parte, una minaccia molto seria per l’Europa e per il mondo. Pertanto, l’Unione europea, per superare le sfide che vengono continuamente poste al benessere dell’ecosistema europeo e mondiale, si è impegnata nella realizzazione di un piano di transizione ecologica con l’obiettivo di raggiungere l’impatto climatico zero entro il 2050.

Il tema è quello per cui l’Europa a 27 velocità è responsabile di quasi un terzo delle emissioni mondiali di gas che riducono l’ozono. A ciò si aggiunge, secondo quanto riportato da studi condotti dai comitati di ricerca costituiti in seno alla Commissione europea, che oltre il 50 per cento di tutta la superficie in cui si collocano gli ecosistemi in Europa, è minacciato da problemi di gestione e da altri fattori di stress.

Pertanto, vista l’esigenza di fornire alcune risposte ai cittadini europei, si è ritenuto opportuno formulare degli interrogativi da sottoporre agli studiosi esperti di ecologia e di diritto internazionale dell’ambiente.

1. Ecologia e Diritto internazionale dell’ambiente a confronto 

L’emergenza ambientale che si è avvertita con maggior attenzione nell’ultimo biennio, segnatamente dopo la diffusione della pandemia da Coronavirus, oggi è un tema che non può prescindere da alcune riflessioni di taglio giuridico – internazionale. Occorre, pertanto, ripartire dalle categorie originarie che hanno dato alla luce il tema predetto e, di conseguenza, mettere a confronto due Scienze intimamente collegate quali sono il diritto dell’ambiente e l’ecologia.

L’ecologia ha iniziato un percorso di dialogo e di integrazione culturale con le Scienze umane e sociali consentendo, in questo modo, a tali discipline già affermatesi nel corso del tempo, di aprire nuove maglie all’interno di piattaforme di ricerca interdisciplinari.

A ciò, si aggiunga che le esigenze di salvaguardia dell’ambiente resesi più allarmanti nell’epoca della post-modernità, hanno sospinto dottrina e giurisprudenza al varco di una nuova frontiera, la quale torna ricorrente nei dialoghi tra giuristi e studiosi ogni qualvolta viene abbracciato il tema della sfida alla sostenibilità ambientale.

Il dialogo tra le due discipline si muove lungo una bisettrice che taglia specularmente lo spazio condiviso, creando il sentiero per il raggiungimento di obiettivi diversi ma al tempo stesso convergenti: per un verso, le proposte di ristrutturazione del principio dello sviluppo sostenibile orientano l’ecologia verso il diritto; per un altro, l’esame della letteratura internazionale dimostra che anche il diritto internazionale dell’ambiente si volge con sempre maggior frequenza verso l’ecologia.

Fra le tendenze più diffuse della dottrina vi è, infatti, quella di enucleare i principi “eco giuridici”: cioè a dire, quei principi caratterizzati dalla forza del diritto ma in grado di recepire, nei loro contenuti precettivi, alcune leggi scientifiche sul funzionamento dei sistemi ecologici. I principi di “non regressione”, “resilienza”, “ sviluppo sostenibile” sono, a titolo esemplificativo, alcuni di questi.

Alcuni giuristi con pur maggior ambizione, hanno prefigurato la costruzione di un nuovo diritto fondato sulla comprensione integrata dei sistemi socio – ecologici, il quale prevede la sostituzione del precedente formante legale di “rule of law” con il nuovo “rule of ecological law”.

2. Inquadramento normativo 

L’orientamento dell’ecologia verso il settore del diritto è tanto più testimoniato dall’esistenza di un ampio spettro di atti normativi come, ad esempio, il Settimo Programma di Azione per l’Ambiente (PAA) dell’Unione europea per il periodo 2013 – 2020, approvato con la Decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio.

Il Programma è stato pensato per introdurre, prima, e dare voce, poi, ad una più profonda educazione all’osservanza dei vantaggi e dei limiti di cui dispone il pianeta. Esso si fonda, per l’appunto, sulla recente teoria ecologica dei “planetary boundaries”.

La teoria dei confini planetari, in termini generali, mostra che il limite relativo alla biodiversità è stato ampiamente trasgredito. Il superamento del limite attiverebbe sul piano giuridico il principio di non – regressione con il correlato divieto di ridurre le aree protette già esistenti nei vari Stati; correlativamente, l’ordine pubblico ecologico riceverebbe, dal superamento del confine planetario, un connotato di emergenzialità tale da rafforzare la portata limitativa delle condotte umane all’interno e all’esterno delle aree protette, innalzando in maniera elastica il livello di protezione.

A sua volta, il principio dello sviluppo sostenibile, di fronte al superamento del confine planetario relativo alla biodiversità, si troverebbe di fronte a una delle tipiche situazioni di conflitto non più armonicamente bilanciabili, in cui gli interessi ecologici appaiono annichiliti da altri interessi sociali ed economici, e regolerebbe tale conflitto imponendo la prevalenza dei primi sui secondi e sui terzi.

Alla luce del suesposto quadro metagiuridico, risulta lecito porsi una domanda: se vi siano, dunque, i presupposti affinché lo sviluppo di un diritto orientato all’ecologia trovi terreno fecondo nell’ordinamento italiano, che troverà risposta nel paragrafo successivo.

3. L’impegno del Governo italiano nella sfida alla sostenibilità

Non si può sottacere circa l’impegno profuso dall’Italia nel raggiungimento degli obiettivi legati alle tematiche ambientali; nella fattispecie, il nostro ordinamento ha fatto da apripista per la sensibilizzazione alla salvaguardia del pianeta in occasione della Presidenza italiana al Consiglio dell’Unione europea, intercorsa tra il luglio e il dicembre 2014.

Durante quel semestre, l’Italia ha avuto l’occasione di manifestare la propria sensibilità per i temi concernenti la salvaguardia planetaria, in primo luogo impegnandosi per raggiungere un accordo sul nuovo Quadro Clima – Energia 2030 al fine di ottenere il consenso sugli aspetti di una strategia ambiziosa, a sua volta prodromico al successivo accordo che si sarebbe raggiunto in seno alla COP 21 di Parigi prevista per il 2015.

In quel contesto, il Consiglio europeo del 23 – 24 ottobre 2014 ha rappresentato un significativo successo con l’individuazione degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni (40%), energie rinnovabili (27%), aumento dell’efficienza energetica (27%).

Oggi, la medesima questione che era stata sollevata dagli studiosi dell’ambiente e dai giuristi circa otto anni fa, si colloca ancora nel pieno centro del dibattito e presenta un nutrito elenco di punti da sviluppare.

La frequenza con la quale il tema, oramai, si manifesta nel dibattito pubblico, rappresenta uno stimolo alla realizzazione di programmi concreti e aderenti alle esigenze della cittadinanza perfino agli occhi di quelle forze politiche che si confrontano per conquistare gli scranni delle Istituzioni.

La stessa onorevole Giorgia Meloni, leader del partito conservatore Fratelli d’Italia e candidata in pectore alla Presidenza del Consiglio nelle elezioni politiche del prossimo 25 settembre 2022, citando il sociologo Roger Scruton, fa riferimento all’ecologia come “la quintessenza della causa conservatrice, poiché rappresenta quell’alleanza che noi difendiamo tra i morti, i vivi e i non ancora nati.”

4. L’appello di Papa Francesco al recupero di un umanismo integrale 

I numerosi solleciti promossi nel corso degli anni da un ambiente che si ritrova ormai interamente depauperato delle proprie risorse, trovano risposta positiva nelle iniziative tanto differenti per contenuti e metodologie quanto simili negli obiettivi: in particolar modo, quello che riguarda il recupero dell’identità più profonda della nozione di “bene comune”.

La pregevole opera di recupero sopra citata, era già stata incoraggiata nel 2015 da Papa Francesco con l’Enciclica Laudato Sì sulla cura della casa comune, pubblicata il 24 maggio dello stesso anno.

L’allora appello del Santo Padre era rivolto alla comunità intera che abitava la Terra e non solamente, quindi, a quella cristiana. Egli, rivolgendosi a tutti indistintamente, fedeli e non, faceva un invito a rinnovare il dialogo sul modo di costruire il futuro del nostro pianeta, adducendo come valida motivazione che “la sfida ambientale che viviamo, ci riguarda e ci tocca tutti”.

La lettera di Papa Francesco, mutatis mutandis, non è altro che un ulteriore produzione, meno formale rispetto alla documentazione normativa, a sostegno dell’affermarsi dell’ecologia.

La sua portata risulta tanto più incisiva in quanto è in grado di scuotere le coscienze non solo dei fedeli, ma anche degli studiosi e dei politici, ribadendo l’attenzione nei confronti delle esigenze di salvaguardia ambientale che interessano l’intera umanità.

L’intento dell’Enciclica, infatti, è quello di affermare il proprio carattere omnicomprensivo per giungere all’obiettivo finale che è quello di ricomporre un umanesimo integrale che lega i bisogni materiali a quelli spirituali.

Per ciò solo, la sfida posta dal paradigma dell’ecologia nei riguardi del precedente paradigma, è a ben vedere una sfida culturale prim’ancora che ambientale: riconoscere che l’ecologia umana, seppur lavorando sottotraccia, abbia sostituito il paradigma contemporaneo secondo il quale fra l’essere e il dover essere, fra etica e natura, vi sia un abisso incolmabile, è un traguardo ambizioso.

5. Conclusioni

Pertanto, alla luce delle considerazioni finora svolte, si schiude una nuova questione alla quale saremo tutti chiamati a rispondere nel prossimo futuro, con l’annessa promessa di assumerci le nostre responsabilità, le quali si fonderanno innanzitutto sul non assegnare ulteriori deleghe agli stakeholders per la risoluzione di questioni che ci riguardano da vicino.

La domanda oggetto del nostro interesse è se nella proposta di riforma del modello di sviluppo economico globale di Papa Bergoglio sarà possibile scorgere i semi di una rivoluzione ecologica, che faccia da apripista ad una nuova era nascente all’insegna della tutela dell’ambiente e delle biodiversità.


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