Il paradosso del MES. Perché è inadeguato?

Il paradosso del MES. Perché è inadeguato?

In questi ultimi giorni, tv, giornali, social – media e tutti i massimi esponenti dei partiti politici, dibattono costantemente su un organismo economico europeo, di cui, sempre in modo generico, quasi con timore reverenziale, ne viene citato solo l’acronimo: MES. Cos’è, come funziona e perché viene criticato?

Il MES, che sta per Meccanismo Europeo di Stabilità, è un trattato che istituisce un’organizzazione finanziaria, atta a proteggere ulteriormente l’Unione Europea da una possibile crisi del debito sovrano.

Il MES, detto anche Fondo salva-Stati, sostituisce il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (FESF) e il Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria (MESF), entrambi nati per salvare dall’insolvenza Irlanda, Portogallo e Grecia, con l’obiettivo di dare ulteriore stabilità alla zona euro, ed è operativo da luglio 2012.

Com’è strutturato il MES? Il fondo è gestito da un’organizzazione intergovernativa con sede in Lussemburgo, costituita dai Ministri dell’Economia e delle Finanze di ogni singolo stato membro che aderisce (i cosiddetti super-governatori), che formano il Consiglio dei Governatori, da un Consiglio degli Amministratori e da un direttore generale. Per l’Italia siedono Roberto Gualtieri, nel primo organo, e il direttore del Tesoro italiano Alessandro Rivera, nel secondo.

Perché si chiamano super-governatori? Principalmente perché hanno dei poteri illimitati, godono di libertà assoluta nell’indebitare gli stati, nella più totale immunità da qualsiasi violazione documentale e da qualunque procedimento giudiziario. Non solo. Se costoro, a loro insindacabile giudizio, riterranno opportuno chiedere altri soldi, lo potranno fare in qualsiasi momento e noi saremo tenuti a pagare, sull’unghia, secondo le modalità e i tempi da loro stabilite.

Il MES parte con un capitale che è di circa 7o0 miliardi di euro suddiviso in quote tra i vari paesi membri che vi aderiscono. La quota italiana è del 17,9% e ciò implica un esborso di 125 miliardi di euro.

In un paese pesantemente colpito dalla disoccupazione e dalla carenza pandemica di risorse liquide nella tesoreria, dove si prende il denaro? Semplice, ci si indebita ulteriormente sul mercato, quindi questi soldi se si prendono sul mercato si acquisiscono a debito, e a tale debito, bisogna corrispondere degli interessi. Quindi, in pratica cominciamo il nostro processo di salvataggio indebitandoci ulteriormente e pagando interessi elevati.

Quando succede che abbiamo bisogno di moneta, come in questo momento, come ci tornano indietro? Nel caso in cui un paese membro abbia necessità di essere salvato e quindi ne faccia esplicita richiesta, dopo un’attenta valutazione che implica il coinvolgimento della Commissione europea, della Banca Centrale Europea (BCE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI), i quali tutti e tre letti insieme si chiamano troika, e dopo l’approvazione di un piano di condizionalità (il cosiddetto memorandum di intesa), a questo punto si decide che i soldi possono venire prestati.

È come se voi pagate un’assicurazione auto e in caso di sinistro la polizza, invece di coprirvi dalla necessità di un maggiore esborso, vi presta i soldi da dare al carrozziere per riparare la vostra auto.

Cosicché se questo denaro deve essere prestato, è preferibile che il nostro Stato li richieda nel momento in cui ne abbia veramente la necessità, senza il bisogno di indebitarsi da subito per 125 miliardi soltanto per avere la possibilità e il permesso di poter successivamente chiederli in prestito, a debito ovviamente, con interesse.

Insomma, inserire il MES tra gli strumenti per combattere la crisi economica scaturita dal Coronavirus è molto pericoloso per lo Stato italiano, in quanto, essendo uno strumento rigido e rigoroso, diventerebbe l’unica via d’uscita attuabile per poter risollevarsi da tale crisi; per questo, non sarebbe meglio utilizzare strumenti ad hoc per fronteggiare tale situazione piuttosto che risollevarci già indebitati?

Dott. Davide Campese e Dott. Domenico Sisto – Consulenti del Lavoro

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Davide Campese

Consulente del Lavoro, Docente Formatore Sicurezza sul Lavoro

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