Il ruolo delle popolazioni indigene in un mondo Covid-19

Il ruolo delle popolazioni indigene in un mondo Covid-19

Sommario1. Introduzione – 2. Rischio di genocidio – 3. Segnali evidenti di fragilità – 4. Considerazioni conclusive: prospettive e opportunità

 

Immaginate di appartenere ad un gruppo etnico che contribuisce a costituire poco meno del 6% del totale della popolazione mondiale. Immaginate di provare quotidianamente fatica nel custodire i vostri valori, paura di venire assimilati a quel restante 94% e tormento per la sottrazione delle vostre terre a causa delle politiche anti-indigene del governo statale. A tutto questo aggiungeteci una pandemia globale. 

1. Introduzione 

«Esortiamo gli Stati membri e la comunità internazionale a includere le esigenze e le priorità specifiche delle popolazioni indigene nell’affrontare lo scoppio globale di COVID 19». – Presidente del Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene, Anne Nuorgam.[1]  

I media continuano a riportare notizie di Bolsonaro e della sua politica anti-indigena e assimilazionista in Brasile.

Il presidente del Brasile nel suo programma politico prevede un taglio dei finanziamenti statali per i servizi indigeni, un congelamento dell’espansione delle riserve protette del governo federale e il trasferimento della questione della demarcazione delle terre indigene dal FUNAI (Fondazione nazionale dell’Indio) al Ministero dell’agricoltura, il tutto aggravato dai continui attacchi dei grileiros alle comunità indigene.

Questa altro non è che una minaccia per la foresta pluviale amazzonica a vantaggio di agricoltori ed industrie estrattive. Basti pensare che secondo le stime della Banca Mondiale, dal 2000 al 2008, la deforestazione nelle aree indigene è stata di circa il 16% inferiore rispetto altrove.[2] E che l’80 % delle aree protette del mondo si trova nelle terre in cui vivono le comunità tribali.[3]

Tuttavia risale a solo l’anno scorso un notevole numero di focolai che ha duramente colpito l’Amazzonia. Da gennaio ad agosto 2019, il numero di incendi nella regione è stato del 145% superiore rispetto allo stesso periodo del 2018.[4] 

Ma i focolai, quest’anno, sono di altra e diversa natura. Da mesi ONG e associazioni locali hanno lanciato l’allarme e l’Organizzazione mondiale della Sanità conferma con dati ufficiali l’impatto della pandemia di coronavirus, che sebbene «colpisca le persone di ogni ceto sociale, le persone più povere e vulnerabili del mondo sono particolarmente a rischio. Questo è vero per le popolazioni indigene di tutto il mondo, nelle aree urbane o remote».[5] Gregorio Díaz Mirabal, presidente del Coordinamento delle organizzazioni indigene del bacino amazzonico (COICA), ha dichiarato «L’Amazzonia è nel bel mezzo di un’emergenza». Secondo il Coica nella regione sono stati registrati più di 40.500 casi di coronavirus e almeno 2.500 morti.[6] 

2. Rischio di genocidio

La Dichiarazione ONU 2007, la Convenzione ILO n. 169, la giurisprudenza della Corte Interamericana dei diritti umani, riconducono al termine popolo indigeno il concetto di identità tribale, le cui condizioni sociali, economiche e culturali si distinguono da quelle della comunità nazionale e il cui status è regolato in tutto o in parte dalle loro tradizioni, e quello di personalità basata sull’identità pre-coloniale/aborigena, intesa come discendenza dalle popolazioni che abitano il paese al momento della conquista/colonizzazione e che indipendentemente dal loro status giuridico conservano le loro istituzioni sociali, culturali ed economiche. Nonostante le differenze etniche e storico-culturali, è possibile ravvisare un minimo comune denominatore tra le popolazioni indigene, basato sulla stabilità del gruppo, sulla continuità della sua identità e sul senso del tempo e dello spazio.

Le richieste di tutela e le rivendicazioni provenienti dalle popolazioni indigene sono svariate. Per prima cosa esse chiedono l’affermazione e la tutela del diritto alla terra e ai territori, inteso sia come posizione giuridica soggettiva interna al diritto di proprietà e rappresentativa della identità delle popolazioni indigene, sia come strumento costitutivo del diritto al cibo, strumentale alla realizzazione di tale diritto ed espressione del principio della sovranità permanente sulle risorse naturali. Tuttavia tale diritto viene continuamente violato a causa del fenomeno del land-grabbing (accaparramento di terre), che consiste nel trasferimento della proprietà e del possesso delle terre dallo Stato agli investitori attraverso contratti di investimento. Questo causa non solo l’incapacità dei popoli di sfruttare adeguatamente le proprie risorse economiche e naturali e di beneficiare dei proventi, ma anche una violazione del “free, prior and informed consent, contenuto nell’Art. 18 dell’UNDRIP[7] e nell’Art. 6 Convenzione ILO n. 169[8].

Oggi, però, tali richieste non possono passare in secondo piano dinanzi al rischio di genocidio. Le comunità native rischiano di essere completamente eliminate, perché i territori riconosciuti formalmente per loro uso esclusivo vengono invasi illegalmente da minatori, taglialegna e accaparratori di terre. Queste operazioni illecite si sono aggravate negli ultimi mesi.

«Chiediamo l’aiuto internazionale. Se continuiamo ad aspettare l’intervento dei governi, la nostra gente continuerà a morire. E non ci vogliamo estinguere», ha detto Díaz Mirabal durante il lancio virtuale del fondo d’emergenza per l’Amazzonia, che ha visto la partecipazione di diversi leader indigeni.[9] 

Tale fondo è stato istituito dal COICA, da diverse organizzazioni indigene nazionali e da almeno 19 organizzazioni non governative (tra cui Amazon WatchRainforest foundation USAmazon Frontlines e Rainforest Action Network) con l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare all’acquisto e distribuzione tra le comunità indigene di beni essenziali come cibo, mezzi di protezione e medicine. Ma pare che il destino dei popoli indigeni sia stato ignorato e messo in secondo piano.

Anche da Sebastião Salgado, fotoreporter umanista, arriva l’urlo contro lo sterminio. Il fotografo si rivolge a Bolsonaro: «Gli indios brasiliani sono a rischio genocidio. Le loro comunità sono tra quelle più a rischio a causa di difese immunitarie più basse per la vita isolata in luoghi remoti e per l’accesso praticamente inesistente alle strutture sanitarie».[10] 

3. Segnali evidenti di fragilità

La pandemia di coronavirus rappresenta una grave minaccia per la salute delle popolazioni indigene di tutto il mondo. Le comunità indigene hanno già uno scarso accesso all’assistenza sanitaria, oltre a tassi significativamente più elevati di malattie trasmissibili e non trasmissibili. Le strutture mediche locali, se e quando son presenti, sono spesso poco attrezzate e carenti di personale. Anche quando tali strutture consentono l’accesso alle popolazioni indigene, vi è il rischio che queste ultime siano vittime di discriminazione.

Ad oggi sono facilmente reperibili gli aggiornamenti sulla curva dei contagi degli Stati, così come è ormai consolidato che vi è un alto tasso di mortalità tra alcuni gruppi vulnerabili, eppure i dati sul tasso di infezione nelle popolazioni indigene non sono ancora disponibili. Anche le informazioni relative alle malattie infettive e alle misure preventive non sono reperibili nelle lingue indigene. Le popolazioni indigene sperimentano un alto grado di emarginazione socio-economica e corrono un rischio spropositato nelle emergenze di salute pubblica. Durante questa pandemia globale sono diventate ancora più fragili, a causa di fattori quali la loro mancanza di accesso a sistemi di monitoraggio e allerta precoce, efficaci e adeguati servizi sanitari e sociali.  

Risale al 18 giugno la notizia della morte di Paulinho Paiakan[11], capo della tribù Caiapó Bep’kororoti, che ha trascorso una vita intera in lotta contro i ricercatori d’oro illegali e i taglialegna da un lato, la polizia ed il governo dall’altro, senza immaginare che l‘unico suo carnefice sarebbe stato il Covid-19. Dopo dieci giorni di agonia si è spenta l’autorità della Amazzonia indigena, il protagonista di mille battaglie, il propugnatore e l’artefice, nel 1988, della Carta Costituzionale che ha sancito il diritto alla terra per 900 mila indigeni delle 240 tribù presenti in Brasile. 

Tuttavia è bene ricordare che la prima vittima tra gli indigeni è stata Alvanei Xirixana, ragazzo 15enne Yanomami del villaggio di Rehebe, ricoverato per una settimana in terapia intensiva a Boa Vista. È il Socio-Environmental Institute (ISA) a lanciare un’accusa all’esecutivo brasiliano, affermando che il ragazzo è stato vittima di un contagio avvenuto dall’esterno, cioè da qualcuno entrato clandestinamente nei loro territori[12]

Bolsonaro continua con la sua politica negazionista, anche se a pagare l’invasione illegale di agricoltori e minatori, diretti veicoli di contagio, sono i più fragili. 

4. Considerazioni conclusive: prospettive e opportunità

Anche gli stili di vita tradizionali delle popolazioni indigene possono rappresentare una minaccia, in questo momento, nella prevenzione e nel contenimento della diffusione del virus. Infatti è tipico della maggior parte delle comunità indigene organizzare regolarmente grandi raduni tradizionali per celebrare eventi speciali, dal raccolto al raggiungimento della maggiore età. In aggiunta, alcune comunità indigene vivono in alloggi multi-generazionali, il che mette a rischio le popolazioni indigene e le loro famiglie, in particolar modo gli anziani. 

La svolta sarebbe quella di garantire che questi servizi e strutture venissero forniti nelle lingue indigene e in base alla situazione specifica in cui queste popolazioni riversano. Tuttavia, sebbene il formale divario tra gli indigeni e la società civile, sostanzialmente anche queste popolazioni stanno cercando di far fronte alla pandemia, mettendo a frutto conoscenze e utilizzando pratiche tradizionali come l’isolamento volontario e l’isolamento dei loro territori. 

Questi popoli sono parte integrante della straordinaria storia della nostra specie, pertanto la loro tutela risponde, in primis, ad un dovere etico-morale nel nome di una responsabilità collettiva. Qualora scomparissero, non soltanto il Brasile subirebbe una grande tragedia, bensì tutta l’umanità. Mentre si continua a lavorare insieme per creare una risposta globale al COVID-19, è e sarà fondamentale preservare le tradizioni di queste comunità e sostenere le loro iniziative per rispondere efficacemente alla crisi. Anche quel restante 94% della popolazione mondiale ha bisogno di loro e della loro conoscenza per costruire un mondo migliore dopo il COVID-19. 

 

 

 


[1] Anne Nuorgam, “Messaggio del presidente del forum permanente sulle questioni indigene per assicurare che le popolazioni indigene siano informate, protette e prioritate durante la pandemia globale di Covid-19″, United Nations Permanent Forum on Indigenous Issues (UNPFII), aprile 2020. Disponibile a https://www.un.org/development/desa/indigenous-peoples-es/wp-content/uploads/sites/34/2020/04/UNPFIIChair-statement_COVID19.pdf
[2] Survival International, “È ufficiale: la chiave per la conservazione è nelle popolazioni indigene”, novembre 2011. Disponibile a https://www.survivalinternational.org/news/7870
[3] Jena Webb, “Conservazione guidata dagli indigeni in Amazzonia: una soluzione vantaggiosa per tutti”, Amazon Frontlines. Disponibile a https://www.amazonfrontlines.org/chronicles/indigenous-conservation-amazon/
[4] Greenpeace, “Amazzonia: Greenpeace documenta con nuove immagini gli incendi, aumentati del 145% rispetto allo scorso anno”, Agosto 2019. Disponibile a https://www.greenpeace.org/italy/comunicatostampa/6032/amazzonia-greenpeace-documenta-con-nuove-immagini-gli-incendi-aumentati-del-145-rispettoallo-scorso-anno/
[5] World Health Organization, Discorso di apertura del Direttore generale dell’OMS al briefing per i media su COVID-19 – 20 luglio 2020. Disponibile a https://www.who.int/dg/speeches/detail/who-director-general-sopening-remarks-at-the-media-briefing-on-covid-19—20-july-2020
[6] Lise Josefsen Hermann, “The coronavirus in the Amazon is an existential threat to indigenous peoples”, Lifegate, Maggio 2020. Disponibile a https://www.lifegate.com/coronavirus-amazon-indigenous
[7] United Nations Declaration on the Rights of Indigenous Peoples (A/RES/61/295). Disponibile a https://www.un.org/esa/socdev/unpfii/documents/DRIPS_en.pdf
[8] C169 – Indigenous and Tribal Peoples Convention, 1989 (No. 169). Disponibile a
https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO::P12100_ILO_CODE:C169
[9] Si veda n. 6
[10] Raffaella Scuderi, “Coronavirus, Salgado a Bolsonaro: “Indigeni dell’Amazzonia a rischio genocidio. Non c’è tempo da perdere”, la Repubblica, maggio 2020. Disponibile a
https://www.repubblica.it/esteri/2020/05/03/news/coronavirus_amazzonia_salgado_a_bolsonaro_indigeni_a_rischio_genocidio_non_c_e_tempo_da_perdere_-255543332/
[11] Daniele Mastrogiacomo, “Muore di coronavirus il capo indigeno Paulinho Paiakan, una vita per l’Amazzonia”, la Repubblica, giugno 2020. Disponibile a https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/18/news/coronavirus_capo_indigeno_amazzonia_paulinho_paiakan_muore-259536447/
[12] Al Jazeera, “Coronavirus: Brazil Indigenous could be Decimated”, Unrepresented Nations & Peoples Organization (UNPO), Aprile 2020. Disponibile a https://unpo.org/article/21839
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