Il sistema di selezione casuale dei rappresentanti

Il sistema di selezione casuale dei rappresentanti

Sommario: Introduzione – 1. L’Atene del V secolo e la Repubblica fiorentina – 2. L’età Contemporanea – 3. Conclusioni

 

Introduzione

La democrazia rappresentativa sta attraversando una profonda crisi ideologica e d’identità. I fattori che ne hanno compromesso la stabilità sono molteplici e, possono essere sia di causa esogena che endogena. La globalizzazione, la trasformazione dei partiti e la presenza sempre più massiccia dei social media, hanno provocato un indebolimento e la messa in discussione del sistema democratico ad oggi conosciuto. Il classico sistema basato su elezioni è stato messo in disquisizione trascinando, con sé, anche lo stesso concetto di rappresentanza politica.

Proprio da queste premesse l’idea di una democrazia del sorteggio ha preso piede. Tale elaborazione può essere rintracciata da una critica della partigianeria e dal conseguente sistema di selezione dei rappresentanti: i partiti, si son sempre più avvicinati agli organi statali lasciando, per così dire, i cittadini soli; quest’ultimi non sentendosi più vicini, ideologizzati e interessati hanno espresso il loro malessere che si è man mano tramutato in una diminuzione della partecipazione. (si veda, per esempio, Mair 2013)

La svolta del sorteggio tende a risolvere proprio tale problema: questo, se abbinato ad una costante rotazione tenderebbe, per natura, ad essere “anti-parte” poiché renderebbe i cittadini costantemente esposti al processo politico e non intermediati.

In questo articolo si esaminerà la storia di tale sistema di selezione: analizzando i periodi e momenti più rilevanti si evidenzierà la struttura e la natura della pratica di selezione casuale.

Non si esamineranno tutti i casi contemporanei sperimentati ma, se ne illustreranno solo alcuni al fine di comprendere e sottolineare la meccanica dietro tale processo

1. L’Atene del V secolo e la Repubblica fiorentina

L’idea maggiormente diffusa è quella che la democrazia debba essere regolamentata da elezioni. Questa idea, infatti, ha radici antiche che possono essere ricondotte alle rivoluzioni di fine Settecento e alle costituzioni redatte nella prima metà del secolo scorso. In questi periodi l’opinione pubblica si è sempre più avvicinata a concetti quali: democrazia, suffragio universale, rappresentanza e partiti. Però, se si analizzasse più approfonditamente il concetto di democrazia, sarebbe inevitabile uno studio sulla Grecia classica, sulle sue strutture politiche e sul sorteggio come metodo di selezione.

La costituzione di Atene, intesa come la struttura politica complessiva di una polis, (Hansen, 2003) infatti, può essere definita come demokratia a partire dalle riforme di Clistene del 507 a.C. sino alla sconfitta di Lamiaca del 322 a.C.

Un periodo distintivo di questo intervallo è sicuramente l’età periclea: Pericle nel 450 a.C., sosteneva che la partecipazione negli affari pubblici è un dovere civico, una virtù civica. In altre parole, il sistema, per essere considerato democratico, doveva coinvolgere il più possibile la popolazione.

Anche gli stessi cittadini ateniesi  si ritenevano cittadini di un sistema politico democratico perché fedeli ad ideali, quali quello della partecipazione o dell’opinione pubblica, propri dell’impianto ateniese. (Hansen, 2003)

Nella descrizione degli elementi caratteristici della democrazia, Aristotele spiega, nel sesto libro della sua opera “La politica”, che i poteri dei magistrati debbano esseri limitati, di breve durata e prevedere un divieto di secondo mandato per assicurare un’effettiva rotazione delle cariche. Inoltre, tutti i cittadini agiscono come giudici e pertanto fanno parte dell’attività politica.

In questo contesto  un ruolo centrale è assunto dal sorteggio che viene concepito dagli stessi greci come quel metodo di selezione per eccellenza capace di individuare un numero di persone ristretto al fine di attribuire loro incarichi pubblici. Infatti, Ogni cittadino poteva candidarsi per una carica pubblica. Basti pensare che gli abitanti che volevano candidarsi ricevevano una palla di legno su cui apporre il proprio nome per poi estrarre successivamente alcune tessere con lo scopo di selezionare, casualmente, i cittadini a cui attribuire le cariche. Molte di queste cariche avevano soltanto una durata limitata che non superava le 24 ore.

Un altro esempio ci perviene sempre dall’età periclea dove venne istituito il graphe paranomon, ossia un istituto giuridico che prevedeva il trasferimento del potere di sanzionare, proprio dell’assemblea dei cinquecento, alla commissione dei Nomotei. Questa commissione era scelta tramite sorteggio e aveva il compito di revisionare tutte le leggi approvate. (Urbinati, 2013)

Questa procedura aveva il compito di bloccare l’aristocrazia e conseguentemente dare la possibilità a tutti i cittadini maschi di ricoprire un incarico pubblico almeno una volta nella vita.

Partendo da questo presupposto, è possibile distinguere due pratiche molto importanti: da un lato la democrazia acquisiva un connotato di partecipazione diretta per quanto concerneva l’approvazione delle leggi tramite la discussione in assemblea, dall’altro prevedeva il sistema del sorteggio quando bisognava incaricare alcuni cittadini a ricoprire ruoli pubblici.

Tuttavia, la sperimentazione del sorteggio attuata nella Grecia classica si spense nel 322 a.C. con la sconfitta di Lamiaca.

Per riscovare un interesse nei confronti di questo metodo di selezione, è necessario fare un salto in avanti nei secoli ed immergersi nello scenario fiorentino del XV secolo. Nel 1432, infatti, Leonardo Bruni, segretario della Repubblica di Firenze, pubblicò un breve trattato sulla costituzione fiorentina: elogiò la Repubblica come “la nuova Atene” e spiegò che attraverso questa costituzione sarebbero state promosse alcune procedure di selezione simili all’antico sistema greco. (Urbinati 2013)

Alcuni autori come Cardini-Montesano (2006) evidenziano le difficolta da parte della repubblica di Firenze di affrontare problemi relativi al rafforzamento della sua egemonia in toscana. Difatti, nel ‘400 la repubblica fiorentina si trovava in condizioni di difficoltà causate sia da incursioni nella regione da parte di forze straniere sia problemi di carattere conflittuale interno tra diverse fazioni.

Nello scenario sopra descritto, si pensò, proprio per correggere i problemi e per non mettere in discussione l’intero apparato repubblicano, di introdurre il sorteggio come sistema di selezione, questo essendo uno strumento innovativo, poteva essere in grado di superare la situazione di instabilità.

La Repubblica fiorentina, basandosi sul sistema di selezione ateniese, stabilì che coloro che dovevano ricoprire gli incarichi pubblici dovevano essere estratti a sorte. A differenza del sistema ateniese, però, l’introduzione del sorteggio svolgeva un ruolo diverso: come spiega Nadia Urbinati (2013), infatti, lo scopo di tale novità non era quello di consolidare una classe politica formata da tutti i cittadini, bensì era quello di porre fine alle lotte tra le differenti fazioni politiche che comportavano una gravissima instabilità. È necessario, difatti, inserire la scelta del sorteggio all’interno di uno scenario articolato e determinato da disordini interni in cui la mancanza di legittimità, causata dal poco reciproco riconoscimento da parte delle fazioni, alimentava guerre civili e tumulti.

Ulteriore differenza tra la polis ateniese e la Repubblica fiorentina riguarda l’importanza che l’assemblea dei cittadini assunse all’interno dei due sistemi: ad Atene, infatti, i cittadini contribuivano ad evitare che si formassero corpi elitari o oligarchie; a Firenze, invece, l’assemblea non ricopriva alcun ruolo centrale, in quanto il sorteggio non soppiantava l’elezione ma la affiancava. (Sintomer, 2010)

Non trattandosi di un autogoverno, basato su principi riconducibili a quel tipo di democrazia che si denomina con l’aggettivo “diretta”, il potere tendeva comunque ad essere nelle mani di un circolo interno durante il periodo di rappresentanza. Lo stesso Bruni alla fine del suo trattato concluse che non si trattava di una democrazia bensì di un regime misto.

2. L’età Contemporanea 

Nel contesto contemporaneo, il metodo del sorteggio come pratica di selezione politica è tornato in voga. Il “vecchio” apparato del suffragio universale è stato messo in discussione e con sé anche il processo elettivo. Le democrazie contemporanee, che da sempre si sono affidate al voto, hanno iniziato a pensare a strade diverse da percorrere.

Come afferma Barber, infatti, i rapporti tra governanti e governati versano da tempo in uno “stato di sofferenza” e di “malessere”. (Barber, 1984)

Il World Values Survey, sondaggio che viene effettuato a livello globale per analizzare i valori e la fiducia delle persone e come esse cambiano nel tempo analizzandone l’impatto politico, ossia, i mutamenti riguardo l’opinione politica e sociale, ha evidenziato una crescente insoddisfazione nei confronti del funzionamento della democrazia. (si veda J. Nye et al. 1997)

I fattori di questa disaffezione nei confronti del sistema elettorale sono stati tanti. In primo luogo, si è creato un dislivello tra il processo politico e il cittadino. Quest’ultimo, non sentendosi più parte di un sistema, preferisce affidarsi ad altre tecniche di selezione che lo inducano ad essere in qualche modo più coinvolto nel processo stesso. (Carson e Martin,1999)

In aggiunta a ciò, la comunicazione diretta tramite social media facilita un accesso immediato alle informazioni senza filtrarle e/o verificarle, portando ad un costante impoverimento dell’ideologia collettiva, ossia sentirsi parte di un gruppo.

La conseguente ascesa di un’ideologia individualistica e atomizzata fa diminuire la radicalizzazione al processo politico. Questo processo è dovuto anche ad una trasformazione che i partiti politici hanno subito negli anni diventando sempre più “agenzie per lo stato”. (Katz e Mair 1995)

All’interno dei partiti, infatti, il mutamento organizzativo che ha favorito un rapporto non mediato fra iscritti e leader, la disponibilità di risorse finanziarie, lo sviluppo di posizioni clientelari etc., (Ignazi, 2019) ha favorito questo impoverimento ideologico collettivo, e la tradizionale concezione per cui i partiti sono “il collante concreto tra i cittadini e lo stato” (Palano 2018; Bonotti 2011) viene meno.

Di conseguenza, la trasformazione dei partiti e l’impoverimento ideologico hanno portato l’opinione pubblica a pensare a sistemi alternativi alla classica rappresentanza e in particolare al classico sistema di selezione del rappresentante.

L’obiettivo è stato quello di porre al centro il cittadino come tale, rendendolo partecipe diretto della rappresentanza stessa. La critica alla democrazia elettorale, quindi, prende avvio dalla messa in discussione della democraticità di tale processo. Usufruendo delle parole esposte da Michaels nel 1991 e riprese più recentemente da Nadia Urbinati e Luciano Vandelli, infatti, per i sostenitori della democrazia senza elezione, la democrazia elettorale e i partiti risulterebbero come una ferrea legge dell’oligarchia. (Urbinati e Vandelli, 2020,15)

Per tali motivi, forme di nomina di rappresentanti tramite sorteggio, referendum e deliberazione hanno sempre più preso piede, ipotizzando un’inutilità del partito stesso. (Ignazi 2019)

La logica del sorteggio cerca di basarsi su una cornice ugualitaria (Urbinati 2020) capace di far fronte e risolvere i problemi legati alla rappresentanza elettorale.

Alcuni stati, basandosi sui sistemi di Atene e Firenze, si sono mobilitati per sperimentarlo. In questa breve trattazione si prenderanno in considerazione solo i casi sperimentati che possono ritenersi molto simili tra loro, tralasciandone altri che, sebbene siano di eguale importanza, differiscono su alcune modalità di partecipazione, come ad esempio il caso delle assemblee cittadine irlandesi.

Un esempio chiave viene fornito dal caso canadese della provincia della British Columbia. In tale provincia, tra il 2004 e il 2005 è stato introdotto il metodo del sorteggio per costituire le assemblee cittadine. (Snider, 2008) Le assemblee avevano il compito di discutere su una proposta del sistema elettorale, in modo tale da poter poi consentire al governo di proporla a tutti i cittadini tramite una proposta referendaria.

Per attuare il sorteggio venne azionata una procedura complessa: in primo luogo, vennero selezionati 15800 elettori suddivisi in cento collegi costituiti da cento uomini e cento donne, ognuno dei quali doveva esprimere la propria intenzione a partecipare o meno all’assemblea. Fra coloro che accettarono, vennero sorteggiati cento-sessantuno individui che avrebbero composto l’assemblea cittadina.

Successivamente si ebbero incontri pubblici, riunioni e audizioni, all’esito dei quali fu presentata una dichiarazione preliminare al popolo della provincia che conteneva un breve sunto delle alternative discusse in assemblea. Quest’ultima lavorò tra settembre e ottobre del 2004 e, tramite sedute pubbliche trasmesse anche sui vari canali televisivi, venne affrontato un dibattito dal quale, “definiti i parametri alla base del sistema elettorale, vennero elaborate due proposte”.

Questa assemblea era stata convocata da alcuni leader politici di minoranza con lo scopo di far proporre un nuovo sistema elettorale che non li penalizzasse.

Ma questo intento non ottenne i risultati sperati perché non si raggiunse il quorum del 60% dei voti favorevoli, facendoci capire che anche le assemblee deliberative di cittadini sorteggiati non sono esenti da problemi (Urbinati, 2020).

Le assemblee vengono indette per dare valutazioni imparziali, dove i cittadini possono discutere in un clima di rispetto e confronto, assumendo un valore epistemico senza ricorrere a conclusioni dettate dai partiti. Infine, in questo contesto un ruolo chiave viene assunto dai tecnici della deliberazione “che decidono le pratiche deliberative e reperiscono le informazioni che distribuiscono ai membri dell’assemblea”. (Urbinati, 2009)

Basandosi sul modello canadese, l’Olanda, nel 2005, ha promosso un forum civico per riformare il sistema elettorale: l’eccezionalità di tale processo fu sicuramente ravvisata nel fatto che la proposta non venne avanzata dai cittadini, bensì dal governo stesso. I cittadini chiamati a discutere si riunirono in una assemblea formata da centoquaranta cittadini nel periodo compreso tra marzo e novembre 2006.

Per formare tale assemblea venne preso in considerazione un campione di 50400 persone tra gli iscritti nelle liste elettorali. Queste persone selezionate ricevettero un invito a partecipare all’assemblea dei cittadini per discutere sulla riforma elettorale. Si nominarono ben 1732 persone. Tra queste, appunto, ne vennero estratte a sorte centoquaranta (De Jongh, 2013)

Un altro caso che deve essere sicuramente esaminato è quello del parlamento dell’Islanda. Dopo la crisi globale del 2008 si ricercarono nuove forme decisionali che scavalcassero quelle tradizionali basate sui partiti. Un movimento civile autoconvocato creò nel 2009 un forum, dove furono coinvolte persone estratte a sorte, con lo scopo di decidere quali fossero le priorità della nazione con l’obiettivo di scrivere una nuova costituzione.

L’ondata rivoluzionaria condusse ad un ricambio della classe di governo, favorevole a erigere una nuova costituzione. Questa iniziativa, quindi, non avvenne solamente dal basso con una meccanica che si potrebbe definire bottom up,ma fu appoggiata anche dai vertici alti. (Urbinati, 2019)

Nei mesi successivi, si istituì un’assemblea costituente che divenne oggetto di controversie a tal punto che il governo e il parlamento, con lo scopo di produrre un nuovo testo della costituzione, nominarono un consiglio costituzionale. Questo testo doveva essere sottoposto in una fase successiva ad un referendum e se questo avesse prodotto un esito positivo sarebbe dovuto passare alla valutazione del parlamento.

Nel 2012, i cittadini approvarono tramite un referendum popolare una nuova costituzione che inviarono in parlamento. Questa azione, tuttavia, venne arginata, prediligendo la democrazia dei partiti a quella del web e diretta. Sebbene questa iniziativa non abbia avuto il successo sperato, va sottolineata la novità dell’azione in cui ci fu un vero e proprio processo democratico dove nessuno poteva pilotare i risultati. In altre parole, il processo deliberativo del caso islandese può esser visto come un processo orizzontale e aperto sia nelle ipotesi in discussione sia negli esiti.

Questo, inoltre, è stato possibile grazie ad internet che ha coinvolto le persone al di fuori degli ambienti partitici. Antonio Floridia sottolinea come nel caso islandese l’originalità sta nel tentativo di coinvolgere un maggior numero di cittadini tramite le piattaforme web. (Floridia, 2017)

Anche se con scarsi risultati l’episodio islandese fa riflettere su questo processo costituente “deliberativo”. Si formò un sistema che non coinvolse esclusivamente i cittadini estratti a sorte ma, grazie ai social media e ad internet, un’amplia platea seguì la discussione pubblica; “si creò uno scambio sistematico di idee tra il comitato redigente e i cittadini partecipanti”. (Landemore, 2013).

Ma, la creazione di un forum, non era pensata come l’istituzione di uno spazio dotato di propria legittimità democratica, infatti, la costituzione comunque doveva essere approvata dal parlamento e da un referendum finale, riducendo il forum ad uno spazio di raccolta e discussione di opinioni e giudizi dei cittadini. (Floridia, 2017)

Infine, l’ultimo caso che prenderò in considerazione perviene dalla nostra penisola italiana: Il MoVimento 5 stelle. Come spiega Corbetta (2017) Il movimento 5 stelle è un partito italiano nato da un’idea di Beppe Grillo. La tipicità di tale partito risiede nella sua nascita anti-sistema. Infatti, a differenza dei partiti tradizionali (Il movimento non si ritiene un partito) il movimento di Grillo è il primo ad essere nato sotto l’alveolo della digitalizzazione. in particolare il suo leader Beppe Grillo, da sempre favorevoli all’utilizzo del sorteggio come pratica capace di de-politicizzare la classe politica, (Urbinati, 2020)

Nel 2018 i leaders del MoVimento hanno proposto di trasformare il meccanismo di selezione del senato, introducendo il sistema del sorteggio: come spiega Nadia Urbinati in un recente articolo questa introduzione tramite “selezione casuale”: “cambierebbe i connotati alla rappresentanza che diventerebbe in questo modo una riproduzione miniaturizzata della società, secondo il principio “uno vale uno”.(Urbinati, 2020) D’altro canto, la prospettiva anti-partitica e anti-rappresentativa del MoVimento era nota a tutti: già dalla nascita del blog nel 2005 e dalla pubblicazione del “non-statuto nel 2009 si può notare come il MoVimento sia stato favorevole ad un sistema che privilegiasse la democrazia diretta e la conseguente selezione casuale.

3. Conclusioni

In accordo con il politologo Yves Sintomer è possibile asserire che la democrazia moderna fin dai tempi della rivoluzione inglese non ha mai conosciuto il sorteggio come sistema di selezione. Soltanto negli ultimi decenni, infatti, il sistema è stato preso in considerazione e sono stati avanzati, come si è visto, alcuni progetti per attuarlo, sebbene alcune sostanziali differenze rispetto ai sistemi classici.

L’introduzione del sorteggio nelle democrazie moderne conserva, comunque, una comunione di ideali con le antiche democrazie. (Carson; Martin 2003) Principalmente, l’idea di una reintroduzione del sorteggio si innesca nel momento in cui si pensa che una democrazia rappresentativa, basata sul metodo delle elezioni, non coinvolga pienamente l’intera cittadinanza.

Carson e Martin (1999), in “Random Selection in Politics”, spiegano che la ragione principale per la quale è stato riabilitato in sistema di selezione casuale risiede nell’idea che tutti i cittadini vogliono essere coinvolti nel processo decisionale allo stesso modo. Il popolo, infatti, ritiene che il modo migliore per consentire a tutti di avere le stesse opportunità sia quello di fornire le stesse possibilità di essere coinvolti tramite un metodo casuale.

Come sottolinea Yves Sintomer(2010), difatti, l’elemento essenziale su cui si fonda l’idea di una possibile reintroduzione del sorteggio è quello della partecipazione. I sistemi contemporanei ad oggi sperimentati, però, differiscono enormemente dalle procedure classiche. Nella democrazia ateniese,infatti,  il sorteggio era l’unica tecnica che consentiva al popolo di governare ed essere governato. Secondo le teorie di Aristotele, infatti, il sorteggio era messo in opposizione all’elezione in quanto forniva le stesse possibilità a tutti di essere selezionati e non lasciare il potere di governare nelle mani di una piccola aristocrazia. La democrazia ateniese incarnava un esempio di democrazia radicale e l’uso del sorteggio nei sistemi contemporanei se ne differenzia per diverse ragioni. (Sintomer, 2010)

In primo luogo, le democrazie contemporanee non utilizzano il sorteggio in maniera sistematica, ma questo viene percepito come una tecnica occasionale e limitata dalle costituzioni: nel caso della British Columbia, come precedentemente illustrato, il sorteggio è stato utilizzato per istituire una assemblea cittadina che aveva il compito di prendere una decisione da sottoporre successivamente all’intera popolazione tramite un referendum. Inoltre, nel mondo contemporaneo, essendo la popolazione molto più numerosa rispetto al passato, la reale probabilità di essere sorteggiati per una giuria di cittadini o per un sondaggio deliberativo o per una conferenza di consenso è molto bassa. (Sintomer, 2010) (aspetto sottolineato anche da R. Dahl 2002)

In aggiunta a ciò, è necessario considerare che un piccolo gruppo non può essere realmente rappresentativo di un’intera popolazione. L’idea che ne scaturisce, infatti, è stata quella di creare tramite sorteggio degli organi chiamati mini-public. Questi non sono necessariamente legittimati a rappresentare, ma possono comunque essere utili per rispecchiare in scala ridotta l’intera popolazione, (Carson e Martin,1999) al fine di prendere in considerazione un tipo specifico della c.d. rappresentanza descrittiva o “a specchio”.

In conclusione, lo sguardo che deve essere diretto alle tecniche del sorteggio deve in qualche modo considerare l’intrinseca divergenza con i classici sistemi di selezione. In particolar modo, sebbene si conservino ideali comuni quali partecipare, contribuire, esprimersi etc. i sistemi di selezione ad oggi sperimentati, nell’era contemporanea, rimangono occasionali e profondamente diversi dai precedenti.

 

 

 

 


Bibliografia
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Adriano Giuliani

Nato a L’Aquila nel 1995, si è diplomato in violino al Conservatorio di Campobasso. Laureato triennale in filosofia all’Università dell’Aquila consegue la laurea magistrale in scienze politiche presso l'università di Bologna discutendo una tesi sulle visioni alternative del concetto di Rappresentanza, si interessa di teoria e filosofia politica, sotto l’influenza del pensiero di John Stuart Mill

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