Mandato di arresto europeo

Mandato di arresto europeo

Cos’è il mandato di arresto europeo?

Il mandato di arresto europeo è una procedura giudiziaria che prevede la richiesta da parte dell’autorità giudiziaria di uno Stato membro dell’UE, rivolta ad altro Stato, di procedere all’arresto e consegnare una persona che si trovi all’interno del proprio territorio.

Tale procedura è ispirata al principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie tra gli Stati europei. Il mandato di arresto europeo è, infatti,  valido in tutto il territorio dell’Unione.

La procedura, introdotta con la decisione quadro 2002/584 dal Consiglio dell’Unione Europea ed attuata in Italia con l. 69/2005, ha sostituito le lunghe e farraginose procedure di estradizione tra gli Stati dell’UE, con riferimento specifico alle persone che si sottraggono alla giustizia, dopo essere state condannate definitivamente nel loro Paese di origine, con l’obiettivo di ottimizzare i tempi per la consegna.

Mandato di arresto europeo: caratteristiche della procedura 

Le caratteristiche della procedura sono: – Termini più rigorosi di consegna: il Paese ove la persona viene arrestata deve consegnarla al Paese che ha emesso il mandato di arresto europeo entro 60 giorni dall’arresto; – Introduzione di deroghe al principio della cd. doppia incriminazione, ovvero per ben 32 ipotesi di reato non è più necessario che il fatto sia punibile in entrambi i Paesi coinvolti nella procedura, a meno che il fatto di reato sia punibile con una pena privativa della libertà di almeno 3 anni; – Introduzione di una procedura unicamente giudiziaria, senza più alcun intervento politico; – lo Stato membro non può rifiutare la consegna di un proprio cittadino, ad eccezione che assuma la competenza per l’azione penale o l’esecuzione della pena; – il Paese che esegue il mandato può richiedere le seguenti garanzie: dopo un certo periodo la persona avrà diritto a chiedere una revisione, nel caso in cui si sia trattato di una condanna all’ergastolo; il ricercato può trascorrere il periodo di detenzione nel paese che consegna se si tratta di un cittadino o di un residente (abituale) in tale paese; – un Paese può rifiutare il MAE in presenza di specifici motivi obbligatori o facoltativi.

La procedura passiva di esecuzione in Italia del mandato di arresto europeo 

La competenza a dare esecuzione a un mandato d’arresto europeo appartiene alla Corte di Appello nel cui distretto l’imputato o il condannato ha la residenza, la dimora o il domicilio nel momento in cui il provvedimento è ricevuto dall’autorità giudiziaria.

In alternativa, è competente la corte di appello di Roma.

Il procedimento di esecuzione del mandato di arresto europeo si articola per fasi:

– il Ministro della Giustizia italiano, ricevuto il mandato d’arresto europeo emesso dall’autorità competente di uno Stato membro, lo trasmette senza ritardo al Presidente della Corte di Appello;

– Il Presidente di Corte di Appello, compiuti gli adempimenti urgenti, riunisce la Corte di Appello e, dopo aver sentito il Procuratore Generale, procede, con ordinanza motivata a pena di nullità, all’applicazione della misura coercitiva, se ritenuta necessaria.

Decorsi 5 giorni dall’esecuzione della misura, il Presidente ascolta l’interessato e, alla presenza obbligatoria di un difensore e, se necessario, dell’interprete, lo informa del contenuto del mandato e della procedura di esecuzione, nonché della facoltà di acconsentire alla consegna.

Nel caso in cui l’arresto venga eseguito dalla Polizia Giudiziaria italiana, a seguito di segnalazione della persona ricercata al Sistema di informazione Schengen (SIS), quest’ultima viene messa, non oltre ventiquattro ore dall’arresto, a disposizione del Presidente della Corte di Appello nel cui distretto il provvedimento è stato eseguito, mediante trasmissione del relativo verbale, e dando immediata informazione al Ministro della giustizia.

La Polizia Giudiziaria compie una serie di adempimenti volti a garantire il diritto alla difesa dell’arrestato, i quali dovranno essere indicati nel verbale di arresto, a pena di nullità.

Entro 48 ore dalla ricezione del verbale, il Presidente della Corte d’Appello sente la persona arrestata e decide se convalidare o meno l’arresto o applicare altra misura cautelare;

– Entro 20 giorni dall’esecuzione della misura cautelare, il Presidente fissa l’udienzain camera di consiglio, avvisando le parti e disponendo il deposito del mandato e della documentazione trasmessa;

– La consegna viene decisa dalla Corte d’Appello in Camera di Consiglio con sentenza, ricorribile in Cassazione.

Mandato di arresto europeo: tutte le ipotesi di rifiuto 

La Corte di Appello può rifiutare la consegna nei seguenti casi: 1. se il mandato d’arresto è fondato su motivi discriminatori;  2. se il diritto è stato leso con il consenso di chi, secondo la legge italiana, può validamente disporne; 3.se per la legge italiana il fatto costituisce esercizio di un diritto, adempimento di un dovere, ovvero è stato determinato da caso fortuito o forza maggiore; 4. se il fatto è manifestazione della libertà di associazione, della libertà di stampa o di altri mezzi di comunicazione; 5. se la legislazione dello Stato membro di emissione non prevede i limiti massimi della carcerazione preventiva; 6. il mandato d’arresto europeo ha per oggetto un reato politico; 7. se dagli atti risulta che la sentenza irrevocabile, oggetto del mandato di arresto europeo, non sia la conseguenza di un processo equo; 8. se sussiste un serio pericolo che la persona ricercata venga sottoposta alla pena di morte, alla tortura o a trattamenti inumani o degradanti; 9. se la persona oggetto del mandato di arresto europeo è minore di anni 14 al momento della commissione del reato, ovvero se la persona oggetto del mandato di arresto europeo era minore di anni 18 quando il reato per cui si procede è punito con una pena inferiore nel massimo a nove anni; 10. se il reato contestato è estinto per amnistia; 11. se risulta che la persona ricercata è stata giudicata con sentenza irrevocabile per gli stessi fatti da uno degli Stati membri dell’Unione europea purché, in caso di condanna, la pena sia stata già eseguita ovvero sia in corso di esecuzione, ovvero non possa più essere eseguita in forza delle leggi dello Stato che ha emesso la condanna; 12. se i fatti per i quali il mandato di arresto europeo è stato emesso potevano essere giudicati in Italia e si sia già verificata la prescrizione del reato o della pena; 13. se, per lo stesso fatto, nei confronti della persona ricercata è in corso un procedimento penale in Italia; 14. se il mandato di arresto europeo riguarda reati che dalla legge italiana sono considerati commessi in tutto o in parte nel suo territorio, o in luogo assimilato al suo territorio; 15. se è stata pronunciata in Italia sentenza di non luogo a procedere; 16. se il mandato di arresto europeo è stato emesso ai fini della esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privativa della libertà personale, qualora la persona ricercata sia un cittadino italiano, sempre che la corte di appello disponga che tale pena o misura di sicurezza sia eseguita in Italia conformemente al suo diritto interno; 17. se la persona richiesta in consegna è una donna incinta o madre di prole di età inferiore a tre anni con lei convivente salvo che le esigenze cautelari poste a base del provvedimento restrittivo dell’autorità giudiziaria emittente risultino di eccezionale gravità; 18. se il provvedimento cautelare in base al quale il mandato di arresto europeo è stato emesso risulta mancante di motivazione; 19. se la persona richiesta in consegna beneficia per la legge italiana di immunità che limitano l’esercizio o il proseguimento dell’azione penale; se la sentenza per la cui esecuzione è stata domandata la consegna contiene disposizioni contrarie ai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano.

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Ha conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo discutendo una tesi sperimentale in Diritto Penale Tributario e ha ottenuto il Diploma di Specializzazione in Professioni Legali preso la medesima Università. Al termine del percorso post laurea ha lavorato negli uffici della Procura delle Repubblica presso il Tribunale di Palermo come tirocinante, affiancando il Pubblico Ministero nelle udienze e nella redazione degli atti giudiziali. Ha conseguito un Diploma in Diritto Tributario Europeo ed Internazionale presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Palermo, ha frequentato un corso telematico in Diritto Penale Internazionale organizzato dalla School of Law della Case Western Reserve University di Cleveland, in Ohio (USA) e ha inoltre frequentato il Master biennale in Difensore Tributario organizzato dall’Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi. Negli anni ha maturato una specifica competenza in tema di Diritto immobiliare e Diritti reali, Diritto tributario, Diritto dell’Immigrazione, nonché in tema di reati fiscali, reati economici e nel settore delle Misure di prevenzione personali e patrimoniali. Approfondito il settore dell'assistenza alle imprese e specificamente dell’auto-imprenditorialità, valido strumento per la creazione di opportunità professionali giovanili, fornisce specifica assistenza in tema di Start-up, Start-up innovative ed internazionalizzazione delle PMI, in stretta correlazione con la nuova normativa italiana in tema di microcredito e mentoring. Di lingua madre italiana, parla fluentemente la lingua inglese e conosce la lingua francese.

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