Spreco alimentare: quali sono i rimedi messi in atto dall’Italia?

Spreco alimentare: quali sono i rimedi messi in atto dall’Italia?

Il 5 febbraio si festeggia la giornata nazionale contro lo spreco alimentare.

I dati raccolti dall’Osservatorio Waste Watcher sembrano evidenziare un miglioramento nella lotta allo spreco: la sensibilizzazione della tematica ambientale ha contribuito a far crescere l’attenzione degli italiani sul rapporto che instauriamo con il cibo.

Inoltre, l’entrata in vigore della legge Gadda 166/2016 contro lo spreco alimentare, ormai in azione da più di 3 anni, ha condotto il Belpaese verso una apprezzabile inversione di tendenza. Si registra infatti una netta diminuzione della quantità di cibo gettato e, parallelamente, un aumento del recupero degli alimenti in eccesso.

Questo grazie agli obiettivi che il provvedimento si è prefissato: non ci si è voluti focalizzare unicamente sul sanzionamento delle attività che inducono alla dispersione alimentare, ma si è cercato di limitare la burocrazia alla base delle procedure di recupero e di distribuzione del cibo.

Le pratiche di agevolazione fiscale messe in atto, come l’obbligo di comunicazione solo delle donazioni che superino il valore di 15 mila euro, hanno permesso l’ottimizzazione dei rapporti esistenti tra aziende ed enti non profit e, di conseguenza, un ampliamento del numero di soggetti che partecipano al progetto di recupero delle eccedenze alimentari.

Non viene inoltre trascurata l’importanza del coinvolgimento del singolo cittadino: si assiste infatti al potenziamento del ruolo ricoperto dal tavolo di coordinamento permanente, attraverso “la promozione di progetti innovativi e studi finalizzati alla limitazione degli sprechi alimentari e all’impiego delle eccedenze alimentari, con particolare riferimento alla loro destinazione agli indigenti” (Legge 166/2016, art. 8 co. 1).

Queste iniziative risultano imperative se si osservano i dati allarmanti pubblicati dal Ministero dell’Agricoltura: circa il 78% degli sprechi avviene dietro le mura di casa, ovvero 12 miliardi di euro di alimenti che ogni anno non vengono recuperati.

Ci troviamo di fronte ad una normativa che ha stabilito una volta per tutte dei criteri chiari e funzionali, permettendo al Paese di fruire di una disciplina unitaria che ben si presta ad essere aggiornata e modellata in base ai risultati di anno in anno raggiunti, anche con la collaborazione degli enti regionali e territoriali.

Dunque, la via intrapresa pare essere quella corretta, senza negare però che c’è ancora molto su cui lavorare: è sempre l’Osservatorio Waste Watcher che parla di uno spreco alimentare che sfiora lo 0,88% dell’intero Pil italiano.

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Giulia Gioffredi

Avvocato praticante iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano. Ho concluso nel 2019, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, un Master in International Commercial Law in UK che mi ha permesso di ampliare la mia conoscenza legale, specialmente nel settore Intellectual Property Law e Banking Law. Mi definisco appassionata del diritto in tutte le sue forme, amo scrivere articoli giuridici specialmente sulle sfide che il diritto civile deve affrontare attualmente.

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