Supply chain finance: strumenti per la liquidità alle imprese

Supply chain finance: strumenti per la liquidità alle imprese

Sommario: 1. Introduzione – 2. Fintech e supply chain finance2.1. Le forme tradizionali di supply chain finance2.2. Le forme innovative di supply chain finance3. Conclusioni

 

1. Introduzione

L’emergenza Covid-19 ha ulteriormente accentuato i problemi di liquidità delle imprese: il calo della domanda di beni e servizi e il conseguente rallentamento delle attività produttive hanno determinato l’insorgenza di notevoli difficoltà nella gestione del ciclo dei pagamenti, in particolar modo per le piccole e medie imprese, e hanno innescato un effetto “a cascata” su tutte le filiere produttive.

In tale quadro generale, è oltremodo necessario che le imprese possano avere un accesso a soluzioni e mezzi finanziari attraverso i quali possano fare fronte ai propri debiti commerciali.

Ad oggi, gli istituti bancari non sono i soli attori a fornire tale supporto finanziario alle aziende. Un ormai sempre più nutrito e consolidato novero di imprese e startup fintech[1] contribuisce infatti ad assistere le imprese attraverso modalità talvolta più rapide ed efficienti di quelle percorse dagli istituti di credito tradizionali.

Il fenomeno fintech ha introdotto delle soluzioni innovative che hanno semplificato drasticamente le modalità di fruizione dei servizi finanziari da parte della clientela, inclusa quella aziendale, consentendo di compiere con maggiore immediatezza semplici operazioni di pagamento e anche transazioni finanziarie più complesse attraverso l’impiego di piattaforme digitali quali inter alia portali web ed app utilizzabili da PC e dispositivi mobili in ogni momento e ovunque vi sia connettività.

Con particolare riferimento ai servizi finanziari per l’ottimizzazione del capitale circolante delle imprese, taluni operatori fintechhanno introdotto piattaforme digitali per la cessione del credito attraverso forme tecniche evolute quali la supply chain finance, ildigital factoring e l’invoice marketplace.

In tale sede, tuttavia, ci si vuole focalizzare sulle varie forme di supply chain finance, che si andranno ora ad analizzare.

2. Fintech e supply chain finance

Le imprese fintech, facendo leva sulla convergenza tra le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono state artefici dello sviluppo di nuove forme di business finance e sono state abili nell’intercettare le esigenze manifestate dagli utenti finali e nel fornire agli stessi risposte spesso più puntuali, flessibili ed efficaci di quelle proposte dalle istituzioni finanziarie tradizionali.

Tali imprese si sono particolarmente distinte per l’introduzione, attraverso le proprie piattaforme digitali, di soluzioni di supply chain finance (“SCF”), che consentono a un’impresa di finanziare il proprio capitale circolante – derivante dall’attività operativa o da investimenti correnti – facendo leva sul ruolo che essa ricopre all’interno della filiera produttiva – la c.d. supply chain – in cui opera e sulle relazioni commerciali che essa instaura con gli altri attori della filiera[2].

In base al loro livello di digitalizzazione, le soluzioni di SCF possono differenziarsi in “tradizionali” o “innovative”. Le prime includono le soluzioni disponibili sul mercato da ormai diversi anni che si caratterizzano per un livello limitato di digitalizzazione o addirittura non includono alcuna struttura ICT di supporto e richiedono l’elaborazione manuale di documenti cartacei, tra cui si annoverano il factoring, il reverse factoring o confirming, l’invoice trading (l’anticipo fattura) e il forfaiting; mentre le seconde si distinguono per un livello di digitalizzazione più marcato e rilevante in termini di value proposition per gli stakeholders come nel caso del dynamic discounting, dell’inventory finance e dell’invoice auction.

2.1. Le forme tradizionali di supply chain finance

L’European Banking Authority (EBA), che ha svolto una attività di indagine sull’universo fintech classificando i relativi servizi finanziari in quattro “cluster” principali – a) credit, deposit and capital raising services; b) payments, clearing and settlement services; c) investment services/investment management services; d) other financial-related activities[3] – ha inteso ricomprendere nel primo cluster il factoring[4] sia pro solvendo sia pro soluto e, in generale, le operazioni di finanziamento di transazioni commerciali e di cessione di crediti commerciali.

Tra le forme tradizionali di supply chain finance sono ricomprese per l’appunto soluzioni per il finanziamento del capitale circolante netto quali il reverse factoring, il reverse factoring evoluto e il forfaiting. che si sostanziano in forme avanzate di factoring.

Il reverse factoring (o confirming) costituisce una forma particolare di factoring ove è la società debitrice, solitamente di elevato merito creditizio, a proporre al factor la realizzazione di una convenzione tra quest’ultimo e tutti i propri fornitori coinvolti nella filiera, permettendo in questo modo alla società debitrice di dilazionare i propri impegni di pagamento.

L’intervento del factor offre vantaggi sia alle aziende fornitrici sia all’azienda debitrice in termini di gestione del ciclo del circolante e dei connessi fabbisogni di liquidità.

Dal punto di vista dei fornitori il contratto di reverse factoring permette di (i) cedere la gestione di parte dei crediti, (ii) ottenere liquidità in tempi ridotti e a costi contenuti e (iii) beneficiare della garanzia della formula pro soluto, ove le parti lo stabiliscano nel contratto. L’azienda debitrice trae dal suo canto beneficio (i) della cessione del processo di pagamento verso i fornitori, (ii) dalla semplificazione della gestione amministrativa dei rapporti con i fornitori, (iii) dalla possibilità di garantirsi un rapporto solido con i fornitori strategici, assicurando loro un flusso di pagamenti costante e sicuro e (iv) dalla possibilità di dilazionare in tutto o in parte i pagamenti, in base a quanto previsto dal contratto con il factor[5].

Il reverse factoring “evoluto” costituisce una variante del reverse factoring in base alla quale l’erogazione del credito in presenza di un quadro informativo maggiormente dettagliato che consente l’attribuzione di un minor rischio intrinseco all’operazione di finanziamento e di conseguenza delle condizioni di pricing vantaggiose. Il reverse factoring “evoluto” prevede il ricorso a una piattaforma tecnologica che ha accesso a maggiori informazioni operative (quali ad esempio i dati sulle performance gestionali) e che mappa l’intero ciclo di fatturazione tra il cliente e i suoi fornitori e consente al fornitore (vale a dire il creditore) di selezionare le fatture per le quali ha interesse ad ottenerne immediatamente lo sconto.

In altri termini, come il reverse factoring tradizionale, anche il tipo “evoluto” si basa sull’opportunità per i fornitori di veder pagate le proprie fatture in tempi molto ridotti (indicativamente 7-10 giorni) e sulla base di tassi di sconto più convenienti rispetto alla modalità cosiddetta direct di accesso al credito poiché è il cliente di elevato merito creditizio che presenta alcuni dei propri fornitori all’istituto finanziario e nei cui confronti si impegna a riconoscere l’esistenza del proprio debito.

Noto al nostro panorama finanziario è l’invoice trading (l’anticipo fattura) [6], il quale consiste nell’insieme delle modalità attraverso cui piattaforme specializzate permettono alle imprese di monetizzare le fatture emesse e non ancora scadute, mediante la cessione delle stesse a determinati investitori online, senza così dover attendere il pagamento da parte del cliente.

Questo strumento consente alle imprese, soprattutto PMI, di ottimizzare la gestione del capitale circolante, di proteggere il portafoglio crediti dai mancati pagamenti e di migliorare, così, la propria solidità finanziaria.

Il processo di tale strumento è così sintetizzabile: l’azienda interessata all’anticipo di una fattura presenta la propria richiesta ad una piattaforma di invoice trading; quest’ultima valuta le proposte ricevute e seleziona le fatture, in modo da offrirne un ventaglio di elevata qualità sulla base di determinati  indicatori relativi sia alla fattura presentata sia all’impresa stessa e, incrociando i dati a disposizione con quelli presenti nelle banche dati di alcuni provider, attribuisce un determinato rating; a seguito dell’eventuale accettazione, la fattura viene “pubblicata” sulla piattaforma di invoice trading[7].

L’ultima forma tradizionale di supply chian finance in esame è rappresentata dal forfaiting, che costituisce un finanziamento a medio termine di crediti per attività di esportazione da realizzarsi attraverso la cessione, in favore di un istituto finanziario (detto forfaiter) e senza diritto di rivalsa nei confronti del cedente, di titoli cambiari non ancora scaduti (emessi dall’importatore come corrispettivo per la fornitura di beni o di servizi) in cambio dell’anticipazione in contanti dell’importo corrispondente all’ammontare dei titoli, previa deduzione di una somma di denaro, calcolata in misura percentuale rispetto all’ammontare del credito ceduto (c.d. tasso di interesse), in favore del forfaiter[8].

2.2. Le forme innovative di supply chain finance

Come di seguito delineato, le forme innovative di supply chain finance costituite dal dinamyc discounting, dall’inventory financee dall’invoice auction si caratterizzano per la loro particolare innovazione nell’approccio di ottimizzazione del capitale circolante delle imprese che ne fanno ricorso.

Il dynamic discounting è una soluzione che permette ai fornitori di ottenere, attraverso un accordo con l’impresa cliente raggiunto su una piattaforma web dedicata, pagamenti anticipati a fronte di uno sconto sul valore nominale della fattura proporzionale al tempo di anticipo del pagamento, sconto pertanto definito come dinamico. L’utilizzo di una piattaforma web garantisce sicurezza, facilità d’uso e celerità della circolazione del capitale consentendo, di fatto, un utilizzo sistematico sia da parte del cliente, sia del fornitore.

Concepito per rispondere in modo puntuale alle esigenze delle imprese di piccole e medie dimensioni in termini di ottimizzazione dei flussi di liquidità e al contempo di rafforzamento dei rapporti di filiera, il dynamic discounting costituisce per l’azienda principale una forma alternativa d’investimento della liquidità in eccesso senza comportare alcuna modifica dei processi e dei sistemi interni all’azienda, mentre per i fornitori una modalità efficace di ridurre i tempi di incasso delle fatture e garantire una pianificazione efficiente del capitale circolante[9].

Giova precisare che in termini operativi il dynamic discouting si articola nelle seguenti fasi: (i) l’impresa-cliente stipula un contratto con la società che gestisce la piattaforma web; (ii) il cliente, vale a dire il debitore, sulla base delle proprie esigenze finanziarie, sceglie quali imprese del proprio parco fornitori inserire sul portale e se raggrupparle secondo determinati criteri come, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la frequenza di pagamento (trimestrale, mensile, settimanale, giornaliera), i tassi di sconto impliciti e le soglie di importo; (iii) i fornitori  potranno in seguito valutare se accettare o meno le condizioni proposte in termini di giorni di anticipo e di tasso di sconto; (iv) laddove le condizioni fossero accettate, il pagamento viene effettuato direttamente dal cliente in favore del fornitore, il quale riceve, a differenza dell’anticipo fatture, l’intero importo “scontato”, inclusivo, ad esempio, anche dell’importo dell’imposta sul valore aggiunto.

Ulteriore peculiarità e vantaggio competitivo dell’operazione di dynamic discounting è il fatto che non comporta alcuna segnalazione di sorta alla Centrale Rischi, in quanto non si manifesta alcun esercizio nei confronti del pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma da parte da parte del gestore della piattaforma che conseguentemente, diversamente dagli operatori parabancari, non deve configurarsi come intermediario finanziario autorizzato iscritto all’albo di cui all’art. 106 del Testo Unico Bancario. In tal caso, il gestore della piattaforma, che instatura il rapporto negoziale con l’impresa-cliente, trae un profitto dall’applicazione all’operazione di una c.d. success fee oggetto di negoziazione in sede contrattuale, tipicamente espressa in termini di punti percentuali sull’importo ereogato e a carico dell’impresa-cliente stessa (i.e. ai fornitori, estranei al contratto, non viene prelevata alcuna commissione).

Infine, si illustrano di seguito le principali caratteristiche dell’inventory finance e dell’invoice auction, strumenti che, sebbene siano ancora poco diffusi in Italia, presentano notevoli potenzialità.

L’inventory finance è una forma di finanziamento del circolante finalizzate al supporto dell’azienda nella crescita dei volumi di vendita, consentendole di acquisire delle dotazioni di magazzino o inventario addizionali e da utilizzare su richiesta. Lo strumento consiste de facto in un finanziamento a breve termine delle scorte giacenti a magazzino attraverso una linea di credito dedicata. Più specificamente, di recentesono state identificate come strumenti di inventory finance anche soluzioni in cui un Logistics Service Provider, il quale ha stretto una partnership con un istituto finanziario, acquista beni da un fornitore e ne detiene la proprietà per la durata del trasporto e dell’immagazzinamento ottimizzando in tali circostanze crediti e debiti commerciali rispettivamente del fornitore e del suo cliente.

L’invoice auction è una soluzione in grado di rendere estremamente dinamico lo strumento dell’anticipo fatture, facendo in modo che un fornitore possa cedere le proprie fatture al miglior offerente, nel modo più flessibile possibile. In tale fattispecie, partecipano alla piattaforma web coloro che dispongono di capitali, come ad esempio gli istituti finanziari, le imprese con eccedenze di liquidità o anche singoli investitori hanno la possibilità di acquistare fatture emesse dalle aziende secondo un meccanismo di asta tra diversi possibili acquirenti. Più precisamente, un acquirente invita i propri fornitori a fare una offerta per il pagamento immediato delle fatture approvate e la piattaforma, dopo aver verificato la regolarità formale della fattura, gestisce l’asta e informa l’acquirente e i fornitori sul risultato della stessa.

3. Conclusioni

Non è certamente inverosimile che il tessuto imprenditoriale italiano abbia davanti a sé mesi particolarmente complessi[10] e, di fronte all’attuale quadro macroeconomico, la prospettiva che il sistema bancario tradizionale non possa costituire l’unica fonte di supporto per le imprese appare ancor più inevitabile.

Tuttavia, in una prospettiva ottimistica, risulta naturalmente auspicabile che vi sia da parte delle imprese un approccio favorevole a un’attenta gestione dei fabbisogni di liquidità attraverso il ricorso tempestivo a strumenti di finanziamento alternativi ed efficaci.

In tal senso, come si è avuto modo di illustrare, sono a disposizione delle imprese numerose tipologie di strumenti innovativi alternativi a quelli tradizionali proposti dagli istituti di credito, i quali, se opportunamente  utilizzati, consentiranno di far fronte ai problemi finanziari delle imprese e al contempo di favorire lo il consolidamento e lo sviluppo dei nuovi modelli di business introdotti dagli operatori fintech che rappresentano dunque una valida alternativa per un reperimento della liquidità celere, semplice ed efficace[11].

 

 

 


[1] Il termine fintech – acronimo derivante da “fin” come finance, e “tech come technology – indica, infatti, il fenomeno di digitalizzazione del sistema bancario e finanziario, che consente di fornire e veicolare servizi tradizionali o innovativi mediante l’utilizzo di nuove tecnologie e dell’Information and Communications Technology.
[2] Sul punto si veda “Evoluzione e prospettive del factoring nell’era del FinTech”, Milano, 2018, realizzato da Assifact in collaborazione con l’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano
[3] Discussion Paper on the EBA’s approach to financial technology (FinTech), Agosto 2017, pag. 17 ss
[4] Il factoring – che trova parziale disciplina nella Legge 21 febbraio 1991, n. 52 – è una figura negoziale atipica, di matrice anglosassone, con la quale un imprenditore (denominato cedente) si impegna a trasferire, a titolo oneroso, i propri crediti presenti e futuri, scaturiti dalla propria attività imprenditoriale ad un altro soggetto professionale (denominato factor) il quale – dietro un corrispettivo che consiste in una commissione – assume l’obbligo di erogare una serie eterogenea di servizi. In base alla diversa responsabilità del soggetto cedente il credito, si distingue (i) il factoring pro solvendo in base al quale l’azienda cedente sceglie automaticamente di assumersi la responsabilità sul credito ceduto nei confronti del factor in caso di mancata solvibilità del debitore, e (ii) il factoring pro soluto in base al quale la stessa cedente non incorre in alcun rischio ed è il  factor a gestire il recupero dei crediti ed eventualmente qualsiasi problema legato all’inadempienza del debitore.
[5] Si veda anche il contributo dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano, “Dal factoring al reverse factoring evoluto: caratteristiche e benefici”, 21 aprile 2020 in https://blog.osservatori.net/it_it/factoring-reverse-significato-benefici.
[6] Dal punto di vista giuridico, l’invoice trading consiste nella cessione di un credito portato da fattura commerciale, attraverso una piattaforma internet: l’operazione, quindi, sostituisce il tradizionale “sconto” della fattura attuato dalle banche per supportare il capitale circolante. Gli investitori anticipano l’importo della fattura, al netto della remunerazione richiesta.
[7] L’investitore che acquista la fattura generalmente anticipa all’azienda un importo pari all’85-90% del corrispettivo, mentre il saldo sarà liquidato alla scadenza. (Cfr. “2° Report italiano sul CrowdInvesting”, Politecnico di Milano – School of Management, 2017, p. 52 ss.)
 Ad ogni modo, il rischio dell’operazione, insito nell’inadempimento del debitore ceduto, viene generalmente sopportato dall’investitore (così detta cessione pro soluto), il quale dovrà attivarsi in proprio in caso di mancato pagamento della fattura.
[8] v. Garioni, I finanziamenti alle esportazioni, in Aa. Vv., Finanziamento e internalizzazione delle imprese, a cura di Berlinguer, Torino, 2013, 493 e ss.
[9] Uno dei principali settori di diffusione del dynamic discounting, anche nel nostro Paese, è la grande distribuzione organizzata:l’azienda capofiliera  tramite tale strumento crea valore attraverso la propria liquidità, dando la possibilità ai fornitori di ottenere credito in modo veloce, semplice e senza burocrazia; la logica di finanziamento è quella del supporto e rafforzamento della filiera, operato attraverso la condivisione di un servizio e redistribuendo, di fatto, il costo del denaro tra i vari attori, senza far ricorso all’intermediazione diretta del soggetto bancario.
[10] Si consideri che, come si evince da comunicato stampa del  Sistema camerale dello scorso 17 aprile, nei primi tre mesi del 2020 sono state chiuse 30.000 imprese a fronte delle 21.000 nel medesimo trimestre del 2019. Vedi http://www2.infocamere.it/en/web/ic-home/comunicati-stampa
[11] Si veda anche Econopoly, “Covid19, una mano dal fintech: la liquidità come antivirus per le imprese”, in https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/03/09/covid19-liquidita-fintech/
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