Tutela dell’ambiente e UE: la reazione italiana alla Direttiva n. 2001/2018

Tutela dell’ambiente e UE: la reazione italiana alla Direttiva n. 2001/2018

Il nuovo anno si è subito reso protagonista di due operazioni, realizzate dal Governo italiano e dal Ministero dello Sviluppo Economico, volte a promuovere una più efficace tutela dell’ambiente e un maggiore impiego dell’energia derivante da fonti rinnovabili.

Infatti, il 24 gennaio il Governo italiano ha approvato in via definitiva il Disegno di Delegazione europea 2019, attraverso cui si impegna a recepire d’urgenza la Direttiva n. 2001 del 2018 (detta RED II) sul rapporto tra mercato energetico e rinnovabili.

La direttiva ha certamente carattere innovativo, soprattutto se si osserva il contenuto degli articoli 21 e 22: il legislatore europeo vuole offrire anche al piccolo consumatore un ruolo ben definito in direzione di un auspicabile cambiamento in campo renewable energies.

È qui che entrano in gioco due nuove figure negoziali sul mercato: gli autoconsumatori e le comunità di energia rinnovabile, ovvero piccole comunità (inizialmente configurabili verosimilmente come condomini) o singoli individui capaci di produrre, immagazzinare e vendere energia da fonti rinnovabili autonomamente. A titolo esemplificativo, potrà quindi il singolo condominio comprare energia rinnovabile per diversi appartamenti da un unico impianto privato installato presso un’abitazione facente parte del condominio stesso.

È chiaro fin da ora che affinché questo processo di decentralizzazione e liberalizzazione del mercato energetico raggiunga i risultati sperati, l’Italia dovrà svolgere un intenso lavoro di sburocratizzazione. Ciò al fine di consentire al cittadino che investe nell’energia rinnovabile di interfacciarsi con un unico referente, senza essere soggetto a farraginose e onerose procedure.

Il recepimento da parte dell’Italia di questi provvedimenti potrà dunque definirsi completo solo quando il legislatore nazionale avrà introdotto delle disposizioni interne ad hoc, in grado di facilitare l’iter per l’accesso alle attività sopra descritte.

Il progetto stilato dal legislatore europeo ci lascia piacevolmente sorpresi, ma pare non poco ambizioso: saranno i singoli membri UE, ai quali è stato lasciato forse un troppo ampio spazio di applicazione, a dover convincere Bruxelles, creando le migliori condizioni sociali, amministrative e giuridiche affinché le nuove figure possano diffondersi agevolmente all’interno di ogni paese.

Ad ogni modo in Italia Rse (Ricerca sul sistema energetico) si è recentemente interessata alla nuova figura giuridica, avviando un’analisi per definire le eventuali barriere e i vantaggi che derivano dalla produzione di energia rinnovabile tramite le comunità. Ha infatti selezionato 5 progetti pilota di communities collocate sul suolo nazionale che vantano una vasta produzione di energia da fonti rinnovabili.

Questa non è l’unica novità in tema sostenibilità: infatti, pochi giorni prima dell’approvazione del Disegno di Delegazione, il 21 gennaio, il MISE ha pubblicato il testo completo del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Si delineano dunque le misure che saranno poste in essere per raggiungere gli obiettivi nazionali stabiliti sino al 2030 in tema di energie rinnovabili, di limitazione dell’approvvigionamento dalle fonti fossili e di diminuzione delle emissioni di Co2.

Il piano pare essere ben orientato al cambiamento, coinvolgendo cinque diverse aree di intervento: ricerca, innovazione e competitività, sviluppo del mercato energetico, efficienza, sicurezza energetica e infine decarbonizzazione.

Entro il 2030 l’Italia dovrà ridurre le emissioni del 56% nel settore della grande industria, del 35% nel settore dei trasporti e aumentare del 30% l’utilizzo dell’energia rinnovabile.

Saranno dunque decisivi gli investimenti in campo sostenibilità.

Il Belpaese si è posto come obiettivo di prendere le distanze da un’economia ancora troppo dipendente dalle risorse fossili attraverso la promozione di attività e strumenti eco-friendly.

L’augurio è di riuscire addirittura a superare quelli che sono gli obiettivi segnalati dal Piano Nazionale.

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Giulia Gioffredi

Avvocato praticante iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano. Ho concluso nel 2019, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, un Master in International Commercial Law in UK che mi ha permesso di ampliare la mia conoscenza legale, specialmente nel settore Intellectual Property Law e Banking Law. Mi definisco appassionata del diritto in tutte le sue forme, amo scrivere articoli giuridici specialmente sulle sfide che il diritto civile deve affrontare attualmente.

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