Cambiamento climatico: il diritto che si intreccia con la transizione ecologica
Sommario: 1. La responsabilità civile in materia ambientale – 2. La responsabilità amministrativa – 3. Nuove prospettive di responsabilità – 4. Giustizia climatica e diritti fondamentali – 5. Conclusioni
Introduzione
Il cambiamento climatico, argomento tanto attuale quanto rilevante, non può più considerarsi esclusivamente una questione scientifica o politica, ma è divenuto anche un tema giuridico centrale. Ciò in virtù del fatto che gli eventi atmosferici estremi, l’innalzamento delle temperature e i fenomeni di dissesto idrogeologico generano non solo danni ambientali, ma altresì conseguenze patrimoniali e personali che richiedono una risposta anche del diritto.
Stante l’importanza dell’ambiente sempre crescente, la Costituzione italiana, a seguito della riforma del 2022, all’art. 9 ha sancito la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, mentre l’art. 41 ha previsto un limite all’iniziativa economica qualora risulti in contrasto con la salute e l’ambiente. In altri termini, l’art. 41 integra salute, ambiente e dignità come condizioni intrinseche, non meri limiti esterni.
Al contempo, il diritto dell’Unione Europea si è mobilitato e ha posto la transizione ecologica al centro della propria agenda politica attraverso l’introduzione del Green Deal europeo e di strumenti di regolazione climatica.
1. La responsabilità civile in materia ambientale
In precedenza la tutela dell’ambiente trovava spazio nell’art. 2043 c.c., attraverso l’azione risarcitoria per danno ingiusto. A seguito del crescente interesse di tale tema, tuttavia, il legislatore ha progressivamente riconosciuto l’autonomia del danno ambientale, disciplinato oggi dal D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente).
Agli articoli 300 ss. del summenzionato codice, infatti, si sancisce che il danno ambientale configura una responsabilità oggettiva in capo all’operatore: l’impresa che cagiona un danno all’ambiente è chiamata non solo a risarcire, ma anche a ripristinare lo stato dei luoghi.
Al pari della normativa, altresì la giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato che l’ambiente è un bene giuridico primario e autonomo, la cui lesione comporta un pregiudizio risarcibile anche in via collettiva (Cass. civ., sez. III, n. 1672/2019).
Oggi si assiste, inoltre, all’ampliamento di scenari che possono essere fonte di responsabilità civile per omessa prevenzione o mancata adozione di misure di sicurezza da parte di enti o imprese dovuto all’incremento sempre maggiore si eventi climatici estremi, quali alluvioni, incendi, frane.
2. La responsabilità amministrativa
Dal punto di vista amministrativo, la pubblica amministrazione in primis è chiamata a prevenire e contenere i danni derivanti dai cambiamenti climatici.
Gli strumenti che possono essere adottati e che garantiscano misure immediate per fronteggiare calamità naturali o situazioni di pericolo sono quelli di autotutela e di ordinanza contingibile e urgente (art. 50 e 54 T.U.E.L.).
Allo stesso modo, strumenti fondamentali allo scopo sono i piani nazionali di adattamento ai cambiamenti climatici, i quali, tuttavia, sono ancora poco attuati.
L’ipotesi di mancata adozione o di omissione da parte delle istituzioni potrebbe, inoltre, generare forme di responsabilità amministrativa, soprattutto alla luce del principio di precauzione riconosciuto a livello europeo (art. 191 TFUE) e della tutela costituzionale dell’ambiente.
3. Nuove prospettive di responsabilità
Al di là dei profili di responsabilità “classici”, il mutamento climatico ha contribuito alla nascita di nuovi profili di responsabilità, sia per i privati sia per la pubblica amministrazione.
Le imprese, innanzitutto, sono chiamate a rispettare i criteri di sostenibilità ambientale (c.d. ESG: Environmental (Ambientale), Social (Sociale) e Governance (Governo)) e ad adottare pratiche di rendicontazione (CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive). In caso contrario, oltre a ripercussioni reputazionali, possono configurarsi ipotesi di responsabilità civile e contrattuale;
La P.A., in caso di inerzia o mancata adozione di misure preventive, potrebbe essere chiamata a rispondere dei danni subiti da cittadini o imprese (es. mancata manutenzione di argini o reti idriche in zone a rischio alluvione);
A livello internazionale, si discute di “loss and damage”, ovvero di strumenti di compensazione per gli Stati e le popolazioni più colpite dagli effetti irreversibili del cambiamento climatico (COP27, Sharm el-Sheikh Implementation Plan, 2022).
4. Giustizia climatica e diritti fondamentali
Il tema riveste oggi un’importanza tale per cui si parla di giustizia ambientale. Essa designa un principio – insieme giuridico ed etico – che mira a garantire una distribuzione equa di benefici e costi ambientali: emissioni, rischio sanitario, accesso alle risorse, qualità dell’aria, sicurezza nell’ambiente di lavoro. Significa evitare che un gruppo – sociale, territoriale o generazionale – sopporti un carico sproporzionato e assicurare che tutte le comunità interessate partecipino effettivamente alle decisioni che incidono sul loro ambiente di vita e di lavoro.
Ad oggi, il perimetro include anche la climate justice: equa ripartizione degli oneri di mitigazione e adattamento e protezione dei soggetti più esposti agli impatti climatici. In poche parole, si occupa della tutela dei cosiddetti diritti ecologici in senso funzionale: un fascio coordinato di diritti fondamentali – vita e salute (artt. 2 e 32), lavoro sicuro e dignitoso (artt. 4 e 35) – combinato con i limiti intrinseci all’iniziativa economica (art. 41) per proteggere l’integrità psicofisica delle persone e l’ambiente di vita e di lavoro da rischi industriali non neutralizzati.
Il tema, come anticipato, assume anche un rilievo costituzionale e sovranazionale. La Corte Costituzionale italiana in diverse occasioni ha sottolineato l’importanza della tutela all’ambiente. Si pensi alla Sent. N. 58/2018, in occasione della quale la Corte ha sancito la prevalenza della tutela all’ambiente rispetto a quella economica, e la Sent. n. 240/2022, in cui ha affermato che la tutela dell’ambiente rappresenta un diritto fondamentale direttamente collegato al diritto alla salute e alle generazioni future.
La tutela accordata a livello nazionale trova riscontro anche sul piano internazionale; ne è esempio il caso Urgenda (Suprema Corte olandese, 20 dicembre 2019), il quale ha visto la condanna dello Stato per inadempimento agli obblighi di riduzione delle emissioni.
5. Conclusioni
Il cambiamento climatico, dunque, rappresenta elemento fondamentale che identifica i confini della responsabilità civile e amministrativa, sancendo il dovere di imprese, pubbliche amministrazioni e privati di prevenzione e di tutela sempre più stringente e necessaria.
A fronte di ciò, il diritto non può rimanere inerme o limitarsi a reprimere i danni già verificatisi, ma deve porsi come strumento di anticipazione e protezione, garantendo un equilibrio tra sviluppo economico, sostenibilità e diritti fondamentali delle persone. In altre parole, si può affermare che la transizione ecologica è anche transizione giuridica: le decisioni estraggono da conflitti concreti standard procedurali che condizionano i decreti successivi e i piani di tutela ambientale.
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