Aborto farmacologico in day hospital: verso una semplificazione del metodo o una strategia economica?

Aborto farmacologico in day hospital: verso una semplificazione del metodo o una strategia economica?

È di recentissimo conio la scelta operata dal Governo, in merito alla possibilità di semplificare in modo significativo l’iter da seguire per interrompere una gravidanza assumendo la pillola Ru486.

Una decisione definita dai più, come una vera e propria attuazione del contenuto della legge 194/78 che, in qualche misura dovrebbe garantire alla donna di gestire in piena autonomia la scelta di diventare madre.

Secondo le nuove direttive, il tempo di permanenza presso il nosocomio si ridurrebbe a poco più di mezz’ora dall’assunzione del farmaco, permettendo alla paziente di “concludere il proprio percorso di maternità” in brevissimo tempo, contro i tre giorni di ricovero consigliati dalle vecchie linee guida

Un “rito abbreviato” da intendersi non sempre privo di effetti collaterali per la gestante che, a seguito del trattamento farmacologico non si ritroverebbe “immediatamente libera”. Non è del tutto scontato infatti che, una interruzione della gravidanza di tal genere possa dirsi più semplice di una eseguita in sala operatoria. Ad esempio, la contrazione dell’utero, non è detto che possa portare ad una espulsione del feto nel giro di poche ore, a ciò si aggiunga uno stato di malessere non sempre facilmente gestibile dalla donna ormai fuori dalla supervisione del sanitario. I tempi del ricovero sono dunque sensibilmente ridotti, si allunga invece il periodo entro cui poter ricorrere al trattamento, da sette settimane a nove, senza ricovero obbligatorio.

Se a primo impatto può sembrare di trovarsi davanti ad una “rivoluzione” destinata a stravolgere metodi ed abitudini, in realtà si da atto di come solo il 20% della popolazione scelga di interrompere una gravidanza indesiderata attraverso il trattamento farmacologico, prediligendo viceversa quello chirurgico.

L’auspicio del Ministro della Salute, suffragato dal parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità, è quello di allinearsi agli altri Paesi Europei, garantendo un percorso più snello, unitamente all’intento di “fare economia”, senza intasare le sale operatorie, abbattendo di fatto i costi che un trattamento più invasivo comporterebbe. A breve verranno rese note le linee guida che, in modo più specifico faranno luce “sull’aborto farmacologico con rito abbreviato”.

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Maria Francesca Marrara

Ha conseguito la Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Giurisprudenza, presso l'Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, con una tesi in diritto tributario, dal titolo" Rilevanza sanzionatoria penale dell'omesso versamento dei tributi indicati in dichiarazione"; e conseguito subito dopo, presso lo stesso Ateneo, il diploma di Specializzazione in Professioni Legali, con una tesi in diritto penale, "L'attività medico-chirurgica in équipe tra dovere di controllo e principio di affidamento". Un Master dal titolo: “L’insegnamento delle materie giuridico-economiche negli istituti secondari di II grado", con una tesi in diritto pubblico dal titolo: " La scuola è aperta a tutti: l'istruzione come diritto sociale". Ha espletato il tirocinio formativo presso il Tribunale Civile e Penale di Palmi (RC), negli anni di formazione presso la Scuola di Specializzazione, nonchè la pratica forense presso uno studio legale.

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