Bullismo al femminile

Bullismo al femminile

Tale tipologia di bullismo rischia di colpire molto più del corrispettivo fenomeno maschile, anche perché tutti noi abbiamo un’idea ben lontana del genere femminile come “violento”: per abitudine o per retaggio culturale, siamo abituati a considerare le femmine come non violente, “materne”, empatiche, amorevoli. Invece, ci sono casi di coalizioni femminili che possono diventare anche violente quanto gli uomini ed altri casi noti in cui adolescenti di genere femminile hanno commesso reati efferati (ricordiamo Erika, ad esempio, che non ha esitato ad uccidere madre e fratellino quando aveva solo 16 anni). Forse questo è dovuto al fatto che nel tempo le donne, più o meno giovani, hanno cercato, nella lotta all’emancipazione di imitare i comportamenti maschili, purtroppo, anche quelli peggiori: vediamo adolescenti che fumano, che assumono sostanze alcoliche o droghe e perpetrano violenza (psicologica o fisica che sia).

Non è quasi mai un tipo di bullismo evidente, e questo è dovuto al fatto che, molto spesso, segue dinamiche leggermente diverse da quelle maschili: non viene utilizzata quasi mai la violenza fisica (o molto raramente, come abbiamo visto in recenti casi di cronaca, nei quali tali episodi vengono enfatizzati al punto tale da essere molto riprovevoli) ed è un tipo di bullismo molto più incisivo rispetto a quello maschile.

Le femmine, in linea di massima, tendono a preferire la versione “invisibile” delle sevizie e delle vessazioni, quella più subdola che fa leva sulla parte psicologica della vittima. È un tipo di bullismo facilmente mascherabile, risulta invisibile per chi non fa parte del gruppo, ed è per questo che genitori ed insegnanti non riescono ad individuarlo. Le bulle sono viste come vivaci, dispettose, ma niente di più.

Ed anche la vittima è irriconoscibile: potrebbe essere timida, e non parlare, quindi, con nessuno del suo disagio, per paura di giudizi o ulteriori rappresaglie, oppure potrebbe essere invidiata in qualche cosa dalle sue carnefici, come nello studio, nello sport o anche nell’aspetto fisico, presa di mira, quindi, perchè “toglie la scena” alla bulla.

Per questo, il fenomeno di cui stiamo parlando, è spesso sminuito e sottovalutato, mentre chi lo subisce si spegne lentamente dal punto di vista interiore e dal punto di vista sociale, senza che nessuno riesca a fare niente. La vittima, nel tempo, vede distrutta la propria autostima, la propria immagine anche soggettiva.

In questo campo, sono frequenti atti di calunnia, di derisione, di malelingue anche piuttosto pesanti, e di graduale allontanamento dal gruppo. Talvolta, vengono sottratti alla vittima, soldi, oggetti di vario genere, e viene costretta a svolgere compiti scolastici al posto delle perseguitrici.

Le vittime vengono prese in giro sul piano fisico, sul modo di vestirsi, sul modo di parlare e di comportarsi e l’obiettivo è quello, sia di rafforzare l’immagine di sé, sia per allontanare una persona scomoda dall’ammirazione della classe/gruppo, rivale in qualche campo. Alle volte questo comportamento è dovuto al fatto di cercare di evitare l’infiltrazione di nuovi elementi in un gruppo già definito.

La “bulla”, spesso, è seguita dal suo gruppo di fedelissime: insieme riescono a trovare il punto debole della vittima e, molto spesso, tutto questo è invisibile agli insegnanti.

La vittima è solitamente una compagna, avente un certo grado di timidezza/insicurezza, o qualche disagio fisico o psicologico, ma potrebbe essere anche particolarmente bella ed invidiata. Le azioni commesse dalla bulla e dal suo gruppo, peggiorano la situazione di insicurezza e di timidezza, danneggiando l’approccio sociale della vittima: i pettegolezzi, le occhiate nei corridoi della scuola, le risate che accompagnano il passaggio del bersaglio, non fanno altro che distruggere e rallentare la costruzione del proprio io, della propria personalità. La vittima, spesso, si autoesclude dai rapporti sociali, anche se sono finite le vessazioni, e questo avviene per paura di nuovi “attacchi”, per l’insicurezza che non riesce a superare, e per la vergogna, anche, di essere stata vittima.

Inoltre, questo tipo di vessazioni psicologiche potrebbero portare facilmente allo sviluppo di disturbi alimentari (anoressia, bulimia, etc.), soprattutto nella fase adolescenziale, disturbi causati dall’assenza dell’accettazione del proprio corpo e della propria immagine riflessa: ricordiamo che il corpo è uno degli strumenti psicologici più a rischio per le vittime, più preso di mira rispetto a tutto il resto della persona. Se la giovane non è ancora “sviluppata” dal punto di vista fisico, allora viene derisa perché non è una donna, e al contrario, se ha forme più marcate rispetto al normale, la giovane verrà presa di mira perché obesa. In questa fase, quindi, sono facilmente riconoscibili i “complessi” mentali, quelle credenze non vere che sorgono quando si viene bersagliati da commenti poco edificanti.

Lara Vanni


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