I fattori di rischio nella delinquenza minorile

I fattori di rischio nella delinquenza minorile

Sommario: 1. Introduzione – 2. Fattori di rischio individuali – 3. Fattori di rischio sociali – 4. Conclusioni

 

1. Introduzione

La criminalità minorile si esprime sotto diverse forme ed ha modalità ben differenti per tipologia, cronicità, precocità o gravità. Può variare da un piccolo furto in un contesto di episodio isolato, sino ad arrivare ad un vero e proprio reato violento inserito in una più ampia carriera criminale in ascesa. La percentuale media osservata si riferisce ad adolescenti che, saltuariamente, tendono ad infrangere la legge. Pochi invece, fanno della criminalità un comportamento reiterato nel tempo che si evince mediante la commissione di crimini gravi o comportamenti violentissimi.

Da un punto di vista qualitativo, statisticamente parlando, sembra che i giovani criminali commettano maggiormente reati in danno della proprietà contro i reati violenti, i quali rappresentano una minima parte del totale.

In campo scientifico, con il progresso della psichiatria biologica e la psicologia criminale, sono state individuate due importanti correnti descrittive del fenomeno giovanile criminale: il paradigma individuale ed il paradigma sociale.

Entrambi i paradigmi presentano diversi limiti ma forniscono anche molti spunti che, se esaminati, sono in grado di fornire una mappatura interessante sul fenomeno criminologico minorile.

2. Fattori di rischio individuali

In campo clinico i fattori maggiormente considerati sono stati quelli psicologici.

Capacità cognitive e delinquenza

Dopo la creazione di varie scale di intelligenza, gli studi nel settore si sono subito dimostrati proficui. Gruppi di giovani criminali venivano rapportati a gruppi di controllo non criminali scoprendo che la differenziazione fra i primi sui secondi era comprensivo di un range fra i 20 e i 10 punti di differenza. Ciò significa che un giovane delinquente presenta un QI inferiore rispetto ad un giovane non delinquente.

Successivamente, questi dati furono criticati in quanto gli studi vennero eseguiti su soggetti scarsamente motivati, su detenuti depressi o su giovani istituzionalizzati. Tuttavia, con il miglioramento dei test, il dato è rimasto invariato e pertanto oggigiorno è accettato nella letteratura.

Di particolare interesse, è la correlazione che si evince fra QI e gravità dei crimini. Quanto più il QI è basso, tanto più il giovane criminale è violento. Uno studio di Cambridge ha notato come un basso QI di un bambino di otto anni prediceva un comportamento violento a trentadue anni.

Per quel che concerne l’interpretazione dei dati correlati QI inferiore – delinquenza, le teorie sono molte. Tuttavia, la maggioranza degli studiosi sul campo concordano nell’abbinare la dicotomia QI-delinquenza al fallimento scolastico. Il ragazzo con QI inferiore non riesce ad ottenere successi degni di nota e pertanto, fallendo, produce un atteggiamento antisociale e ostile verso la società, una bassissima autostima e il conseguente fallimento lavorativo.

Infine, un recentissimo studio longitudinale condotto da Barker et al., che ha seguito 698 ragazzi dai 12 ai 31 anni, ha individuato un rapporto importante fra capacità cognitive e comportamento antisociale. In base ai loro coinvolgimento illeciti, i soggetti furono divisi in diversi gruppi. La maggioranza di questi, circa il 55%, dimostrava un aumento dei furti rapportato all’aumentare dell’età mentre solo il 13% si lasciava andare a comportamenti violenti. Valutando il QI verbale e le funzioni esecutive dei soggetti studiati, si notò come queste erano inferiori alla media del gruppo di controllo non violento. La conclusione finale dello studio riportava l’evidenza di non considerare tutti i tipi di delinquenza allo stesso modo, ossia basarli su fattori di rischio diversi per diverso tipo di comportamento antisociale.

 Iperattività, impulsività e aggressività

Un certo numero di studi ha individuato un’associazione fra l’impulsività, l’iperattività e i disturbi dell’attenzione nell’infanzia (diventando poi comportamento antisociale). I tratti di personalità che fungono da predittori del comportamento antisociale restano quindi l’aggressività e l’opposizione.

Disturbi psichici maggiori e disturbi di personalità

Studi hanno dimostrato come droga e alcol siano associati alla delinquenza. Per quel che concerne le psicosi, sussistono una minoranza di reati violenti, in genere associate alla comparsa delle allucinazioni.

Anche i disturbi dell’umore sono stati associati alla delinquenza, seppur in modo nettamente inferiore. Nello specifico, sembra che i disturbi cronici depressivi a bassa intensità siano associati alla comparsa (Seguente al disturbo stesso) di comportamenti antisociali.

Alcuni disturbi della personalità hanno una fortissima correlazione con la delinquenza. Tuttavia, il disturbo stesso è già comprensivo di molti comportamenti illeciti e pertanto, la correlazione appare dubbia poichè il comportamento criminale è il disturbo stesso nel soggetto e non un comportamento da abbinare. Ciò quindi fa sì che in un ragazzo che non commette reati possa sussistere un disturbo della condotta mentre appare fortemente probabile far rientrare nella dicitura di disturbo antisociale colui che i reati li commette, andando a soddisfare i requisiti imposti dal DMS-V.

3. Fattori di rischio sociali

Famiglia

Gli studi nel settore sono tantissimi e sarebbe impossibile riportarli tutti per una disanima approfondita. Si procederà pertanto ad un riassunto generale della questione, al fine di fornire un quadro completo seppur economico in termini di spazio.

– Broken Home: fenomeno che consiste nella rottura del rapporto famigliare fra i suoi membri, generalmente ricavato dal divorzio. Studi dimostrano che la rottura del legame familiare porta un incremento del 10-15% di comportamenti illeciti nei figli; molti ricercatori ritengono che la natura dei comportmenti criminogeni sia dovuto alla tensione e all’ostilità verso un genitore già prima del divorzio;

– Monogenitorialità: studi hanno dimostrato come, in presenza di un solo genitore come la madre, il figlio possa avere maggiori probabilità di diventare un delinquente; studi successivi hanno posto in essere l’assenza del padre come figura di supporto mentre la presenza di un’altra figura di sostegno (Ad esempio la nonna) il tasso percentuale di comportamenti violenti si riduceva di molto;

– Giovane età della madre: questo importante fattore di rischio è molto importante se rapportato al comportamento aggressivo nei figli. I figli di madri minorenni presentano il triplo delle possibilità di diventare delinquenti rispetto tutti gli altri. Ovviamente, non è una colpa la giovane età del genitore ma i fattori a questa connessi, come precarietà lavorativa, deprivazione economica, madre adolescente o la presenza di problematiche familiari e di salute nella madre;;

– Inserimento sociale: un rapporto fra criminalità e minorenni risiede anche nell’inserimento genitoriale all’interno del tessuto sociale locale. Quanto più una famiglia è inserita nel contesto sociale cittadino o comunitario, tanto minore sarà la possibilità di avere un figlio delinquente.

Gruppo di coetanei e bande giovanili

Anche in questo caso, gli studi di settore sono molto ampi e per economicità di spazio, possiamo riassumerli in due grandi macrogruppi:

– i giovani che sono in gruppi di coetanei ben socializzati e inseriti nel tessuto sociale, presentano un bassissimo rischio di delinquenza per i membri che lo compongono. Il gruppo infatti, funge da protezione per i suoi membri che, in socialità con gli altri, si uniformano al comportamento non violento e non delinquenziale al fine di non essere emarginati o espulsi dai coetanei;

– di contro, nelle bande giovanili dedite alla delinquenza, il fattore gruppo costituisce un catalizzatore per la criminalità e i comportamenti devianti. Studi hanno dimostrato che i membri delle bande giovanili tendono a provenire tutti da famiglie disagiate, con problemi e dove sussiste una deprivazione economica. Anche l’esempio dei genitori (delinquenti o ex delinquenti) è un fattore predittivo.

Scuola

La scuola rappresenta un importante momento di vita sociale per i ragazzi. E’ importante quindi monitora re l’ambiente scolastico al fine di evitare la delinquenza negli alunni. Un importante aspetto sulla questione risiede nel coinvolgimento dei genitori nelle attività che la scuola offre e propone: scadenzi relazioni scuola-famiglia infatti, portano ad un aumento dell’indice di delinquenza nei ragazzi. Altro fattore predittivo è la presenza di allievi con scarso rendimento scolastico. Le ricerche esperite in questo senso, hanno concluso che non è importante l’organizzazione della scuola quanto la composizione degli alunni. Da ultimo, il corpo docente è predittore di delinquenza: un insegnante che utilizza strumenti disciplinari coerenti e corretti abbassa notevolmente la possibilità di incentivare comportamenti delinquenziali, rispetto ad un docente che non fornisce il buon esempio.

Ambiente sociale

Numerose ricerche hanno evidenziato come la segregazione, la povertà e la presenza di minoranze etniche sono predittivi di delinquenza. Solo questi fattori però, non bastano. La relazione sociale che esiste fra i cittadini e l’atomosfera del quartiere stesso sono fondamentali. Generalmente, il centro città è un luogo ove gli indici di giovani criminali sono più bassi rispetto la periferia.

4. Conclusioni

Oramai, il binomio QI basso – criminalità sembra essere assodato e pertanto risulta sempre utile una perizia psicodiagnostica sul minore autore di reato. L’incidenza che le capacità cognitive hanno sul comportamento del giovane non sono più un mistero e non devono essere valutate. Nell’anamnesi peritale occorrerebbe che il clinico indagasse anche sul contesto familiare e sociale dal quale il minore proviene, senza tralasciare il rendimento scolastico e le relazioni con i pari. Solo utilizzando tutti i fattori predittivi che la letteratura ci mette a disposizione, potremo avere un profilo completo circa i motivi che hanno spinto il ragazzo a delinquere, al fine di poter rappresentare al meglio la personalità del giovane e le sue ipotetiche motivazioni al cambiamento.

Altro importante campo di azione nel quale procedere mediante interventi mirati, è il settore della prevenzione. L’istituzione scolastica sembra essere il luogo migliore ove procedere con interventi preventivi, finalizzati all’educazione sociale in sfavore di comportamenti devianti. Le istituzioni inoltre, non dovrebbero trascurare quelle famiglie monogenitoriali in cui la madre è minorenne o che ha da poco superato la soglia della maggiore età. Le ricerche in questo senso, parlano chiaro e interventi mirati di sostegno economico e di inserimento nel tessuto sociale, possono essere fondamentali nel ridurre la possibilità di allevare giovani delinquenti.

 

 

 


Vittorio VOLTERRA, Psichiatria forense, criminologia e etica psichiatrica, Edra Edizioni, Milano, 2017
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Massimiliano dr Conte

Laurea in scienze e tecniche psicologiche, conseguita nel 2008; Laurea magistrale in psicologia, conseguita nel 2019; Esperto in psicodiagnostica clinica e forense; Facilitatore in Mindfulness; Musicoterapeuta ed arteterapeuta; Criminal Profiler; Pubblicato due libri: Come e perchè amiamo; Enciclopedia Essenziale ed Illustrata delle Parafilie Sessuali.

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