Il reato di bancarotta fraudolenta

Il reato di bancarotta fraudolenta

Bancarotta fraudolenta: cos’è 

Il reato di bancarotta fraudolenta è configurabile ogni qualvolta un imprenditore o una società, dichiarati giudizialmente falliti con sentenza, pongono in essere azioni a discapito dei propri creditori, al fine di precludergli la possibilità di aggredire il loro patrimonio personale o sociale.

Trova disciplina nella Legge Fallimentare (R.D. n. 267/1942), modificata dal D.L. n. 59/2016, convertito e modificato dalla L. n. 119/2016, la quale individua diverse fattispecie di bancarotta, diversificate a seconda della condotta e dello stato psicologico dell’agente.

Nel dettaglio, gli artt. 216 e 217 contemplano rispettivamente il reato di bancarotta fraudolenta e semplice, mentre il combinato disposto degli artt. 216, 217 e 223 disciplina l’ipotesi del concorso nel reato di bancarotta (persona estranea al fallimento che pone in essere, consapevolmente, condotte in concorso con il fallito al fine di raggirare le tutela ex lege prescritte a favore dei creditori dell’impresa stessa).

Oltre alla reclusione, l’imprenditore non potrà aprire una nuova impresa o esercitare uffici direttivi in altre aziende per dieci anni.

Bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice

Oltre alla bancarotta fraudolenta esiste la bancarotta semplice.

La bancarotta fraudolenta, si ha quando l’imprenditore o la società aggrava il proprio stato d’insolvenza a danno delle pretese avanzate dal creditore, a suo esclusivo vantaggio.

La stessa può ravvisarsi anche quando: – l’imprenditore/società sottrae, distrae, nasconde o distrugge beni e risorse finanziarie facenti parte del proprio patrimonio o di quello collettivo per arricchire se stesso (dolo generico), ovvero negando ai creditori le garanzie patrimoniali sulle quali soddisfarsi (bancarotta fraudolenta per distrazione); – l’imprenditore falsifica, distrugge o sottrae libri contabili per procurarsi un ingiusto profitto (dolo specifico), a danno dei creditori (bancarotta fraudolenta documentale); – l’imprenditore/società paga solo alcuni creditori, a spregio del principio della “pars condicio creditorum” sul quale è improntata la gestione del patrimonio fallimentare (bancarotta fraudolenta preferenziale).

La bancarotta semplice, invece, si configura allorquando il soggetto agente non agisce intenzionalmente, bensì arreca danno ai creditori a causa di una gestione imprudente dell’attività imprenditoriale.

Nel dettaglio, nei casi in cui abbia: sostenuto spese personali sproporzionate alle possibilità economiche, compiuto operazioni finanziarie imprudenti, posto in essere azioni al fine di ritardare il fallimento, aggravato la sua condizione senza chiedere personalmente il fallimento, non ha ottemperato alle obbligazioni di una procedura fallimentare precedente o non abbia tenuto le scritture per 3 anni anteriori al fallimento.

Bancarotta fraudolenta: pena e prescrizione 

Il reato di bancarotta fraudolenta si prescrive nel termine di 10 anni, decorrente dal momento della sentenza dichiarativa del fallimento o dello stato di insolvenza.

La pena si divide a seconda del tipo di bancarotta: – bancarotta fraudolenta, per distrazione o documentale: reclusione da tre a dieci anni. Oltre alla reclusione, l’imprenditore non potrà aprire una nuova impresa o esercitare uffici direttivi in altre aziende per dieci anni; – bancarotta preferenziale: reclusione da uno a cinque anni; – bancarotta semplice: reclusioneda 6 mesi a 2 anni, più l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per massimo 2 anni.

Inoltre, la condanna per bancarotta fraudolenta comporta per 10 anni l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale l’esercizio di uffici direttivi presso qualsiasi impresa.

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Ha conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo discutendo una tesi sperimentale in Diritto Penale Tributario e ha ottenuto il Diploma di Specializzazione in Professioni Legali preso la medesima Università. Al termine del percorso post laurea ha lavorato negli uffici della Procura delle Repubblica presso il Tribunale di Palermo come tirocinante, affiancando il Pubblico Ministero nelle udienze e nella redazione degli atti giudiziali. Ha conseguito un Diploma in Diritto Tributario Europeo ed Internazionale presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Palermo, ha frequentato un corso telematico in Diritto Penale Internazionale organizzato dalla School of Law della Case Western Reserve University di Cleveland, in Ohio (USA) e ha inoltre frequentato il Master biennale in Difensore Tributario organizzato dall’Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi. Negli anni ha maturato una specifica competenza in tema di Diritto immobiliare e Diritti reali, Diritto tributario, Diritto dell’Immigrazione, nonché in tema di reati fiscali, reati economici e nel settore delle Misure di prevenzione personali e patrimoniali. Approfondito il settore dell'assistenza alle imprese e specificamente dell’auto-imprenditorialità, valido strumento per la creazione di opportunità professionali giovanili, fornisce specifica assistenza in tema di Start-up, Start-up innovative ed internazionalizzazione delle PMI, in stretta correlazione con la nuova normativa italiana in tema di microcredito e mentoring. Di lingua madre italiana, parla fluentemente la lingua inglese e conosce la lingua francese.

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