Il sistema carcerario italiano ed una politica senza coraggio

Il sistema carcerario italiano ed una politica senza coraggio

La riforma dell’ordinamento penitenziario, maltrattata dal governo uscente e che con ogni probabilità verrà bloccata dal governo che verrà, era stata concepita per ottenere una diminuzione della recidiva, un carcere più umano ed una società più sicura.

I detenuti che, dopo un’attenta osservazione ed il parere positivo dei magistrati di sorveglianza, hanno accesso alle misure alternative alla detenzione intramuraria, che possono uscire per lavorare, che possono avere contatti con l’esterno, tornano a delinquere in percentuali inferiori al 30%. Al contrario, chi sconta l’intera pena in carcere, senza la possibilità di accedere alle pene alternative, torna a delinquere nel 70% dei casi.

Con dati simili alla mano sarebbe preferibile, quindi, che il carcere fosse un luogo di rieducazione e di reinserimento e non un parcheggio o, peggio, una discarica sociale.

In Italia, tranne rare eccezioni, il carcere è proprio questo: una discarica sociale. Ed il malfunzionamento delle strutture penitenziarie non è da addebitare ai direttori o alla polizia penitenziaria, bensì a strategie politiche fallimentari.

Chiunque abbia a che fare con il carcere, detenuti, familiari, magistrati, avvocati, volontari, educatori, direttori e personale delle strutture di reclusione, tutti abbiamo come unico avversario una politica priva di coraggio e spesso di competenze, sorda e cieca ad ogni sollecitazione, ad ogni richiamo e ad ogni richiesta d’aiuto.

Oltre diecimila detenuti hanno aderito nei mesi scorsi a forme di protesta non violente, affinché il governo uscente approvasse definitivamente i decreti attuativi della riforma. Ma non è servito a nulla, come a nulla è servita la condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per sistematici trattamenti inumani e degradanti nelle strutture penitenziarie del nostro paese.

La politica rincorre il consenso e lo ottiene. Ma è un consenso effimero, destinato a crescere o a diminuire a seconda degli avvenimenti che poco o nulla hanno a che fare con la reale capacità di governare un paese. Si dà per scontato che dopo i fatti di Macerata la Lega abbia aumentato il suo consenso elettorale perché all’omicidio di Pamela Mastropietro ha risposto con una propaganda che al primo posto poneva tolleranza zero verso tutti gli immigrati.

Parole, e non fatti, che sono seguite ad una tragedia utilizzata per fare campagna elettorale. Nessun merito politico.

E quindi anche una riforma che aggiunge civiltà viene comunicata come un “regalo ai mafiosi” ed utilizzata come ulteriore terreno di scontro.

Il governo uscente, impegnato in questa riforma per anni, per paura del parere contrario in vista delle elezioni, un parere emotivo e non basato sulla conoscenza, non ha avuto il coraggio di farla passare quando avrebbe potuto.

Le attuali forze politiche, martedì scorso, hanno negato l’accesso della riforma del sistema penitenziario all’esame della Commissione speciale alla Camera dei Deputati, facendo in modo che venga discussa in un futuro incerto dalle Commissioni ordinarie.

Questa decisione è l’anticamera della disfatta poco o nulla importa che ci siano le vite dei detenuti e che da questo fallimento non ci guadagnerà nessuno, ma ci perderemo tutti.

Da gennaio ad oggi ci sono già stati dieci casi accertati di suicidio nelle carceri italiane, ottomila sono i detenuti di troppo e settantamila i minori che scontano la detenzione insieme alle loro madri.

Il carcere continua ad essere una scuola di crimine che nulla insegna, che non riabilita, ma finisce di rovinare chiunque ci entri.

Oggi chi entra in carcere in Italia ne uscirà marchiato a fuoco e nella vita non potrà fare altro che delinquere, perché nessuno sarà disposto a dargli una seconda possibilità.

Mancanza di coraggio, incoscienza, cinismo. Resta, forse, una flebile speranza a cui ci aggrappiamo per vedere rispettati i diritti fondamentali di tutti: che i presidenti di Camera e Senato riconsiderino la decisione della conferenza dei capigruppo di non assegnare il decreto legislativo di riforma del sistema penitenziario alla Commissione speciale.

Visitate un carcere qualsiasi, cogliete ogni occasione possibile di contatto con il mondo della detenzione, fatelo per voi stessi, per i vostri figli. Fatelo perché per deliberare, o molto più banalmente per scrivere un post su facebook, è fondamentale conoscere.

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Agostina Stano

Praticante avvocato abilitata al patrocinio del Foro di Milano Volontaria presso l'associazione Avvocato di Strada Onlus di Milano

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