La norma ISO ed il regolamento EMAS nei sistemi di gestione ambientale

La norma ISO ed il regolamento EMAS nei sistemi di gestione ambientale

Sommario: 1. Premessa – 2. Che cos’è un Sistema di Gestione Ambientale – 3. La norma ISO – 4. Il Regolamento EMAS – 5. Differenze tra ISO ed EMAS

 

1. Premessa

In un periodo storico dove il concetto di sviluppo sostenibile assume sempre più rilevanza ponendosi come fattore di incidenza sulla qualità produttiva, sempre più organizzazioni ricorrono alla certificazione ambientale. La certificazione ambientale è un attestato di comprovato impegno per il rispetto dell’ambiente finalizzato alla riduzione dell’impatto ambientale mediante l’uso efficiente delle risorse. Fornisce un riconoscimento ufficiale a quelle organizzazioni che dimostrano un miglioramento ambientale continuo ed un costante impegno nella prevenzione dell’inquinamento, promuovendo in tal modo uno sviluppo economico in armonia con l’ambiente. L’organizzazione che decide volontariamente di ottenere la certificazione deve dotarsi di un Sistema di Gestione Ambientale (SGA) e sottoporlo a verifica da parte di un Ente terzo accreditato.

Per meglio comprendere quanto appena riportato, andremo a delineare: gli aspetti riguardanti la nozione di SGA, gli standard normativi da rispettare per ottenere le certificazioni ambientali, ed infine, le principali differenze che intercorrono tra la certificazione ISO e la registrazione EMAS.

2. Che cos’è un Sistema di Gestione Ambientale

Il Sistema di Gestione Ambientale (SGA) è uno strumento che permette ad un’organizzazione di rispettare le normative vigenti, sviluppando un sistema di autocontrollo che identifica e gestisce gli impatti sull’ambiente derivanti dall’esercizio della propria attività e finalizzato al miglioramento continuo delle prestazioni ambientali.

L’obiettivo principale di un SGA è, quindi, quello di perseguire performance ambientali sempre più elevate. Tale target parte da una rigorosa pianificazione ambientale basato sul ciclo di Deming (o ciclo PDCA, dall’acronimo delle quattro fasi di cui si compone).

Il modello studiato da William Edwards Deming ha come scopo il miglioramento continuo della qualità in un’ottica a lungo raggio. Promuove la cultura della qualità orientandola al costante miglioramento dei processi e all’ottimale utilizzo delle risorse partendo dall’assunto che per raggiungere tali risultati si renda necessario una continua interazione tra ricerca, progettazione, test, produzione e vendita.

Le quattro fasi cicliche di cui si compone tale modello, sono:

Plan (Pianificare): Stabilire gli obiettivi e i processi necessari per fornire risultati conformi alla politica ambientale dell’organizzazione;

Do (Attuare): Mettere in atto i processi pianificati;

Check (Verificare): Monitorare e misurare i processi rispetto alla politica ambientale, agli obiettivi e traguardi, alle prescrizioni legali e alle altre prescrizioni e riportarne i risultati;

Act (Agire): Intraprendere azioni per migliorare in continuo la prestazione del Sistema di Gestione Ambientale.

Alla luce di quanto visto, l’adozione di un Sistema di Gestione Ambientale può aiutare l’impresa su molteplici fronti come (tra gli altri): la valutazione degli impatti ambientali delle proprie attività, l’identificazione dei rischi ambientali, la commisurazione degli effetti negativi sul proprio business, l’individuazione delle criticità organizzative, il miglioramento sull’utilizzo delle risorse, il raggiungimento di un maggiore appeal di mercato per le elevate performance ambientali.

Gli strumenti per attuare e mantenere attivo un Sistema di Gestione Ambientale sono due: la norma internazionale UNI EN ISO 14001, di tipo privato, emanata nel 1996 e revisionata nel 2004 e nel 2015; il Regolamento comunitario EMAS, di tipo pubblico, emanato nella sua prima versione nel 1993, nella sua seconda versione nel 2001 ed infine nel 2009.

Entrambi sono volontari e richiedono di sottoporre il sistema ad una verifica da parte di un ente terzo accreditato che rilascia un certificato di conformità alle norme di riferimento.

3. La norma ISO

Prima di addentrarci nella disamina della normativa ISO per il settore ambientale, risulta utile definire il quadro generale dal quale la stessa scaturisce.

ISO è la sigla di “International Organization for Standardization”, un’organizzazione internazionale non governativa, fondata nel 1946 con sede a Ginevra, che si occupa di definire le norme tecniche che un soggetto deve rispettare affinchè sia conforme a specifici parametri di valutazione. A differenza di quello che si potrebbe pensare, ISO non è l’acronimo di “International Organization for Standardization”, la sigla deve la sua origine alla parola greca ἴσος (isos) ossia “uguale”. Questa scelta è dovuta all’intenzione di trovare una sigla che potesse esprimere un carattere di universalità, in luogo di un acronimo usualmente frutto della lingua d’origine.

Le sue certificazioni hanno carattere volontario in quanto l’adesione ad esse non è obbligatoria per legge, ed attestano la conformità dell’impresa a criteri valutativi atti a stabilire la presenza di specifici elementi all’interno dei processi aziendali.

Il ruolo che svolge l’International Organization for Standardization è quindi legato alla definizione di norme tecniche insieme a compiti di consulenza per ONU, UNESCO e per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione.

Quella delle ISO è una grande famiglia di linee guida che hanno come oggetto una moltitudine di settori, come ad es. la certificazione ISO 9001 che definisce requisiti di carattere generale, che possono essere implementati da ogni tipo di organizzazione, riguardanti la presenza di un adeguato sistema di gestione per la qualità all’interno dell’impresa. La certificazione ISO 45001 riguardante il sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro.  O ancora, la certificazione ISO 50001, mirata a fornire alle aziende un approccio volto al continuo miglioramento delle prestazioni dei propri sistemi di gestione energetica. Proprio per i numerosi settori nei quali esplica attività, l’ISO conta molti comitati di esperti, i cui membri sono nominati su segnalazione degli organismi nazionali associati.

La norma ISO dedicata ai Sistemi di Gestione Ambientale è la ISO 14001 la cui versione più recente è stata realizzata nel 2015, viene indicata come ISO 14001:2015 ed è applicabile a qualsiasi tipologia di Organizzazione pubblica o privata.

La norma ISO 14001 è, quindi, riconosciuta come standard per la certificazione di un Sistema di Gestione Ambientale per organizzazioni di tutte le dimensioni, basata sulla metodologia “Plan-Do-Check-Act” che contribuisce ad identificare, gestire, monitorare gli impatti ambientali relativi alle attività di un’organizzazione. Fornisce, inoltre, un quadro dettagliato per l’integrazione delle pratiche a protezione dell’ambiente, prevenzione dell’inquinamento, riduzione dei rifiuti e del consumo di energia e dei materiali.

La struttura della ISO 14001 è suddivisa in dieci sezioni, come segue: 1. Scopo 2. Norme di riferimento 3. Termini e definizioni 4. Contesto dell’organizzazione 5. Leadership 6. Pianificazione 7. Supporto 8. Attività operative 9. Valutazioni delle prestazioni 10. Miglioramento.

Le prime tre sezioni sono dedicate alla parte introduttiva, mentre le rimanenti sette contengono i requisiti per il Sistema di Gestione Ambientale.

Più dettagliatamente, la sezione 4Contesto dell’organizzazione” espone i requisiti per identificare le problematiche interne ed esterne all’organizzazione, identificare le parti interessate e le loro aspettative, definire lo scopo del SGA ed, infine, individuare i processi richiesti per il SGA.

La sezione 5 “Leadership” riguarda la necessità che la Direzione sia strumentale nell’implementazione del SGA. Cioè, deve dimostrare la volontà nell’attenta attuazione del SGA garantendo l’impegno ambientale, definendo e comunicando la politica ambientale e assegnando ruoli e responsabilità all’interno dell’organizzazione.

La sezione 6 “Pianificazione ha come oggetto la pianificazione del funzionamento continuo del SGA. Risulta essenziale valutare i rischi e le opportunità del SGA all’interno dell’organizzazione e identificare gli obiettivi ambientali per il miglioramento e i piani per conseguire tali obiettivi. Inoltre, è necessario che l’organizzazione ponga in essere una puntuale valutazione dei modi in cui i processi organizzativi interagiscono e influenzano l’ambiente, nonché degli impegni legali (e di altro tipo) richiesti alla stessa.

La sezione 7 “Supporto riguarda la gestione di tutte le risorse per il SGA, includendo i requisiti relativi alla competenza, alla consapevolezza, alla comunicazione e al controllo delle informazioni documentate (cioè i documenti e le registrazioni richiesti per i processi).

La sezione 8 “Funzionamento illustra quei requisiti operativi riguardanti tutti gli aspetti dei controlli ambientali che occorrono ai processi organizzativi, nonché la necessità di identificare potenziali situazioni di emergenza e pianificare le relative risposte col fine di essere pronti e preparati ad agire in caso di emergenza.

La sezione 9 “Valutazione delle prestazioni include i requisiti necessari per assicurarsi di poter monitorare il corretto funzionamento del tuo SGA. Questi requisiti comprendono il monitoraggio e la misurazione dei processi, la valutazione della conformità ambientale, gli audit interni e il riesame del SGA da parte della Direzione.

Infine, la sezione 10 “Miglioramento a chiusura della normativa prevede i requisiti predisposti per migliorare nel tempo il SGA, includendo la necessità di valutare le non conformità di processo e l’adozione di azioni correttive relative ai processi.

Come già anticipato il rispetto delle prescrizioni, dettate dalla norma in oggetto, viene certificato da un ente terzo al termine di opportune verifiche, cioè una volta comprovato la reale e continua applicazione del sistema di gestione aziendale nel pieno rispetto della norma ISO 14001.

Il primo step da effettuare, per ottenere tale certificazione, è l’analisi dei processi aziendali. In tal senso è opportuno dotarsi di un importante documento quale l’Analisi Ambientale Iniziale (AAI), vale a dire un accurato studio del contesto interno ed esterno all’azienda, finalizzato a rilevare le criticità, nonché evidenziare i margini di intervento. Nella stesura si deve dare conto delle condizioni operative non solo in un contesto routinario ma anche in condizioni di anomalia ed eccezionalità, oltre a fornire: una valutazione delle situazioni di emergenza e di incendi eventualmente accaduti; un report delle prescrizioni legali e contrattuali a cui l’azienda è sottoposta.

L’Analisi Ambientale Iniziale ha, quindi, il compito di dipingere il quadro generale (di partenza) dell’azienda, sebbene non sia espressamente previsto nella norma ISO, rappresentando un documento facoltativo. Ciò comporta la possibilità di non essere necessariamente richiesto dall’ente per la certificazione, ma la sua stesura rimane funzionalmente utile in un’ottica di misurazione e comparazione delle performance aziendali. L’ente preposto per la certificazione, infatti, potrebbe verificarne l’esistenza al fine di fornirsi di un documento rivolto alla comparazione del sistema.

La struttura del documento si può sintetizzare come segue: Inquadramento generale del sito, rivolto all’analisi ambientale, cioè uno studio delle caratteristiche generali dell’area che coinvolge il sito, riportando l’inquadramento geografico, territoriale, paesaggistico e urbanistico; Descrizione delle attività, è l’analisi dettagliata delle attività, dei prodotti e dei servizi dell’azienda. In questo passaggio viene, altresì, riportato: lo status del sito produttivo anche con riferimento a situazioni di inquinamento e contaminazione dovute ad attività passate e vengono individuate le singole fasi di produzione; Identificazione e descrizione degli aspetti ambientali legati alle attività, deve tener conto di condizioni operative normali e anormali, di possibili situazioni di emergenza e di incidenti; Identificazione delle prescrizioni legislative e regolamentari, cioè di tutte quelle norme che devono essere ottemperate dall’impresa sia in fase di autorizzazione che di controllo; Identificazione degli impatti ambientali associati agli aspetti trovati e valutazione della loro significatività, cioè un lavoro basato in prima battuta sull’individuazione degli aspetti ambientali legati alle proprie attività, e in seconda battuta nel determinarne gli impatti ambientali (reali e potenziali) associati a ciascun aspetto. Per ciò che invece attiene la valutazione sulla significatività di tali impatti possiamo assumere che, in linea generale, un impatto ambientale è tanto più significativo quanto meno la componente ambientale che lo subisce è in grado di ripristinare le proprie condizioni ambientali.

Da tale contesto viene dedotto un ordine di priorità di intervento sulle criticità riscontrate, evidenziando, così, le azioni correttive e di adeguamento che devono essere adottate.

Inoltre, la ISO 14001 permette all’azienda di stabilire il raggio d’azione della sua applicazione, potendo essere prevista sia per singole unità operative sia per l’intera organizzazione. Una volta definito ciò, tutte le attività, i servizi, i prodotti dell’azienda che rientrano in tale raggio d’azione devono necessariamente essere inclusi nel Sistema di Gestione Ambientale. Chiaramente, la scelta dell’ampiezza del raggio di applicazione rappresenta un fattore centrale per l’appeal derivante dalle prestazioni ambientali dell’azienda.

Il secondo step è rappresentato dallo sviluppo della Politica Ambientale, che possiamo definire come documento che illustri il target cui mira l’azienda. Si configura come la base sulla quale vengono individuati gli obiettivi da raggiungere. Una guida di attuazione e continuo miglioramento del Sistema di Gestione dell’azienda sulle performance ambientali oggetto di periodico riesame finalizzato al progressivo upgrade di sistema. La Politica deve essere comunicata a tutte le persone che lavorano, a vario titolo, per l’organizzazione in quanto fonte di espressione dei valori e dei principi che guidano l’azienda nel campo della tutela ambientale.

L’azienda, una volta formato il personale e definito sia i criteri, sia le modalità di intervento potrà richiedere la certificazione del Sistema di Gestione Ambientale, cioè l’attestazione da parte di un ente terzo indipendente, detto Organismo di certificazione, che il sistema è conforme ai requisiti della ISO14001.

La verifica è suddivisa in due parti: una verifica di carattere legislativo rivolta all’accertamento del rispetto delle prescrizioni mediante un controllo documentale; una verifica di carattere operativo, cioè un diretto controllo sul sito di produzione, con lo scopo di valutare l’effettiva congruità tra quanto riportato documentalmente e quanto in atto a livello operativo.

In assenza di non conformità viene rilasciata la certificazione la cui durata è di tre anni, nel corso dei quali sarà soggetta a verifiche periodiche di carattere semestrale o annuale. Certificato il Sistema di Gestione Ambientale secondo normativa ISO, l’azienda è libera di utilizzare il logo della certificazione a fini pubblicitari (ad es. sulla carta intestata o sul proprio sito internet). Infatti, sull’onda della crescente attenzione verso la sostenibilità, la certificazione ambientale diventa un riconoscimento che può costituire un vantaggio competitivo sui mercati nazionali ed esteri.

4. Il Regolamento EMAS

La normativa EMAS fa riferimento al sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS, Eco-Management and Audit Scheme). E’ un sistema cui possono aderire in modo volontario imprese e organizzazioni (sia pubbliche che private) aventi sede nel territorio della Comunità Europea o al di fuori di esso, che vogliono impegnarsi nel valutare e migliorare la propria efficienza ambientale. Fa parte degli strumenti volontari attivati nell’ambito del V Programma d’azione a favore dell’ambiente, il cui scopo prioritario è contribuire alla realizzazione di uno sviluppo economico sostenibile, evidenziando il ruolo giocato dalle organizzazioni.

Per quanto riguarda le fonti è opportuno evidenziare come il primo Regolamento EMAS n. 1836 sia stato emanato nel 1993 e nel 2001 è stato sostituito dal Regolamento n. 761 che, a sua volta sottoposto a revisione, è stato sostituito nel 2009 dal nuovo Regolamento n. 1221. Gli Allegati I, II e III sono stati, invece, modificati con il Regolamento UE 1505/2017 e l’Allegato IV con il Regolamento 2026/2018.

Si è, dunque, istituito un sistema di certificazione che riconosce a livello Europeo il raggiungimento di risultati di eccellenza nel miglioramento ambientale. Il Regolamento prevede l’adozione, da parte delle organizzazioni partecipanti, di Sistemi di Gestione Ambientale che siano basati su politiche, procedure e obiettivi di riduzione del proprio impatto sull’ambiente, infatti alle stesse è richiesta obbligatoriamente la redazione della Dichiarazione Ambientale che si sostanzia nel report di obiettivi raggiunti e delle modalità previste per il miglioramento continuo delle performace. La sua redazione ha carattere annuale e permette di comunicare all’esterno le proprie prestazioni ambientali ed il loro andamento nel tempo. Anche la Dichiarazione Ambientale viene verificata e sottoposta a certificazione, quale garanzia di veridicità e completezza delle informazioni che contiene.

La registrazione di una organizzazione viene effettuata dal Comitato EcoLabel – EcoAudit, con il supporto tecnico di ISPRA e delle ARPA regionali, coadiuvato da un organo di registrazione accreditato per la predisposizione della dichiarazione ambientale ed il supporto per la strutturazione di un SGA.

Affinchè avvenga la registrazione dell’organizzazione nell’apposito elenco istituito presso la Commissione Europea, il Regolamento EMAS prevede la verifica di specifici requisiti quali l’esistenza di un efficiente SGA, la conformità normativa e la convalida della Dichiarazione Ambientale.

La fase di verifica delle organizzazioni richiedenti la registrazione, prevede una doppia verifica. La prima svolta da una parte terza privata, cioè da quei soggetti c.d. Verificatori Ambientali accreditati da Accredia che è l’Ente unico italiano di accreditamento. La seconda è una verifica di terza parte pubblica che, come già detto, in Italia è eseguita dal Comitato Ecolabel – Ecoaudit, con il supporto tecnico di ISPRA e delle Agenzie regionali (ARPA).

Superate le verifiche e avvenuta la registrazione, sarà possibile per l’organizzazione l’utilizzo del logo certificato EMAS quale garanzia di una pianificata e sistematica attenzione alle problematiche ambientali, oltre che di un oggettivo e attendibile impegno verso la prevenzione ed il miglioramento continuo. E’, inoltre, previsto l’inserimento delle organizzazioni che hanno ottenuto la registrazione in un apposito elenco nazionale.

5. Differenze tra ISO ed EMAS

Come abbiamo avuto modo di vedere, ISO ed EMAS sono i principali strumenti di certificazione ambientale che prevedono un Sistema di Gestione Ambientale (SGA) per le imprese ed i siti di produzione. Entrambi gli schemi normativi definiscono i requisiti di cui deve essere fornito un sistema di organizzazione aziendale rivolto al rispetto della legislazione vigente in materia ambientale, nonché al controllo delle proprie attività, delle interazioni tra azienda ed ambiente e della riduzione progressiva nel tempo dell’impatto derivante dalle attività svolte.

Finalità e requisiti di questi due strumenti trovano molteplici punti in comune, tant’è che il Regolamento EMAS ha integrato le procedure per la registrazione EMAS con quelle dello standard ISO 14001. In tal modo la certificazione ISO 14001 ben si predispone a rappresentare un passo preliminare (sebbene NON obbligatorio) nel percorso finalizzato all’ottenimento della registrazione EMAS.

Ciò nonostante possiamo delineare quelle che sono le maggiori differenze tra le due norme.

La ISO è una norma tecnica internazionale realizzata da un organismo privato e la sua certificazione è affidata al controllo da parte di un organismo indipendente accreditato che verifica il rispetto degli standard normativamente previsti sul Sistema di Gestione Ambientale. L’Ente di certificazione, che si occupa di tale controllo, è a sua volta accreditato da un soggetto privato (ACRREDIA).

EMAS, invece, è un Regolamento comunitario che prevede la registrazione dell’organizzazione richiedente al temine di un doppio controllo, uno privato e uno pubblico, che non riguarda semplicemente l’SGA ma anche, in maniera incisiva, la parte documentale, quella cioè riguardante la validazione della Dichiarazione Ambientale. I “Verificatori Ambientali” sono soggetti privati accreditati da un’istituzione pubblica (il Comitato Ecoaudit-Ecolabel) ed il controllo “pubblico” viene effettuato da ISPRA.

La documentazione richiesta nella ISO attiene la Politica Ambientale, Analisi Ambientale Iniziale facoltativa e le Procedure di Sistema. Al contrario, EMAS pone vincoli precisi sulla redazione dell’Analisi Ambientale Iniziale e sulla Dichiarazione Ambientale, a queste si aggiungono la Politica Ambientale e le Procedure di Sistema. La comunicazione esterna, in accordo con il carattere obbligatorio dei documenti menzionati, è obbligatoria verso tutte le parti interessate in forma chiara mediante la Dichiarazione Ambientale aggiornata annualmente. Nella ISO, invece, rimane facoltativa.

In definitiva possiamo affermare che la registrazione EMAS rappresenta una posizione di eccellenza nella gestione ambientale, in virtù di più stringenti vincoli legati sia ai controlli sia all’obbligo di dotarsi dell’Analisi Ambientale Iniziale e della Dichiarazione Ambientale. Mentre la ISO verifica l’impegno nel minimizzare l’impatto ambientale dei processi, prodotti e servizi, attestando l’affidabilità del SGA applicato.

Sicuramente la presenza di una struttura pubblica, con tutto ciò che ne consegue in termini di controlli e vincoli documentali, e una obbligatoria comunicazione all’esterno che rende suscettibile l’operato dell’organizzazione a 360 gradi, rendono EMAS uno strumento preferibile in termini di garanzia e credibilità a fronte, però, di un maggiore dispendio economico, temporale e delle risorse impiegate. Per tal motivo ciascuna organizzazione dovrà valutare la convenienza tra l’ottenimento della certificazione ISO 14001 o la registrazione EMAS o, ancora, il graduale passaggio da una all’altra.

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Antonio Lo Cascio

Laureato in Giurisprudenza con una tesi di Diritto Penale Ambientale consegue il Master di II° livello in "Diritto dell'ambiente e gestione del territorio". Attualmente impegnato nell'ambito della consulenza ambientale.

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