Berlusconi contro Italia: ecco il testo del ricorso presentato alla Corte EDU

Berlusconi contro Italia: ecco il testo del ricorso presentato alla Corte EDU

La Corte di Strasburgo ha reso noto in data 26 aprile 2017 di aver assegnato il caso Berlusconi c. Italia alla Grande Camera, ai sensi dell’art. 30 della Convenzione EDU.

La questione era stata inizialmente affidata alla Prima Sezione della Corte EDU e, come noto, vede la propria origine nel ricorso presentato da Silvio Berlusconi nel settembre 2013, con il quale l’ex Premier lamentava la violazione, fra gli altri: dell’art. 7 (‘principio di legalità’); dell’art. 13 (‘diritto ad un rimedio effettivo’); dell’art. 14 CEDU (‘divieto di discriminazione’).

Le censure proposte riguardano la c.d. “Legge Severino” – D. Lgs. 31 dicembre 2012, n. 235 -, che disciplina le cause di ineleggibilità e decadenza di alcune cariche pubbliche, fra cui, all’art. 1, quella di senatore della Repubblica per «a) coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale; b) coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti nel libro II, titolo II, capo I, del codice penale; c) coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione, per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, determinata ai sensi dell’articolo 278 del codice di procedura penale».

Si tratta di reati particolarmente gravi, espressione di delinquenza di tipo mafioso o di altre forme di pericolosità sociale, le quali fanno presumere un’elevata capacità di inquinamento degli apparati pubblici da parte delle organizzazioni criminali.

Ebbene, come noto, il decreto Severino è stato applicato retroattivamente nei confronti di Berlusconi. Invero, il Senato, il 27 novembre 2013, aveva votato a favore della decadenza dalla carica dell’allora senatore Berlusconi, dopo la condanna definitiva pronunciata nei confronti di quest’ultimo per fatti di frode fiscale (art. 2, D. lgs. n. 74/2000) risalenti al 2004 (si tratta di Cassazione penale, sez. fer., 01 agosto 2013, n. 35729).

Si badi che la questione è già stata affrontata dalla Corte costituzionale, con sentenza n. 236/2015 in relazione alla decadenza dalla carica di Sindaco di Napoli di Luigi De Magistris, dallo stesso impugnata avanti il Tribunale amministrativo competente, il quale a sua volta aveva sollevato questione di legittimità costituzionale.

La Corte, però, negando la natura sanzionatoria delle norme di ineleggibilità e decadenza, aveva dichiarato infondata la questione, con ciò ammettendo la loro applicazione retroattiva.

In particolare, secondo il ragionamento della Consulta, «tali misure non costituiscono sanzioni o effetti penali della condanna, ma conseguenze del venir meno di un requisito soggettivo per l’accesso alle cariche considerate o per il loro mantenimento: «nelle ipotesi legislative di decadenza ed anche di sospensione obbligatoria dalla carica elettiva previste dalle norme denunciate non si tratta affatto di “irrogare una sanzione graduabile in relazione alla diversa gravità dei reati, bensì di constatare che è venuto meno un requisito essenziale per continuare a ricoprire l’ufficio pubblico elettivo” (sentenza n. 295 del 1994), nell’ambito di quel potere di fissazione dei “requisiti” di eleggibilità, che l’art. 51, primo comma, della Costituzione riserva appunto al legislatore» (sentenza n. 25 del 2002). In sostanza il legislatore, operando le proprie valutazioni discrezionali, ha ritenuto che, in determinati casi, una condanna penale precluda il mantenimento della carica, dando luogo alla decadenza o alla sospensione da essa, a seconda che la condanna sia definitiva o non definitiva».

Ebbene, perché la questione sarà trattata dalla Grande Camera?

L’art. 30 CEDU dispone che una questione può essere affidata alla Grande Camera (i.) se la questione oggetto del ricorso solleva gravi problemi di interpretazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, ovvero (ii.) se la sua soluzione rischia di dar luogo a un contrasto con una sentenza pronunciata anteriormente dalla Corte.

Restano, dunque, aperti tutti gli scenari circa la posizione dei Giudici di Strasburgo.

Mettiamo qui a disposizione anche dei nostri lettori il ricorso avanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo presentato dal Sen. Berlusconi.

 


Fonte:
CEDU Berlusconi c. Italia. Il ricorso affidato alla Grande Camera, in www.giurisprudenzapenale.com, ISSN 2499-846X, 2017

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