Brexit: la caccia alla doppia cittadinanza e alla cittadinanza italiana

Brexit: la caccia alla doppia cittadinanza e alla cittadinanza italiana

BREXIT: il cammino verso il divorzio del Regno Unito da Bruxelles

Il 23.06.2016 ha rappresentato una data memorabile per l’Unione Europea (se ancora si può definire tale), in quanto il popolo inglese è stato chiamato ad esprimere la propria volontà se continuare a beneficiare del diritto ad essere cittadini europei, mediante un referendum consultivo e non vincolante (noto come Referendum Brexit).

Il ‘voto Brexit’ ha registrato una percentuale di consensi a favore dell’uscita dalla UE pari al 51,9%, contro il 48,1% di voti a sfavore.

Non sono mancati dissapori interni, ovvero tale esito ha comportato una spaccatura tra le Nazioni del Regno Unito. La maggioranza dei voti favorevoli si è registrata in Inghilterra e Galles, contrariamente alla Scozia ed Irlanda del Nord.

Prova di tale spaccatura è stata la Scozia. Il Parlamento scozzese ha, infatti, espresso la volontà di indire un secondo referendum per ottenere l’indipendenza. La richiesta non è stata però presa in considerazione e così la Scozia ha provato a proporre un referendum bis sulla secessione da Londra.

Altro passo decisivo verso la fine dell’esperienza europea per il popolo britannico, durata ben 44 anni, è stata la consegna, da parte dell’ambasciatore britannico, Tim Barrow, al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, della lettera con la formale richiesta del Regno Unito di attivazione della procedura di uscita dall’Unione Europea, così come previsto dall’art. 50 del Trattato di Lisbona, firmata da Theresa May.

Con tale lettera la Gran Bretagna si avvia a lasciare l’UE e avrà a disposizione due anni di tempo per trattare le condizioni, soprattutto economiche, per l’uscita dall’Unione Europea con gli altri Paesi.

BREXIT: conseguenze e caccia alla cittadinanza italiana

A partire dalla proclamazione del risultato del referendum sulla Brexit si è scatenata una vera e propria corsa dei britannici alla richiesta della cittadinanza italiana, mossi dalla preoccupazione di perdere tutte quelle agevolazioni e benefici riconosciuti ai cittadini europei.

Tra i maggiori rischi è la perdita della convenienza fiscale (aliquote basse sui redditi delle società, ora al 20%) di cui ad oggi gode il Regno Unito, soprattutto per le multinazionali. L’uscita dall’Ue del Regno Unito pone, infatti, il Paese fuori dalle regole europee, che prevedono meccanismi di semplificazione burocratica sull’Iva e, per le multinazionali, un alleggerimento del prelievo per le royalties e per i dividendi.

Ma anche dal punto di vista commerciale ci saranno grossi cambiamenti. Fino ad oggi le operazioni di import/export sono state regolate da leggi europee comuni, con l’autofatturazione prevista per gli acquisti intracomunitari e la tassazione al consumo, come se non ci fossero confini. In futuro le merci dovranno essere dichiarate in bolletta doganale, come se fosse una cessione extra-Ue.

Ciò, ed altro ancora, ha determinato quella che può essere considerata una vera e propria “caccia alla doppia cittadinanza”.

BREXIT: regole e procedure per ottenere la cittadinanza italiana

La cittadinanza italiana può essere acquisita nei seguenti modi:

– per filiazione (“ius sanguinis”), ovvero è cittadino per nascita il figlio di padre o madre cittadini italiani;

– per nascita sul territorio italiano (“ius soli”), ovvero l’acquista: 1) colui i cui genitori siano ignoti, apolidi o non trasmettano la propria cittadinanza al figlio secondo la legge dello Stato del quale risultano cittadini; 2) il figlio di genitori ignoti che sia stato trovato abbandonato in territorio italiano e di cui non si possa rilevare la cittadinanza;

durante la minore età, a seguito di riconoscimento/dichiarazione giudiziale di filiazione, di adozione o di naturalizzazione del genitore. In quest’ultimo caso, occorre che il minore conviva con i genitori ed, al raggiungimento della maggiore età, potrà decidere di rinunciarvi qualora sia in possesso di doppia cittadinanza;

– per matrimonio con cittadino/a italiano/a, a condizione che lo straniero abbia risieduto in Italia per 2 anni o all’estero, dopo il matrimonio, per almeno 3 anni;

– per residenza nel territorio dello Stato da almeno 10 anni, per gli stranieri non comunitari. Non mancano casi in cui il periodo richiesto è inferiore (art. 9 L. 91/92);

concessione per meriti speciali, in virtù di leggi speciali o per beneficio di legge.

Riconoscimento del possesso della cittadinanza agli stranieri discendenti da avo italiano emigrato. Le condizioni richieste per tale riconoscimento si basano, da un lato, sulla dimostrazione della discendenza dal soggetto originariamente investito dello status di cittadino (l’avo emigrato) e, dall’altro, sulla prova dell’assenza di interruzioni nella trasmissione della cittadinanza italiana.

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