Chi era Giovanni Falcone e perché è stato brutalmente ucciso?

Chi era Giovanni Falcone e perché è stato brutalmente ucciso?

In questo articolo cercheremo di rispondere ad alcune domande: chi era Giovanni Falcone? Cosa rappresentava per la lotta alla mafia? Perché è stato ucciso?

La mafia aveva paura di Giovanni Falcone?

Ebbene si, la mafia aveva paura di Falcone, una paura enorme, come enorme è stata l’esplosione provocata da 1000 kg di tritolo, di cui la mafia si è servita per accertarsi che il giudice morisse e che non restasse niente di lui.

Cosa nostra voleva essere certa di ucciderlo, non poteva rischiare che restasse in vita; la mafia da terrorista che terrorizza, stavolta era terrorizzata.

Chi era Giovanni Falcone?

Giovanni Falcone è stato un magistrato italiano. Come è noto, esistono i magistrati inquirenti/requirenti e i magistrati giudicanti, Giovanni Falcone era un magistrato inquirente/requirente, in altre parole un Procuratore (aggiunto) della Repubblica Italiana (denominato Pubblico ministero durante lo svolgimento della funzione giudiziaria).

La sua funzione, dunque, non era quella di decidere i processi, condannando o assolvendo gli imputati, ma era quella di dirigere le indagini preliminari (quindi raccogliere gli elementi di prova), promuovere l’azione penale e pretendere la punizione dei reati, essendo considerato parte nel processo. (1)

Il Pubblico ministero è un organo fondamentale del procedimento penale che garantisce l’imparzialità del giudice che andrà a decidere sull’imputazione.

Prima di vedere nel dettaglio i ruoli ricoperti da Giovanni Falcone, è necessario svolgere un’ultima precisazione: nel 1988 è entrato in vigore il nuovo codice di procedura penale e il nostro sistema processuale da inquisitorio è diventato accusatorio. (2) Le differenze tra i due sistemi sono molteplici, ma in questo articolo ne interessa soltanto una.

Nel sistema processuale previgente, infatti, vi era la figura del giudice istruttore, al quale spettava dirigere la formazione della prova e promuovere l’azione penale. Il giudice istruttore, in più, decideva se archiviare il procedimento o se rinviare a giudizio l’indagato. La stessa persona che dirigeva le indagini, dunque, le valutava e decideva se archiviare o rinviare a giudizio.

Oggi, invece, le indagini sono dirette dal Pubblico ministero e l’ultima parola sull’archiviazione o sul rinvio a giudizio spetta ad un giudice diverso dal PM (Gip o Gup) (3).

Nel nuovo codice, la figura del giudice istruttore è stata abolita e sostituita con una figura imparziale, cioè il giudice delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare (Gip o Gup).

Per la precisione Giovanni Falcone è stato:

– sostituto Procuratore della Repubblica di Trapani dal 1967 al 1970;

– Giudice istruttore del Tribunale di Trapani fino al 1978;

– Giudice istruttore del Tribunale di Palermo fino al 1988, anni in cui ha preso parte al famigerato “pool antimafia”;

– Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo;

– Direttore generale degli affari penali delle grazie e del casellario;

– candidato alla nomina di primo Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. (4)

Il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo è una figura istituita per la prima volta nel 1992, ruolo al quale Falcone si era candidato e la sua nomina si considerava altamente probabile. Il Giudice, infatti, aveva già presentato il curriculum col suo profilo professionale e il 24 febbraio 1992 era già avvenuta la sua audizione avanti la Commissione per il conferimento degli uffici direttivi.

Il 1992, però, è anche l’anno in cui Giovanni Falcone è stato brutalmente assassinato.

Perché è stato ucciso?

Si ricorda che Giovanni Falcone è stato ucciso il 23 maggio del 1992, poco prima della probabile nomina al ruolo di Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

In Italia, e in particolare in Sicilia, nel 1992 si veniva da decenni di fuoco, la mafia siciliana guidata da Totò Riina aveva adottato lo stragismo, cioè la strategia terroristica basata sulle stragi.

Vennero, infatti, crudelmente assassinati tantissimi esponenti dello Stato, da forze dell’ordine a magistrati, sindaci e presidenti regionali. Chiunque non osava piegarsi, era destinato a morire.

Lo stragismo ha piegato tantissime persone, ma molte altre hanno dato la vita pur di alzare la testa.

Cesare Terranova, Peppino Impastato, Pio la Torre, Rocco Chinnici, Placido Rizzotto, Antonino Burrafato, Padre Pino Puglisi, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti, tantissimi altri ancora.

Il Giudice Falcone, in particolare durante gli anni a Trapani e a Palermo, si è occupato sempre di mafia, dimostrando uno spiccato senso di giustizia corroborato da una grande propensione investigativa e fiuto del malaffare.

Il Giudice comprese, sin da subito, che per avere successo nelle indagini contro le associazioni mafiose fosse necessario ricostruire i loro movimenti bancari e patrimoniali, guardare i loro soldi insomma.

Nel 1984 Rocco Chinnici con Falcone, Borsellino, Guarnotta e Di Lello formò il “pool antimafia” di Palermo, un organo coordinatore delle indagini riguardanti il fenomeno mafioso. Il pool si occupò solamente dei processi di mafia e il grande lavoro svolto portò a costituire il “maxiprocesso” nel 1986 che il 16 dicembre 1987 si concluse con 360 condanne a 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire di multe da pagare. (5)

Questo fu il primo grande colpo che lo Stato inflisse alla mafia e Giovanni Falcone ne fu un grande protagonista.

Falcone aveva capito come mettere in ginocchio la mafia e doveva essere eliminato. Inizialmente non venne eletto consigliere istruttore della Procura di Palermo, gli venne preferito Antonino Meli, poi venne smembrato il pool antimafia e nel 1989 il Giudice fu vittima di un attentato (l’attentato dell’Addaura), che fortunatamente non andò come previsto.

Falcone non si fece intimorire e continuò il suo lavoro andando dritto per la sua strada, da Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo si candidò per il ruolo di Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, un ruolo appena istituito.

Il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo svolge delle importanti funzioni di coordinamento della lotta dello Stato alla mafia. La mafia non sarà più combattuta come un fenomeno concernente una determinata Regione, ma come fenomeno nazionale e ancora di più come fenomeno globale.

Il PNA, dunque, coordina l’attività di indagine su tutto il territorio nazionale in relazione ai procedimenti di prevenzione antimafia e antiterrorismo, disponendo anche della DIA (Direzione investigativa antimafia). E’ un ruolo che dà completezza alla lotta antimafia dello Stato e che mette in collegamento i procuratori distrettuali sulle indagini in questione. (6)

La nomina di Giovanni Falcone a Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo poteva, sicuramente, dare ancora più efficacia alla lotta alla mafia su tutto il territorio nazionale.

Per la mafia era troppo. Cosa Nostra era debole e aveva bisogno di eliminare i suoi nemici più forti.

Il 23 maggio 1992 uccise il Giudice che più di tutti poteva contrastarla.

Per concludere

Concludiamo l’articolo con una citazione del Giudice antimafia, così da ricordarlo e ringraziarlo per aver dato la sua vita alla lotta alla mafia.

La mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”(7), ma abbiamo anche il dovere di dire che “La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”(8).

 


(1) art. 50 c.p.p.
(2) D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477.
(3) art. 408 c.p.p.; art. 416 c.p.p.; art. 425 c.p.p.
(4) https://www.csm.it/web/csm-internet/-/inserire-contenuto-giovanni-falcone?show=true&title=Gli%20incarichi%20di%20direzione&show_bcrumb=Gli%20incarichi%20di%20direzione.
(5) https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone.
(6) Art. 371-bis c.p.p.
(7) G. Falcone, Cose di Cosa Nostra, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2017.
(8) https://www.youtube.com/watch?v=T1ziz9KbTVk
consulenza_per_privati_e_aziende          consulenza_per_avvocati

Salvis Juribus – Rivista di informazione giuridica
Ideatore, Coordinatore e Capo redazione Avv. Giacomo Romano
Listed in ROAD, con patrocinio UNESCO
Copyrights © 2015 - ISSN 2464-9775
Ufficio Redazione: redazione@salvisjuribus.it
Ufficio Risorse Umane: recruitment@salvisjuribus.it
Ufficio Commerciale: info@salvisjuribus.it
The following two tabs change content below.

Emiliano La Ganga

Articoli inerenti