Teresa Bottega, “Un tragico delitto cancellato dalla prescrizione”

Teresa Bottega, “Un tragico delitto cancellato dalla prescrizione”

Teresa Bottega. Un nome, apparentemente, sconosciuto e che non dice nulla. In realtà, dice e racconta molto più di quanto si possa pensare. Marzo 1990. Ci troviamo a Spoltore, in provincia di Pescara. Teresa è una moglie, mamma di 35 anni, sposata con Giulio dal quale ha avuto due figli: una femmina, all’epoca 13enne, e un maschio di appena 11 anni. Coniugata da 14 anni, il rapporto con il marito è diventato parecchio burrascoso. Il marito amava essere un uomo libero e Teresa si sentiva trascurata. Si diceva che la giovane donna, a causa di questa situazione, fosse caduta anche nella terribile morsa della tossicodipendenza. L’ennesimo litigio, però, ha portato ad un tragico “naufragio”: Giulio Cesare Morrone, colto da un raptus d’ira, prima rifila alla moglie una forte botta in testa e poi la strangola. Accertatosi che la consorte ha smesso, definitivamente, di respirare, la mette in un sacco, nascondendola poi nel portabagagli della sua auto e si incammina, percorrendo km e km, fino a giungere nel ferrarese[1].

Giunto lì, si disfa del cadavere di Teresa gettandola in un fiume. La corrente si porta via il sacco con la vittima dentro. I resti di Teresa Bottega, non saranno mai ritrovati. Ammesso che siano stati trovati da qualche parte, potrebbero benissimo giacere in un cimitero sotto un’anonima lapide. Un delitto perfetto che non ha lasciato alcuna traccia, celatosi dietro un profondo silenzio per ben 22 anni. Per i familiari della Bottega e, soprattutto, i piccoli figli la giovane donna era solo una persona scomparsa. I figli di Teresa sono cresciuti, diventati adulti, la figlia femmina, la più grande, si è formata una famiglia mentre il fratello, appassionato di montagne, scala le cime fino a un tragica giornata di nove anni fa quando, durante l’ennesima scalata, precipita e muore. Incontra la morte, senza mai sapere la verità sulla scomparsa di sua madre. Due anni dopo, Giulio Cesare Morrone confessa ad un suo amico sacerdote il delitto; un fatto che, appreso da una terza persona vicina allo stesso prelato, viene denunciato alla Questura di Pescara[2].

Il caso sulla scomparsa di Teresa Bottega viene riaperto; suo marito viene fermato, interrogato, confessa l’omicidio, raccontando tutti i particolari: a cominciare da come si sono svolti e succeduti i fatti, dicendo di aver ammazzato la donna perché esasperato[3]. Chiede il rito abbreviato, tramite il suo avvocato, e si presenta davanti al Gup. I familiari di Teresa, conosciuta finalmente la verità, sperano nella giustizia; il pubblico ministero incaricato chiede per Morrone la pena di 16 anni di reclusione. Purtroppo, dopo Teresa muore anche la speranza di avere quel briciolo di sana giustizia. Giulio Cesare Morrone non farà nemmeno un giorno di carcere. Pur essendo lui il responsabile della morte della sua consorte, per il giudice dell’udienza preliminare non andrà, nemmeno per un minuto, dietro le sbarre. Il motivo? Trattasi di delitto commesso senza alcuna premeditazione in più sono assenti i futili motivi. Ragion per cui il reato di omicidio, dopo 23 anni, si è estinto per avvenuta prescrizione.

Alla lettura della sentenza dei magistrati e all’uscita dal tribunale, interpellato dai giornalisti, Morrone se ne esce con un’esclamazione tutt’altro che comprensibile e condivisibile: “sia lodato Gesù Cristo, più di questo che vi devo dire[4]. I familiari della vittima si scagliano contro di lui, affermando con piena convinzione: “Sapeva che il reato sarebbe andato in prescrizione. È un omicidio impunito, si è solo liberato. Ha studiato tutti i particolari, sapeva che il reato sarebbe andato in prescrizione”.

Questa vicenda apre una serie di interrogativi, “conditi” da non poche perplessità: è giusto o meno mantenere, nel nostro ordinamento penale, l’istituto della prescrizione? Può anche un omicidio, la più grave delle offese che si commettono nei confronti di un individuo, della sua libertà e integrità psico-fisica, essere cancellato dopo anni da una sentenza di tribunale che lo estingue per avvenuta decorrenza dei termini? La prescrizione è, veramente, necessaria per una giustizia giusta e in termini ragionevoli o è il vero “cancro” della giustizia italiana?

La prescrizione, come istituto giuridico, è stata inserita per far sì che, in caso di procedimento a carico di una persona, quest’ultima possa essere giudicata in termini ragionevoli, senza che subisca il peso dei tempi lunghi della nostra giustizia.

Tuttavia, per un fatto costituente reato il termine di prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui è stato commesso il reato.

I tempi della prescrizione variano a seconda del tipo di fatto-reato commesso: ragionando in termini standard, non è inferiore ai sei anni in caso di delitti, e a quattro anni in caso di contravvenzioni. La legge, inoltre, disciplina tutti i singoli casi che prevedono la sospensione o interruzione della prescrizione. Tornando al delitto Bottega, l’ex marito Giulio Cesare Morrone si è salvato, oltre che dalla cella, soprattutto dalla massima pena, l’ergastolo. Secondo quanto la nostra legge stabilisce, il requisito unico e fondamentale per essere condannati al carcere a vita, è che quel delitto deve essere premeditato ossia preceduto, come insegnava Cesare Lombroso, da un disegno e volontà talmente chiari che precedono la commissione vera e propria di quel crimine. Disegno criminoso che dovrebbe essere accompagnato, anche, dai futili motivi. Il fatto che lo strangolamento della Bottega sia stato il frutto di un raptus del marito, non è sinonimo di volontarietà vera e progettata, tanto più di un gesto folle scaturito da motivi futili. Questo, in sostanza, il motivo per il quale, dopo 23 lunghi anni di silenzi e confessioni tardive, l’omicidio di Teresa Bottega si è estinto per prescrizione. Qualora i magistrati di Pescara si fossero pronunciati, imputando a Morrone il reato di omicidio volontario, con l’aggravante della premeditazione, in un processo normale fino al terzo e ultimo grado di giudizio, ci sarebbe stata una condanna al carcere a vita. Avendo chiesto il rito abbreviato, altro aspetto di cui si discute parecchio e in modo critico, l’imputato avrebbe ottenuto la riduzione della pena e l’ergastolo sarebbe diventato così una condanna a 30 anni di reclusione.

Una drammatica, intricata vicenda che ha sollevato sconcerto e lasciato l’amaro in bocca. Anche una tragica e violenta morte può essere prescritta, senza condannati e con colpevoli definitivamente a piede libero.


[1] Prima da Noi, Link: https://www.primadanoi.it/video/545714/Assolto-per-l-omicidio-Bottega-.html
[2] Il Centro. Link pdf verbale: https://docs.google.com/file/d/0Bz2PqOTuOiVYeXB3VnpETXU3Mms/view
[3] Il Centro. Link pdf verbale: https://docs.google.com/file/d/0Bz2PqOTuOiVYMVpQMkowWXdkaHM/view
[4] Fonte: https://www.fanpage.it/attualita/nel-1990-uccise-la-moglie-a-pescara-ma-non-andra-in-prigione
         

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