Interdittiva antimafia, il semplice legame di parentela non dimostra contiguità alla criminalità organizzata

Interdittiva antimafia, il semplice legame di parentela non dimostra contiguità alla criminalità organizzata

T.A.R. Bari, sez. III, 16 luglio 2018, n. 1084 – Pres. Gaudieri, Est. Cocomile

In sede di interdittiva antimafia il criterio del c.d. “più probabile che non” non può giungere ad affermare che l’imprenditore, il quale abbia rapporti di parentela, anche molto prossimi, con un indiziato di appartenenza mafiosa, sia permeabile all’infiltrazione se alla mera relazione familiare non si accompagnino, in concreto, anche elementi indicativi di stretti collegamenti.

Ha chiarito il Tar che non costituisce prova idonea a dimostrare l’insussistenza del presupposto dalla stabile convivenza ex art. 84, comma 4, lett. f), d.lgs. n. 159 del 2011 (quale situazione relativa a tentativi di infiltrazione mafiosa che danno luogo all’adozione dell’informazione antimafia interdittiva) la produzione dei certificati di residenza di due soggetti (legati da stretto rapporto di parentela) in differenti indirizzi.

Invero, i due risiedono nello stesso Comune, nella stessa via (in distinti numeri civici) ma nella stessa palazzina, il che è agevolmente verificabile da Google Street View, elemento quest’ultimo valutabile, in quanto nozione di fatto che rientra nella comune esperienza, ai sensi dell’art. 115, comma 2, cod. proc. civ. (disposizione applicabile al processo amministrativo in forza del “rinvio esterno” di cui all’art. 39 c.p.a.)[1].

Se alla relazione familiare intercorrente tra padre e figlio si accompagnano elementi ulteriori secondo il criterio del cd. “più probabile che non” indicativi di stretti collegamenti per affari o interessi comuni, totale cointeressenza ed intreccio di interessi economici, emergenti dall’esistenza di un gruppo di imprese recante nella stessa denominazione la dicitura riconducibile al gruppo familiare, ovvero dalla esistenza di società gestite a rotazione dai componenti della stessa famiglia, facenti capo tutte direttamente o indirettamente al capostipite (riconducibile alla criminalità organizzata), si può giungere al affermare l’esistenza di un tentativo di infiltrazione mafiosa.

Se il mero legame di parentela non è sufficiente a contaminare con i sospetti di contiguità alla criminalità organizzata, va tuttavia considerato che il giudizio è diverso, qualora ai legami familiari corrisponda anche la condivisione di aspetti della vita quotidiana (e non vi sia alcun segno di allontanamento dai condizionamenti della famiglia, ovvero di scelta di uno stile di vita e di valori alternativi), tanto più se ai contatti personali si accompagnino cointeressenze economiche o comunque collegamenti tali da far supporre una comunanza di attività (ed a maggior ragione se, dall’intreccio di interessi economici e familiari, sia possibile desumere che rapporti di collaborazione intercorsi tra familiari costituiscano strumenti volti a diluire e mascherare l’infiltrazione mafiosa nell’impresa considerata).


[1] Le immagini di strade reperibili su Google, in quanto disponibili a chiunque come notizie di comune esperienza e pertanto prive del requisito di intrinseca incertezza che caratterizza invece le notizie solo inserite nel web e non acquisite al patrimonio di comune conoscenza, si possono considerare notorio giudiziario ex art. 115 c.p.c.
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Avv. Giacomo Romano

Ideatore, coordinatore e capo redazione at Salvis Juribus
Nato a Napoli nel 1989, ha conseguito la laurea in giurisprudenza nell’ottobre 2012 con pieni voti e lode, presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, discutendo una tesi in diritto amministrativo dal titolo "Le c.d. clausole esorbitanti nell’esecuzione dell’appalto di opere pubbliche", relatore Prof. Fiorenzo Liguori. Nel luglio 2014 ha conseguito il diploma presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. Subito dopo, ha collaborato per un anno con l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli occupandosi, prevalentemente, del contenzioso amministrativo. Nell’anno successivo, ha collaborato con uno studio legale napoletano operante nel settore amministrativo. Successivamente, si è occupato del contenzioso bancario e amministrativo presso studi legali con sede in Napoli e Verona. La passione per l’editoria gli ha permesso di intrattenere una collaborazione professionale con una nota casa editrice italiana. È autore di innumerevoli pubblicazioni sulla rivista “Gazzetta Forense” con la quale collabora assiduamente da giugno 2013. Ad oggi, intrattiene collaborazioni professionali con svariate riviste di settore e studi professionali. È titolare di “Salvis Juribus Law Firm”, studio legale presso cui, insieme ai suoi collaboratori, svolge quotidianamente l’attività professionale avendo modo di occuparsi, in particolare, di problematiche giuridiche relative ai Concorsi Pubblici, Esami di Stato, Esami d’Abilitazione, Urbanistica ed Edilizia, Contratti Pubblici ed Appalti.

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