
Il ruolo degli ADR nel risanamento dell’impresa
Abstract. Gli accordi di ristrutturazione dei debiti costituiscono uno degli strumenti attraverso i quali il Codice della crisi d’impresa (CCII) e dell’insolvenza mira a favorire il superamento della situazione di crisi mediante una soluzione negoziale, preservando, ove possibile, la continuità dell’attività d’impresa. La ratio dell’istituto è, dunque, orientata alla conservazione dell’attività d’impresa: il debitore, anziché ricorrere immediatamente a una procedura liquidatoria, è posto nella condizione di negoziare con i propri creditori una rimodulazione dell’esposizione debitoria, individuando un assetto idoneo a consentire il riequilibrio della situazione economico-finanziaria e la prosecuzione dell’attività.
Sommario: 1. Gli accordi di ristrutturazione della crisi nel sistema del Codice della crisi – 2. Presupposti e contenuto dell’accordo – 3. Il ruolo del professionista indipendente – 4. L’omologazione giudiziale: il passaggio dalla negoziazione al controllo – 5. Creditori aderenti e creditori estranei – 6. Gli accordi agevolati e ad efficacia estesa – 7. Gli ADR nel confronto con gli altri strumenti di regolazione della crisi – 8. Considerazioni conclusive
1. Gli accordi di ristrutturazione nel sistema del Codice della crisi
La progressiva evoluzione della disciplina della crisi d’impresa ha portato il legislatore a privilegiare, quando ne ricorrano i presupposti, strumenti capaci di consentire il risanamento dell’impresa e la prosecuzione dell’attività economica, evitando che la difficoltà finanziaria conduca necessariamente alla liquidazione.
In tale prospettiva si collocano gli accordi di ristrutturazione dei debiti, disciplinati dagli artt. 57 e seguenti del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14).
L’istituto presenta una caratteristica peculiare: la soluzione della crisi viene ricercata attraverso la negoziazione tra il debitore e una parte dei propri creditori, ma l’accordo non rimane confinato alla dimensione privatistica. La legge ne subordina infatti l’efficacia all’omologazione giudiziale e detta specifiche regole volte a tutelare anche i creditori estranei all’accordo.
Gli ADR si collocano, pertanto, in una zona intermedia tra autonomia negoziale e intervento giudiziale. Ed è proprio questa duplice natura a rendere l’istituto particolarmente significativo nell’attuale sistema di regolazione della crisi.
La disciplina è stata oggetto di diversi interventi normativi successivi all’entrata in vigore del Codice. In particolare, il d.lgs. 13 settembre 2024, n. 136, cosiddetto “correttivo-ter“, ha introdotto numerose disposizioni integrative e correttive del CCII; la Corte di cassazione ha dedicato alle modifiche una specifica relazione dell’Ufficio del Massimario e del Ruolo, nella quale gli accordi di ristrutturazione sono espressamente ricompresi tra gli strumenti interessati dall’intervento riformatore.
2. Presupposti e contenuto dell’accordo
L’art. 57 CCII disciplina gli accordi di ristrutturazione dei debiti prevedendo, quale elemento caratterizzante, il raggiungimento dell’accordo con creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti.
La previsione di una soglia quantitativa di adesione evidenzia immediatamente la natura negoziale dell’istituto: il risanamento non viene imposto in via generale alla massa dei creditori, ma si fonda sul raggiungimento di un consenso qualificato.
L’accordo può avere contenuti differenti a seconda delle caratteristiche della crisi e delle esigenze dell’impresa. La ristrutturazione può, ad esempio, prevedere dilazioni di pagamento, rimodulazioni delle scadenze, riduzioni dell’esposizione debitoria o altre operazioni funzionali al riequilibrio della situazione finanziaria.
Elemento essenziale è, tuttavia, che l’accordo si inserisca in un più ampio progetto di risanamento. Non si tratta, infatti, di una semplice rinegoziazione isolata di singole posizioni debitorie, ma di uno strumento destinato a consentire il superamento della situazione di crisi attraverso una riorganizzazione effettiva e sostenibile degli impegni finanziari dell’impresa.
In questa prospettiva assume rilievo il piano economico-finanziario, che deve rappresentare le modalità attraverso le quali l’impresa intende recuperare l’equilibrio necessario all’adempimento delle obbligazioni assunte.
La centralità del piano conduce direttamente al ruolo del professionista indipendente.
3. Il ruolo del professionista indipendente
La disciplina degli ADR attribuisce al professionista indipendente una funzione di particolare rilievo, collocandolo quale elemento di garanzia tra la posizione dell’impresa e quella dei creditori.
L’attestazione non costituisce una mera formalità documentale. Il professionista è chiamato a verificare gli elementi richiesti dalla legge e, in particolare, la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano secondo quanto previsto dalla disciplina applicabile.
La sua funzione si inserisce quindi nella logica di un procedimento nel quale la possibilità di affidare la gestione della crisi alla negoziazione privata presuppone che le informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa siano adeguatamente verificate.
Il ruolo del professionista assume ulteriore rilievo nelle ipotesi in cui siano coinvolti crediti tributari e contributivi. L’art. 63 CCII prevede infatti che l’attestazione riguardi, secondo le condizioni stabilite dalla norma, anche la convenienza del trattamento proposto rispetto alla liquidazione giudiziale ovvero, nei casi di continuità, la sua non deteriorità rispetto a tale alternativa.
4. L’omologazione giudiziale: il passaggio dalla negoziazione al controllo
L’accordo raggiunto tra debitore e creditori non esaurisce il procedimento.
L’ordinamento richiede infatti l’intervento del tribunale attraverso il procedimento di omologazione. È questo il momento nel quale emerge con maggiore evidenza la natura “ibrida” degli ADR: la soluzione della crisi nasce dalla negoziazione, ma la sua stabilizzazione giuridica passa attraverso il controllo dell’autorità giudiziaria.
Il tribunale è chiamato a verificare la sussistenza dei presupposti previsti dalla legge e a valutare le eventuali opposizioni formulate dai soggetti interessati, secondo la disciplina del Codice.
L’omologazione assume pertanto una duplice funzione. Da un lato, consente di attribuire rilevanza giuridica all’accordo raggiunto tra le parti; dall’altro, costituisce uno strumento di controllo a tutela degli interessi che possono essere coinvolti dalla ristrutturazione.
La questione, poi, assume particolare rilievo laddove l’accordo incida, direttamente o indirettamente, sulla posizione di creditori che non vi abbiano aderito. In questi casi il controllo giudiziale rappresenta il principale punto di equilibrio tra l’interesse al risanamento dell’impresa e la necessità di non sacrificare ingiustificatamente le ragioni dei creditori.
5. Creditori aderenti e creditori estranei
Uno degli aspetti maggiormente caratterizzanti degli ADR riguarda la distinzione tra creditori aderenti e creditori estranei.
I primi partecipano alla formazione dell’accordo e ne accettano le condizioni. I secondi, invece, non prendono parte alla negoziazione o non prestano adesione alla proposta.
La presenza di creditori estranei non determina, tuttavia, l’impossibilità di procedere alla ristrutturazione. Il sistema è costruito proprio sulla possibilità che il consenso non sia unanime, purché siano rispettati i requisiti stabiliti dalla legge e siano garantite le forme di tutela previste per i creditori non aderenti.
Ne deriva un principio di fondo: l’accordo non richiede il consenso individuale di ogni creditore, ma neppure consente al debitore e ai creditori aderenti di disporre liberamente delle posizioni dei soggetti rimasti estranei.
La disciplina cerca così di realizzare un equilibrio tra due esigenze potenzialmente contrapposte: da una parte, evitare che il dissenso di singoli creditori possa impedire il risanamento di un’impresa economicamente recuperabile; dall’altra, evitare che il ricorso allo strumento possa tradursi in un sacrificio ingiustificato delle ragioni creditorie.
È proprio su questo terreno che assumono rilievo le forme di ADR caratterizzate da una più intensa capacità di incidere sulle posizioni dei creditori non aderenti.
6. Gli accordi agevolati e ad efficacia estesa
Accanto alla disciplina ordinaria, il Codice contempla forme particolari di accordo.
L’art. 60 disciplina gli accordi di ristrutturazione agevolati, caratterizzati da presupposti specifici che consentono l’accesso a una disciplina differenziata rispetto all’ADR ordinario.
Ancora più significativo, sotto il profilo sistematico, è l’art. 61 CCII, relativo agli accordi ad efficacia estesa.
In questo caso il legislatore ammette, al ricorrere delle condizioni previste, che gli effetti dell’accordo possano essere estesi anche a creditori non aderenti appartenenti alla medesima categoria.
La previsione rappresenta uno dei punti nei quali la natura negoziale dell’ADR incontra il limite della tutela delle minoranze. L’estensione degli effetti dell’accordo consente infatti di superare, in determinate condizioni, il dissenso di una parte dei creditori, ma proprio per questo richiede il rispetto di specifiche garanzie.
La disciplina deve quindi essere letta alla luce di un equilibrio tra principio maggioritario, tutela del creditore dissenziente e interesse alla conservazione del valore dell’impresa.
La logica sottesa è quella per cui, in presenza di una crisi risanabile, l’interesse alla ristrutturazione può giustificare una compressione della libertà negoziale individuale, purché questa avvenga entro limiti predeterminati e con adeguate garanzie.
7. Gli ADR nel confronto con gli altri strumenti di regolazione della crisi
Gli accordi di ristrutturazione devono essere collocati all’interno di un sistema nel quale il debitore dispone di una pluralità di strumenti.
La composizione negoziata della crisi si caratterizza per la centralità delle trattative assistite dall’esperto e può condurre, tra le diverse possibili soluzioni, anche alla successiva proposizione di un accordo di ristrutturazione.
Il piano attestato di risanamento presenta invece una struttura maggiormente fondata sull’autonomia privata e, in linea generale, non richiede l’omologazione giudiziale propria degli ADR.
Il concordato preventivo, pur potendo perseguire finalità di continuità aziendale, presenta una struttura procedurale e concorsuale più intensa.
Gli ADR si collocano dunque in una posizione peculiare: conservano un significativo spazio per la negoziazione tra debitore e creditori, ma associano a tale componente privatistica il controllo dell’autorità giudiziaria.
La scelta dello strumento non può essere effettuata in astratto, ma deve essere rapportata alla concreta situazione economica e finanziaria dell’impresa, alla composizione dell’indebitamento e agli interessi coinvolti.
8. Considerazioni conclusive
Gli accordi di ristrutturazione dei debiti rappresentano uno degli esempi più significativi della trasformazione del diritto della crisi d’impresa.
La tradizionale alternativa tra adempimento delle obbligazioni e liquidazione dell’impresa lascia spazio a una prospettiva nella quale la crisi può essere affrontata attraverso la ricerca di un equilibrio negoziale capace di preservare, ove possibile, il valore dell’attività economica.
L’ADR costituisce, sotto questo profilo, uno strumento nel quale negoziazione e giurisdizione non si pongono necessariamente in rapporto di contrapposizione. La prima consente di individuare una soluzione alla crisi; la seconda verifica che tale soluzione sia compatibile con le garanzie previste dall’ordinamento.
Il vero punto di equilibrio risiede quindi nella capacità del sistema di conciliare tre esigenze: la conservazione dell’impresa risanabile, l’autonomia negoziale delle parti e la tutela dei creditori.
È proprio nella ricerca di tale equilibrio che si coglie la funzione degli accordi di ristrutturazione nel moderno diritto della crisi: non una semplice forma di dilazione del debito, ma uno strumento giuridico attraverso il quale l’ordinamento tenta di trasformare una situazione di difficoltà finanziaria in un’occasione di riorganizzazione e di possibile risanamento.
Salvis Juribus – Rivista di informazione giuridica
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