
Dalla Bibbia al Testo Unico: la lunga storia della sicurezza sul lavoro
Quando si è impegnati in qualsiasi tipo di lavoro, c’è un elemento essenziale che non si può ignorare: ogni attività deve essere eseguita con il minimo rischio possibile. Ma da dove nasce questa esigenza? E soprattutto, quando abbiamo iniziato a sentire la necessità di proteggerci per evitare danni?
Verso la fine del VI e l’inizio del V secolo avanti Cristo, emergono le antiche civiltà di Atene e Sparta in Grecia, mentre a Roma si conclude l’era della monarchia. È proprio in questo periodo che si riscontra una prima, modesta manifestazione del concetto di sicurezza.
Dove si trova questa traccia? Nella Bibbia, esattamente nel Libro del Deuteronomio, che invita a costruire un parapetto attorno alle terrazze delle nuove case per prevenire incidenti e tragedie. Questo concetto è ancora molto lontano dalle moderne concezioni di sicurezza e prevenzione, ma è notevole pensare all’antichità dell’idea di prevenire un incidente prima che accada. Inoltre, il fatto che uno dei primi riferimenti alla necessità di proteggersi appaia in un testo sacro può essere interpretato come un riconoscimento iniziale del valore della vita umana e dell’importanza di tutelarla.
Nell’antica Grecia, Ippocrate, considerato il padre della medicina, incoraggiava i suoi allievi a osservare le professioni dei pazienti, vedendo in esse potenziali cause di certe malattie. Anche se non è ancora propriamente la medicina del lavoro di oggi, ci siamo quasi. Si delinea un’intuizione cruciale per la prima volta: l’occupazione può avere un impatto sulla salute individuale.
Nell’Impero Romano apparirono ad apparire riferimenti alla protezione degli schiavi malati, che potevano ottenere la libertà se recuperavano la salute, nel periodo dell’imperatore Claudio. Venne introdotto un modo particolare per gli schiavi di conseguire la libertà. Di norma, se un servo veniva abbandonato dal suo padrone, non perdeva il suo stato di schiavo, trasformandosi in servo abbandonato (servus derelictus), vale a dire una proprietà senza padrone, che chiunque poteva reclamare seguendo i principi generali dell’abbandono.
Spesso accadeva che uno schiavo gravemente malato fosse abbandonato dal suo padrone, come previsto dalle usanze dell’epoca, nelle vicinanze di un tempio, solitamente quello dedicato ad Esculapio sull’isola Tiberina, o anche altrove, anticipando la sua possibile morte per evitare di fornire le cure necessarie. In tali circostanze, l’editto di Claudio stabiliva che se lo schiavo riusciva a guarire, acquisiva la libertà e assumeva lo status di Latinus Iunianus.
Questo rappresenta un primo riconoscimento dell’importanza del benessere fisico, pur inserito in un sistema sociale rigidamente iniquo, in cui la condizione degli schiavi rimaneva incompatibile con l’idea moderna dei diritti dell’individuo. Tuttavia, è un altro pezzo del complesso mosaico che darà forma all’attuale concetto di tutela dei lavoratori.
Giungendo al Medioevo, lontano dalla tradizionale visione di un’epoca di oscurità e isolamento, presero forma le prime organizzazioni professionali: le corporazioni di arti e mestieri. Queste strutture mostrano elementi che, per certi aspetti, richiamano i sindacati di oggi. Le corporazioni garantivano infatti supporto ai lavoratori e alle loro famiglie, oltre a salvaguardare le condizioni di vita e lavoro. Si affaccia così un concetto destinato a diventare fondamentale: la tutela della salute non è solo una questione indviduale, ma può trasformarsi in una responsabilità collettiva.
Nel 1556 venne alla luce un’opera fondamentale: il De re metallica, scritto dal tedesco Georg Bauer, noto anche come Agricola. Questo lavoro si focalizza sulle condizioni lavorative nel settore metallurgico e nelle attività minerarie, oltre che sulle malattie legate a questi ambienti. Malgrado ciò, gli incidenti sul lavoro venivano ancora spesso imputati all’inesperienza o alla negligenza dei lavoratori.
Nel XVII secolo emerse una figura di notevole importanza: Bernardino Ramazzini. Nel 1700 egli pubblica il De Morbis Artificum Diatriba. In quest’opera, Ramazzini esamina le malattie legate alle varie professioni e introduce un approccio medico che pone un’attenzione specifica sull’attività lavorativa del paziente. Questa intuizione rivela una sorprendente modernità. Durante la valutazione clinica, un medico dovrebbe anche indagare sulla professione del paziente, poiché la natura del lavoro svolto potrebbe essere un fattore determinante nella patogenesi della malattia. Da tale consapevolezza deriva uno dei pilastri fondamentali della moderna medicina del lavoro: comprendere l’attività professionale significa meglio identificare i rischi a cui il lavoratore è esposto.
Con l’avvento della Rivoluzione Industriale, la questione della sicurezza assunse una rilevanza del tutto inedita. Tra il XVIII e il XIX secolo, si assistette a una rapida espansione della produzione industriale. Le fabbriche iniziarono a concentrare un numero sempre crescente di operai e a incorporare macchinari con un grado di complessità sempre maggiore. Le condizioni lavorative erano spesso estremamente gravose, caratterizzate da orari di lavoro estenuanti, salari inadeguati, mancanza di protezioni, sfruttamento del lavoro minorile, ambienti di lavoro insalubri e macchinari pericolosi, tutti fattori che contribuivano all’elevata incidenza di incidenti. Il rischio non influenzava più solo il singolo lavoratore ma si configurava come una vera e propria questione sociale. Fu in questo contesto che emerse l’esigenza di un intervento pubblico.
Il Factory Act del 1833, creato per migliorare le condizioni di lavoro dei bambini nelle fabbriche tessili, è considerato il primo intervento veramente efficace in questo ambito. Anche se spesso si pensa che queste leggi siano state motivate da ragioni umanitarie, le reali intenzioni dei politici che sostennero questa legge sono state successivamente messe in discussione. Nassau W. Senior, in una lettera del 1837, sostenne che i lavoratori premevano per ridurre le ore di lavoro dei minori per aumentare il costo della propria manodopera. Basandosi sulla tesi di Senior, un gruppo di economisti ha presentato una prospettiva basata sull’economia politica, evidenziando il ruolo delle pressioni esercitate da gruppi di interesse, come i lavoratori, nel processo legislativo. Al contrario, Karl Polanyi ha presentato una visione completamente diversa: secondo lui, la classe lavoratrice ebbe un ruolo marginale nel processo legislativo, che rispecchiava principalmente lo scontro tra proprietari terrieri e industriali tessili, i cui interessi erano in contrasto riguardo ai prezzi dei generi alimentari.
L’approccio alla protezione dei lavoratori in Germania, nel 1884, segnò un momento cruciale sotto la guida di Otto von Bismarck, con l’introduzione di un’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro. Questo evento rappresentò un passo pionieristico verso la costituzione di un sistema di protezione sociale che fornisse supporto economico alle vittime di incidenti sul lavoro, contribuendo alla formazione di quello che sarebbe diventato uno Stato sociale moderno.
In Italia, invece, lo sviluppo della tutela del lavoro procedette con lentezza e discontinuità. Il processo di industrializzazione portava con sé un aumento del numero di infortuni e di malattie professionali, mettendo in luce la necessità di normative specifiche. Gradualmente, furono promulgate leggi mirate alla protezione dei lavoratori, alla sicurezza degli ambienti lavorativi e alla prevenzione degli incidenti, combinando elementi del diritto del lavoro con aspetti previdenziali.
Parallelamente, si affermò l’importanza dell’attività di ispezione per il controllo delle norme lavorative attraverso l’istituzione dell’Ispettorato del lavoro. Gli ispettori svolgevano una funzione sia repressiva sia preventiva, sottolineando come la sicurezza sul lavoro rappresentasse un interesse pubblico fondamentale.
Il Codice penale del 1930 introdusse ulteriori disposizioni per salvaguardare la sicurezza nei luoghi di lavoro, estendendo la questione alla sfera penale. La violazione delle norme di prudenza divenne causa di potenziali conseguenze penali, e ciò influenzò significativamente l’evoluzione della responsabilità dei datori di lavoro.
La Costituzione Italiana del 1948 attribuisce un’importanza preminente alla tutela del lavoro. Nell’articolo 1, si afferma che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e l’articolo 32 garantisce il diritto alla salute, riconosciuto sia come diritto fondamentale dell’individuo sia come interesse della collettività. L’articolo 35 dispone la protezione del lavoro in tutte le sue espressioni. Inoltre, l’articolo 41, pur consentendo l’iniziativa economica privata, stabilisce che questa non debba arrecare danno all’utilità sociale, alla sicurezza o alla dignità umana. Pertanto, la sicurezza sul lavoro è un elemento centrale nei principi costituzionali.
Nel corso degli anni Cinquanta, l’Italia introduce normative specifiche per la prevenzione degli infortuni e l’igiene sul lavoro, come il D.P.R. 547 del 1955 e il D.P.R. 303 del 1956. Questi provvedimenti segnano una transizione da un approccio reattivo a uno preventivo nella gestione degli infortuni sul lavoro.
Nel decennio successivo, gli anni Settanta vedono un ampliamento del focus sulla sicurezza lavorativa. Lo Statuto dei lavoratori del 1970 e la legge 833 del 1978 consolidano il diritto alla salute dei lavoratori come diritto collettivo imprescindibile.
La percezione della sicurezza evolve: passa dalla semplice protezione delle attrezzature alla valutazione sistematica dei rischi inerenti all’organizzazione del lavoro, con una responsabilità maggiore attribuita al datore di lavoro.
Il decreto legislativo 626 del 1994 introduce un approccio moderno alla prevenzione, basato sulla valutazione dei rischi, sulla formazione continua e sull’attiva partecipazione dei lavoratori, i quali diventano componenti essenziali del sistema di sicurezza aziendale.
Nel 1996, il Decreto Legislativo 494 stabilì norme sulla sicurezza nei cantieri temporanei, sottolineando quanto sia cruciale delineare strategie di prevenzione prima dell’inizio dei lavori. Nel settore edile, data la natura altamente rischiosa delle operazioni, la gestione della sicurezza assume un ruolo centrale.
Il Decreto Legislativo 81/2008 rappresenta una norma quadro che armonizza le precedenti leggi in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Questa regolamentazione si incentra sulla valutazione dei rischi, la prevenzione, la formazione del personale, l’informazione, il controllo sanitario, l’organizzazione della sicurezza e sull’importanza della responsabilità e partecipazione attiva dei lavoratori.
Un evento significativo che riaccese il dibattito sulla responsabilità aziendale e la necessità stringente di valutazioni accurate dei rischi fu l’incendio alla ThyssenKrupp nel 2007 a Torino.
Oggi, il panorama della sicurezza sul lavoro si confronta con nuove sfide: rischi chimici e biologici, problematiche ergonomiche, stress, questioni psicosociali, e l’avvento di nuovi modelli lavorativi come quelli a distanza, oltre a digitalizzazione, automazione e cambiamenti climatici.
L’approccio alla sicurezza è passato dalla mera compensazione per danni alla prevenzione attiva degli infortuni. L’obiettivo corrente è consolidare una cultura della prevenzione integrata nel quotidiano attraverso formazione continua, diffusione di informazioni e crescita della consapevolezza.
In sostanza, l’evoluzione della sicurezza sul lavoro trasforma il lavoratore da semplice ingranaggio produttivo a individuo meritevole di protezione. Prevenire è essenziale per garantire il ritorno sicuro di ogni lavoratore a casa, alimentando una cultura collettiva e continua di sicurezza.
Fonti bibliografiche
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Quaranta, F. (2013). Le origini dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (testimonianze vercellesi). Rivista degli infortuni e delle malattie professionali, (3), 297–323.
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