La tecnologia blockchain, rivoluzione del contratto ed impatto sulle professioni legali

La tecnologia blockchain, rivoluzione del contratto ed impatto sulle professioni legali

Sommario: 1. Premessa – 2. Definizione e funzionamento della tecnologia “blockchain” – 3. L’espansione della blockchain oltre la criptovaluta – 4. Gli smart contracts – 5. Profili di criticità – 6. Verso la legaltech?

1. Premessa.

La rivoluzione digitale ha sovvertito dalle fondamenta la società contemporanea introducendo nuovi linguaggi, comportamenti, stili di vita, modalità di comunicazione, organizzazione del lavoro , metodiche di produzione industriale. La digitalizzazione offre un arsenale di strumenti in grado di impattare con devastante forza innovativa su ambiti ritenuti pressoché immutabili aprendo nuove straordinarie possibilità di interazione a livello economico e rimodellando radicalmente l’economia ed il diritto.

In questo contesto, notevolissimo interesse, dal punto di vista dell’operatore giuridico, ha suscitato l’emergere delle criptovalute e, ancor più, del sottostante protocollo informatico – meglio noto come “blockchain” – le cui potenzialità innovative appaiono foriere di cambiamenti epocali (si potrebbe definirli “copernicani”) come tenteremo (senza alcuna pretesa di esaustività e consapevoli della limitatezza delle nostre competenze matematico/informatiche) di descrivere in questo – necessariamente parziale ed incompleto – contributo.

2. Definizione e funzionamento della “blockchain”.

Non si può parlare di blockchain senza partire dal “bitcoin” essendo i due fenomeni strettamente correlati. In effetti “blockchain sta al bitcoin come internet sta alla email. Un grande sistema elettronico sul quale costruire svariate applicazioni. Una di queste è la criptovaluta” i Il Bitcoin apparve per la prima volta nel 2008 in un libro bianco a firma di Satoshi Nakamoto ii nel quale si elaborava un innovativo sistema di pagamento “peer to peer”iii chiamato appunto “bitcoin” che consentiva i pagamenti online direttamente da soggetto a soggetto senza l’interposizione di un intermediario. Bitcoin fu reso possibile dalla convergenza creativa di una serie di tecnologie informatiche: i protocolli di file sharing peer to peer, la crittografia a chiave pubblica e privata, la cifratura hashiv. Ma più che il sistema di pagamento in sé (per quanto innovativo) fu il sottostante meccanismo a rivelarsi potentemente rivoluzionario. Divenne presto chiaro che la vera innovazione tecnica risiedeva non tanto nella valuta digitale quanto, piuttosto, nella tecnologia, oggi nota come “blockchain” tanto che, ad oggi, bitcoin è solo una di circa 700 applicazioni che usano il sistema blockchain.

Con il termine “blockchain” (letteralmente “catena di blocchi”) si indica un vero e proprio registro pubblico condiviso, un libro contabile che si aggiorna automaticamente su ciascuno dei nodi che partecipano alla rete. Un’architettura blockchain definisce un deposito di dati distribuito costituito da una lista di record in continua crescita resistente a modifiche e revisioni, anche da parte degli operatori dei nodi (computer) su cui risiede il deposito di dati. I dati sono così sicuri anche in presenza di partecipanti non affidabili alla rete. Una copia totale o parziale del block chain è memorizzata su tutti i nodi. I record contenuti sono di due tipi: le transazioni, che sono i dati veri e propri, e i blocchi, che sono la registrazione di quanto ed in quale ordine le transazioni sono state inserite in modo indelebile nel database. Le transazioni sono create dai partecipanti alla rete nelle loro operazioni (per esempio, trasferimento di valuta ad un altro utente), mentre i blocchi sono generati da partecipanti speciali, i cosiddetti “miners”, che utilizzano software e a volte hardware specializzato per creare i blocchi. L’attività dei miners viene ricompensata con l’assegnazione di “qualcosa”, nel caso della rete Bitcoin di un certo numero di unità di valuta.v

Quando una transazione digitale viene portata a termine viene raggruppata in un blocco protetto da crittografia unitamente ad altre transazioni concluse negli ultimi 10 minuti e diffuse in tutto il network dove vengono validate dai summenzionati “miners”. Al “blocco” così validato viene apposta una marca temporale e unito gli altri blocchi in una catena lineare e cronologicamente ordinata dal più vecchio al più recente e continuamente aggiornata così che ogni “ledger” (letteralmente “libro mastro”) nel network è uguale a tutti gli altri consentendo a tutti i membri di dimostrare in qualsiasi momento chi possiede cosa. La struttura decentralizzata, aperta e crittografata fa sì che gli scambi possano avvenire senza l’ausilio di intermediari il che comporta notevoli benefici a livello di sicurezza rendendo pressoché impossibili gli attacchi hacker che costituiscono la principale criticità dei grandi database centralizzati; infatti, qualora volesse violare un blocco, il potenziale pirata informatico dovrebbe violare tutti i blocchi costituenti la catena risalendo sino al suo punto e iniziale manomettendo ciascuno dei ledgers nel network che potrebbero virtualmente essere milioni contemporaneamente.vi Proprio per tali sue caratteristiche di sicurezza la tecnologia in questione ha suscitato grande interesse nel mondo bancario e finanziario vii tanto che oltre 40 primarie banche mondiali (tra cui Citi, JP Morgan, BNP PARIBAS, ING) hanno costituito un consorzio (capitanato dalla statunitense R3) per studiarne ed implementarne l’applicazione (viii)

3. L’espansione della blockchain oltre i confini della criptovaluta.

Se, senza dubbio, quello delle criptovalute è il settore dove la tecnologia blockchain ha raggiunto i suoi progressi applicativi più eclatanti, nondimeno si è rapidamente compreso che l’architettura informatica in esame si presta svariate utilizzazioni nei campi più disparat (iix).

Per fare alcuni esempi: nel settore finanziario, un sistema come quello della blockchain sarebbe in grado di eliminare la necessità di un’autorità centrale (o di altre cc.dd. “third trusted parties”); in questo modo, gli scambi potrebbero diventare automaticamente più veloci ed economici, conservando elevati standard di sicurezza x. Un altro campo d’applicazione è quello dell’Internet delle cose (Internet of things), in cui IBM e Samsungxi stanno guardando alla blockchain come strumento per facilitare il dialogo tra gli oggetti. Il protocollo potrebbe adattarsi bene alla necessità di collegare molti dispositivi in aree diverse del globo e la solidità del sistema consentirebbe un trasferimento dei dati più sicuro. Nel campo sanitario, la tecnologia si potrebbe utilizzare per tutelare il trattamento dei dati sensibili consentendo la registrazione della propria storia clinica su un sistema comune che renderebbe più facile reperire e condividere le informazioni con medici, ospedali e cliniche diverse, mantenendo comunque la sicurezza della privacy ed ancora, nel settore dell’energia, la blockchain si presterebbe alle utility sia come piattaforma di pagamento sia per la registrazione di contratti. xii Particolarmente adatta appare poi la blockchain per la registrazione e la tutela del diritto d’autore e delle opere dell’ingegnoxiii.

4. Gli smart contracts.

Orizzonti assolutamente dirompenti si aprono poi relativamente all’evoluzione del cosiddetto “smart contract” il quale, secondo la definizione del loro ideatore Nick Szabo, è quel “tipo di software che automatizza, in maniera efficiente e trasparente, taluni compiti pre-assegnati da una o più parti”. xiv.

Fondamentale al riguardo è stata la pubblicazione del White Paper di Ethereum (xv) da parte di Vitalik Buterin nel 2014 dove vengono definite le caratteristiche di quella che sarebbe diventata successivamente la piattaforma di riferimento per lo sviluppo e l’esecuzione degli Smart contract sulla blockchain. (Ethereum, appunto).

Per semplificare, l’esempio base di smart contract è costituito dal distributore automatico (vending machine) dove la macchina distributrice (di caffé, per esempio) , a fronte del versamento di una certa somma, fornisce una determinata quantità di prodotto.

Con lo sviluppo di internet, l’avvento della moneta virtuale e della blockchain il campo di applicazione di siffatto schema può espandersi (al netto delle non piccole problematiche giuridiche che esamineremo brevemente infra) a macchia d’olio con effetti assolutamente dirompenti sulle modalità di offerta e fruizione di determinati servizi (xvi).

Solo a titolo esemplificativo, attraverso la scrittura nel registro della Blockchain di una transazione, dove risultano certi e immodificabili l’identità del venditore e dell’acquirente, l’identificatore univoco del bene e la marca temporale sarà possibile trasferire la proprietà di oggetti digitali ed anche fisici . Sarebbe, in ipotesi, possibile trasferire la proprietà immobiliare senza bisogno del notaio, acquistare un’auto senza registrare il cambio di proprietà o noleggiare una vettura senza firmare un contratto, ma solo utilizzando il paradigma tecnologico per il pagamento; ottenere un rimborso in automatico dalla compagnia aerea in caso di ritardo o cancellazione del volo (nota di colore: Il 2 Novembre 2015, Zach LeBeau e Kim Jackson sono stati la prima coppia della storia a registrare il proprio matrimonio sulla Blockchain con tecnologia smart contract, rendendo il dato pubblico e immodificabile).

Potenzialmente lo smart contract è in grado di: 1) ridurre truffe e corruzione, non c’è una terza parte che potrebbe manipolare le informazioni, tutto gira su una rete in cui le operazioni possono essere tracciate e verificate; 2) Diminuire i costi: manca l’intermediario e quindi questo porta a un risparmio dei costi e dei tempi di controllo di garanti e intermediari; 3) Garantire la privacy, chi stipula un contratto, come una polizza potrà restare nell’anonimato senza dover fornire alcuni tipi di informazionexvii.

In altre parole, blockchain porterà, in un lasso di tempo che si stima di 10/15 anni, ad un cambiamento radicale in tutti quei settori che fanno affidamento sugli intermediari xviii, coinvolgendo le dinamiche stesse di svolgimento delle professioni legali (xix).

5. Profili di criticità.

Se tutto ciò è sicuramente vero, ed è auspicabile una maggiore efficientizzazione delle relazioni contrattuali in grado di favorire gli scambi (e la conseguente circolazione della ricchezza) e ridurre i costi del contenzioso, appare comunque eccessivamente ottimistico prefigurare uno scenario nel quale i contratti si autoeseguono magicamente.

In effetti il paradigma della blockchain e dello smart contract sconta, allo stato attuale, una certa “rigidità” (lo schema if this then that) tale da renderne oltremodo difficoltosa l’adozione nel caso di architetture contrattuali complesse contenenti clausole sospensive/risolutive, pluralità di parti, esecuzioni differite.

In detti rispetti gli smart contracts appaiono perfettamente funzionali per trasferimenti caratterizzati da istantaneità di esecuzione dove l’intervallo tra signing e closing è estremamente ridotto xx.

In altre parole, il contratto presenta un grado di complessità decisamente maggiore rispetto ad una transazione “elementare” (trasferimento di denaro, registrazione di un titolo o di un brevetto) sicché lo smart contract (per sua natura immodificabile) potrebbe rivelarsi incapace di adattarsi alle dinamiche contrattuali (modifica di condizioni, pattuizioni aggiuntive) non potendo tutte le variabili trovare “traduzione” algoritmica (“Gli smart contracts possono essere inflessibili e incapaci di adattarsi a circostanze in continuo cambiamento o alle preferenze delle parti. Non tutte le possibili domande possono essere date preventivamente e ci saranno sempre circostanze non contemplate che richiedono un’interpretazione nuova su come le clausole di un contratto potrebbero essere applicate. Il codice, semplicemente, è troppo rigido per consentire a tutti i contratti di essere determinati algoritmicamente. I giudizi sulle dispute contrattuali e l’esecuzione di clausole di contratto potrebbero presentare notevoli sfide man mano che si sviluppa questo campo” xxi).

Problemi di non indifferente portata sorgono in merito ai requisiti di forma (per quei contratti che richiedano ad substantiam la forma scritta), efficacia della “sottoscrizione” ed eventuale disconoscimento della stessa nonché riguardo all’interpretazione delle clausole contrattuali.

6. Verso la legaltech?

Non vi è dubbio che la blockchain racchiuda un potenziale innovativo pressoché “esplosivo”, tuttavia è lecito dubitare, per i motivi accennati sopra, che essa possa “sostituire” (come preconizzato da taluni osservatori più “estremisti”, vedi nota n. 19) il professionista legale (sia esso avvocato, notaio o consulente) nella redazione dei contratti e gestione dei rapporti contrattuali xxii. Più ragionevolmente – al netto di eccessivi “entusiasmi” tecnologici – si può prevedere che gli smart contracts necessiteranno di “smart lawyers” in grado di padroneggiarne le technicalities. In tale prospettiva si parla di “legaltech” come nuova frontiera della professione legale, una frontiera che, a parere di chi scrive, per quanto affascinante ed intellettualmente stimolante, appare, allo stato, ancora piuttosto distante in prospettiva temporale.


i Cit. Ally Davies Financial Time Technology Reporter.

ii E’ communis opinio che si tratti di uno pseudonimo dietro il quale si celerebbe un trust di cervelli.

iii Peer-to-peer (P2P) o rete paritaria o paritetica, in informatica, è un’espressione che indica un modello di architettura logica di rete informatica in cui i nodi non sono gerarchizzati unicamente sotto forma di client o server fissi (clienti e serventi), ma sotto forma di nodi equivalenti o paritari (in inglese peer) che possono cioè fungere sia da cliente che da servente verso gli altri nodi terminali (host) della rete.Mediante questa configurazione qualsiasi nodo è in grado di avviare o completare una transazione. I nodi equivalenti possono differire nella configurazione locale, nella velocità di elaborazione, nella ampiezza di banda e nella quantità di dati memorizzati. L’esempio classico di P2P è la rete per la condivisione di file (File sharing). (wikipedia)

iv Ossia che trasforma dei dati a lunghezza variabile in un record a lunghezza fissa tramite una chiave a cifratura univoca

v https://www.icbpi.it/block-chain-come-la-tecnologia-al-cuore-di-bitcoin-puo-cambiare-la-banca-e-non-solo/

vi “How does the Blockchain Work (for Dummies) explained simply” by Colin Thompson – Intrepid Review- Oct.- 1 -2016

vii Per approfondimenti: https://www.icbpi.it/block-chain-come-la-tecnologia-al-cuore-di-bitcoin-puo-cambiare-la-banca-e-non-solo/

viii Per informazioni http://www.r3cev.com/Al momento di stendere questo articolo anche il sistema internazionale di pagamenti SWIFT ha annunciato che intende avvalersi della piattaforma Hiperledger per semplificare le transazioni internazionali (fonte: cointelegraph.com)

ix Si veda per approfondimenti il recentissimo paper licenziato nel Febbraio 2017 da EPRS – European Parliament Research Service dal titoloHow blockchain technology could change our lives

x Secondo un report di InnoVentures, (http://www.oliverwyman.com/content/dam/oliver-wyman/global/en/2015/jun/The_Fintech_2_0_Paper_Final_PV.pdf) il risparmio in commissioni bancarie potrebbe toccare i 15-20 miliardi di dollari entro il 2022, grazie all’incidenza su pagamenti e trasferimento di denaro internazionali. 

xi “IBM e Samsung hanno sviluppato il sistema ADEPT(7) che applica il concetto di blockchain e smart contract all’Internet of Things per costruire una rete distribuita di dispositivi – un Internet decentrata delle cose: non solo un oggetto viene registrato nella block chain per tutti i suoi passaggi di proprietà o uso, ma i dispositivi possono provvedere a se stessi: potrebbero sia segnalare problemi operativi e recuperare gli aggiornamenti software, sia comunicare con altri dispositivi per ordinare e pagare in autonomia le forniture necessarie alla manutenzione e/o funzionamento”. (http://www.theinnovationgroup.it/research-news/newsletter/il-parere-di-tig/blockchain-e-smart-contracts-che-altro/?lang=it)

xii M.C. Furlò “Com’è e come funziona la blockchain (la tecnologia delle criptovalute)”

xiii La startup BLOCKAI ha elaborato una blockchain per tracciare, in maniera teoricamente perenne, un contenuto – sia esso grafico, audio o testuale – con il suo creatore originario e il relativo certificato.

xiv Nick Szabo – Smart Contract: http://szabo.best.vwh.net/smart.contracts.html 

xv http://www.ethereum-italia.it/?page_id=160

xvi https://etherevolution.eu/2016/11/20/ethereum-smart-contract/

xvii http://smartmoney.startupitalia.eu/scenari/55292-20160428-blockchain-avvocati

xviii Il Nasdaq sta costruendo un pilota per il Nasdaq Private Market, un’area di scambio per i titoli azionari in fase pre-IPO che consente il trading di azioni tra privati. Fino ad oggi, il trading sul Private Market richiedeva la stipula di contratti legalmente vincolanti con l’intervento degli studi legali. Utilizzando la block chain, questa esigenza sparisce: uno scambio viene registrato in modo immodificabile sul registro condiviso, senza bisogno di legali (Fonte ICBPI vedi nota n. vii)

xix Si legga l’interessante (per quanto un po’ catastrofista) articolo “Come la Blockchain può sterminare la maggioranza degli avvocati (arricchendo gli altri)” – Stefano Tresca – Economyup.it – 20.08.2016

xx http://www.dirittobancario.it/news/contratti/blockchain-e-la-rivoluzione-legale-degli-smart-contracts

xxi BLOCKCHAIN E SMART CONTRACT: UN CODICE PUÒ DIVENTARE LEGGE? -http://www.ottimistierazionali.it/blockchain-e-smart-contract/

xxii A tal proposito si suggerisce la lettura del brillante articolo del collega (ed amico) Luciano Quarta http://www.economyup.it/innovazione/4165_avvocati-e-blockchain-i-contratti-si-scriveranno-da-soli-ma-chi-fara-le-regole-di-scrittura.htm


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