
Ricorso Esame Avvocato, Milano: l’avv. Romano ottiene la ricorrezione dell’elaborato
Una decisione netta, chiara, chirurgica. Il T.A.R. Lombardia, Milano ha accolto la domanda cautelare proposta dall’avv. Giacomo Romano nell’interesse di una candidata non ammessa alla prova orale dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense, sessione 2025, disponendo la nuova correzione dell’elaborato da parte di una Commissione istituita presso altra Corte d’Appello.
Il provvedimento assume rilievo particolarmente significativo perché incide su uno dei punti più delicati dell’esame di avvocato: il rapporto tra discrezionalità tecnica della Commissione, criteri di valutazione e diritto del candidato a ricevere una valutazione coerente, attendibile e sindacabile.
Il T.A.R. ha affermato un principio di assoluto rilievo: la valutazione tecnica della Commissione non è una zona franca sottratta al controllo giurisdizionale. Al contrario, essa resta sindacabile quando emergano profili di incoerenza, inattendibilità o mancata riconducibilità del giudizio ai criteri previamente fissati.
Il Collegio ha infatti rilevato che «la discrezionalità tecnica esercitata dalla Commissione è sindacabile anche sul piano dell’attendibilità delle operazioni tecniche sotto il profilo della loro coerenza e correttezza, quanto a criterio tecnico e a procedimento applicativo, in coerenza con la necessità di garantire l’effettività della tutela giurisdizionale».
È un passaggio decisivo: il voto, il giudizio e la correzione non possono ridursi ad un esito impenetrabile. L’Amministrazione deve muoversi entro binari oggettivi, trasparenti e verificabili. Diversamente, il candidato resta prigioniero di una valutazione che non spiega, non convince e non consente alcuna reale difesa.
Ancora più rilevante è il successivo snodo motivazionale. Il T.A.R. ha chiarito che «i nove criteri di valutazione elaborati dalla competente Commissione presso il Ministero della Giustizia per esame avvocato – sessione 2025 delineano, quindi, l’ambito entro il quale l’Amministrazione è obbligata a veicolare le valutazioni e tale aspetto è sindacabile dal giudice amministrativo».
Il messaggio è forte: i criteri di valutazione non sono formule decorative, né cornici rituali da richiamare solo formalmente. Sono parametri vincolanti dell’esercizio del potere tecnico. Se la Commissione li adotta, deve poi rispettarli. Se li viola, il giudice amministrativo può intervenire.
Nel caso concreto, il T.A.R. ha ritenuto che il giudizio espresso sull’elaborato non fosse conforme a tali parametri, evidenziando che «il giudizio espresso non riflette il paradigma ora indicato, né canoni di coerenza e attendibilità, perché non è oggettivamente riconducibile ai criteri entro i quali l’Amministrazione deve esercitare il potere tecnico discrezionale di cui dispone e tale aspetto esprime, sotto altro profilo, anche una non adeguata istruttoria».
Si tratta del cuore dell’ordinanza. Il Collegio non si limita a prendere atto della doglianza difensiva, ma riconosce che la valutazione contestata presenta un vizio strutturale: non è oggettivamente riconducibile ai criteri che avrebbero dovuto guidarla. E quando il giudizio non è riconducibile ai criteri, la discrezionalità tecnica smette di essere esercizio legittimo del potere e diventa valutazione opaca, esposta al sindacato del giudice. Da qui l’accoglimento della domanda cautelare.
Il T.A.R. ha disposto «una nuova correzione dell’elaborato, ad opera di una Commissione istituita presso una diversa Corte d’Appello», individuando la Corte d’Appello di Bologna quale sede della rivalutazione. Non solo: il Collegio ha imposto che l’elaborato venga trasmesso «in forma rigidamente anonima e senza alcun riferimento alla presente ordinanza», così da garantire una ricorrezione realmente neutra, indipendente e non condizionata dal contenzioso.
È una vittoria importante non solo per la candidata, ma per tutti coloro che ritengono che l’esame di abilitazione forense debba restare una selezione seria, rigorosa e meritocratica, non una procedura impermeabile al controllo di legalità.
La decisione conferma un principio semplice, ma tutt’altro che scontato: la severità della valutazione è legittima solo se accompagnata da coerenza, trasparenza e rispetto dei criteri. Nessun candidato ha diritto ad essere promosso; ogni candidato, però, ha diritto ad essere valutato correttamente. Ed è proprio su questa linea che si colloca l’intervento del T.A.R. Lombardia.
Il contenzioso sull’esame di avvocato continua così ad arricchirsi di pronunce che non svuotano la discrezionalità delle Commissioni, ma ne pretendono l’esercizio serio, controllabile e rispettoso delle regole. La discrezionalità tecnica non è arbitrio; è potere amministrativo, e come ogni potere amministrativo deve restare dentro il perimetro della legalità.
Per Salvis Juribus Law Firm si tratta di un risultato di assoluto rilievo: il ricorso ha superato il vaglio cautelare, il provvedimento di non ammissione è stato sospeso e l’Amministrazione dovrà procedere ad una nuova correzione dell’elaborato. In termini pratici, la partita non è chiusa: è stata riaperta. E questa volta dovrà essere giocata su un terreno più trasparente, più controllabile e più aderente ai criteri di valutazione.
Come posso ricevere una consulenza gratuita?
I candidati che non siano stati ammessi alla prova orale dell’esame di abilitazione forense, oppure che ritengano illegittima la valutazione del proprio elaborato scritto, possono richiedere una prima valutazione gratuita del caso. È possibile scrivere a info@salvisjuribus.it, indicando nell’oggetto della mail: “Ricorso Esame Avvocato”. Ai fini di un esame completo, è opportuno allegare tutta la documentazione disponibile, tra cui il verbale di correzione, l’elaborato corretto nonché ogni ulteriore atto acquisito mediante accesso agli atti.
Salvis Juribus – Rivista di informazione giuridica
Direttore responsabile Avv. Giacomo Romano
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Avv. Giacomo Romano
Ideatore e Coordinatore a Salvis Juribus
Nato a Napoli nel 1989, ha conseguito la laurea in giurisprudenza nell’ottobre 2012 con pieni voti e lode, presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, discutendo una tesi in diritto amministrativo dal titolo "Le c.d. clausole esorbitanti nell’esecuzione dell’appalto di opere pubbliche", relatore Prof. Fiorenzo Liguori. Nel luglio 2014 ha conseguito il diploma presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. Subito dopo, ha collaborato per un anno con l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli occupandosi, prevalentemente, del contenzioso amministrativo. Nell’anno successivo, ha collaborato con uno studio legale napoletano operante nel settore amministrativo. Successivamente, si è occupato del contenzioso bancario e amministrativo presso studi legali con sede in Napoli e Verona. La passione per l’editoria gli ha permesso di intrattenere una collaborazione professionale con una nota casa editrice italiana. È autore di innumerevoli pubblicazioni sulla rivista “Gazzetta Forense” con la quale collabora assiduamente da giugno 2013. Ad oggi, intrattiene collaborazioni professionali con svariate riviste di settore e studi professionali. È titolare di “Salvis Juribus Law Firm”, studio legale presso cui, insieme ai suoi collaboratori, svolge quotidianamente l’attività professionale avendo modo di occuparsi, in particolare, di problematiche giuridiche relative ai Concorsi Pubblici, Esami di Stato, Esami d’Abilitazione, Urbanistica ed Edilizia, Contratti Pubblici ed Appalti.
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