Dall’uovo all’agnello: evoluzione dei simboli pasquali tra mito e diritto

Dall’uovo all’agnello: evoluzione dei simboli pasquali tra mito e diritto

Gli animali, insieme alle piante, hanno rappresentato un vasto repertorio di simboli attraverso i quali l’umanità si è raffigurata e distinta, basandosi su caratteristiche comuni e peculiari. Tuttavia,  identificare l’essenza simbolica di un animale nel contesto del suo universo mitico costituisce una sfida di notevole complessità. In tale prospettiva, lo studio dei simboli pasquali si pone come uno strumento privilegiato per analizzare le continuità e le rotture che hanno caratterizzato l’evoluzione del rapporto tra esseri umani, animali e diritto all’interno della tradizione culturale occidentale.

La Pasqua è la celebrazione principale del cristianesimo, dedicata alla risurrezione di Gesù, avvenuta, secondo le Scritture, il terzo giorno dopo la sua crocifissione. La festività non ha una data fissa perché viene calcolata in base alle fasi lunari, secondo una regola stabilita nel 325 d.C.: si celebra la domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, il 21 marzo. Per questa ragione, può cadere nel periodo compreso tra il 22 marzo e il 25 aprile. Il periodo che precede la Pasqua è noto come Quaresima, un tempo di preparazione e digiuno della durata di circa quaranta giorni; nel rito romano ha inizio con il Mercoledì delle Ceneri. L’ultima settimana della Quaresima è chiamata Settimana Santa ed è caratterizzata da celebrazioni solenni che invitano alla riflessione e alla contemplazione. La Settimana Santa si apre con la Domenica delle Palme, in cui si ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, accolto dalla folla che agitava foglie di palma come segno di saluto. Per commemorare questo evento, nelle chiese cattoliche si distribuiscono ai fedeli rametti di olivo benedetti, simbolo della passione di Cristo.

Durante la notte del Venerdì Santo, le strade si illuminano con fiaccole dove enormi processioni prendono vita; raccogliendo fedeli in preghiera e talvolta penitenti a piedi scalzi o con catene, rappresentando un percorso simbolico di redenzione. La Domenica di Pasqua porta invece gioia e festeggiamenti: si assiste al volo delle colombe, allo spettacolo dei fuochi d’artificio e si percepisce il calore dei primi raggi di sole primaverile. È tradizione consumare l’agnello pasquale e distribuire uova e dolci a forma di colomba.  L’uovo, simbolo universalmente legato alla Pasqua e alla vita, ha origini antichissime. Nell’occidente, questa usanza deriva dal 1776, quando il capo dell’abbazia di Saint-Germain-des-Prés donò a re Luigi VII uova in segno di buon auspicio al termine della seconda Crociata. Il dono delle uova ha un significato radicato nella festa della primavera e nel rinascimento della natura. Tra i primi ad introdurre questa tradizione vi sono i Persiani, che attribuivano all’uovo il valore di talismano fortunato legato al rinnovamento. Gli Egizi usavano scambiarsi uova dipinte all’inizio della primavera come augurio di rinascita, mentre i Romani affermavano il detto “Omne vivum ex ovo” (“Tutto ciò che vive proviene da un uovo”). Nella scena raffigurata su un’anfora di Paestum, Leda e Tindareo assistono alla schiusa dell’uovo, collocato su un altare, dal quale emerge Elena. All’evento sono presenti anche Hermes, Afrodite, Phoibe (sorella di Elena) e Tybron, una figura silenica. Un esempio analogo si rinvengono in altri crateri, dove viene nuovamente rappresentata la nascita di Elena dall’uovo. In alcuni casi, l’uovo si apre verticalmente a metà ed è appoggiato su una colonna ionica, mentre Leda e Tindareo rimangono figure centrali nella scena.  In Cina si narra che l’origine della terra sia legata a un uovo gigantesco.  In ambito cristiano, l’uovo simboleggia la Resurrezione di Cristo: secondo la leggenda, Maria Maddalena portava delle uova nel suo cestino e Pietro le disse che avrebbe creduto alla resurrezione solo se quelle uova fossero diventate rosse. Immediatamente, le uova si tinsero di porpora e Pietro si inchinò davanti al miracolo. Da quel momento, alla fine della messa pasquale le chiese iniziarono a distribuire uova colorate di rosso ai fedeli, colore simbolico del sangue versato da Gesù. Durante il Medioevo era abitudine servire a tavola uova sode decorate a mano, mentre nel XV secolo si diffuse l’usanza di preparare omelette con le uova deposte il Venerdì Santo. La nascita dell’uovo al cioccolato rimane incerta; alcuni sostengono che sia stata introdotta da Luigi XIV, mentre altri ritengono abbia avuto origine in America, terra del cacao.

Un altro celebre simbolo pasquale è il coniglio, oggetto di studio da parte di molti scrittori greci e romani. Il filosofo Aristotele (384-322 a.C.), ad esempio, notò come i conigli potessero riprodursi con molta velocità, mentre Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), credeva erroneamente che la loro procreazione e fertilità fosse dovuta al fatto che le lepri erano ermafrodite e che il parto fosse condiviso sia dai maschi che dalle femmine. Le sorprendenti capacità riproduttive dei conigli influirono senza dubbio sul simbolismo europeo. Nell’arte medievale e rinascimentale, questi animali venivano spesso raffigurati accanto a Venere, l’antica dea romana dell’amore e della sessualità. La lussuria, essendo uno dei sette peccati capitali, veniva talvolta rappresentata in forma allegorica come una donna affiancata da un coniglio, sottolineando così il legame simbolico tra l’animale e la sensualità. Sebbene nei testi sacri il coniglio sia spesso bollato come “impuro” , con il tempo questo animale simboleggiante la fertilità nell’universo pagano transita nel mondo cristiano; celebre è la Madonna del Coniglio di Tiziano, opera in cui l’animale è raffigurato in una mano della Vergine e con il suo candore diventa rappresentazione allegorica della purezza.

Altro animale intimamente connesso alla celebrazione della Pasqua è l’agnello, con un ruolo preminente già nel contesto ebraico. Per gli ebrei, la Pasqua (Pesach) rappresentava un’importante celebrazione della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Nella tradizione ebraica, l’uso del sangue dell’agnello per segnare gli stipiti delle porte delle case degli israeliti serviva a proteggere i primogeniti. L’agnello, quindi, assumeva una funzione sacrificale particolarmente significativa in questa ricorrenza, anche se con accezioni diverse da quelle associate alla Pasqua cristiana.

Nella pratica rituale, l’agnello pasquale ebraico simboleggiava la redenzione e la liberazione del popolo ebraico dall’oppressione egiziana. Nella pratica rituale, l’agnello pasquale ebraico simboleggiava la redenzione e la liberazione del popolo ebraico dall’oppressione egiziana. Tuttavia, vi è la possibilità che l’usanza di sacrificare e consumare l’agnello sia stata integrata nella cultura ebraica in un momento successivo rispetto alle origini della celebrazione. In occasione della Pasqua ebraica, il sacrificio dell’agnello veniva eseguito il 14° giorno del mese di Nisan, secondo il calendario ebraico. La carne dell’animale doveva essere arrostita al fuoco e consumata nella stessa notte, rispettando le prescrizioni del sacrificio di Pesach. Come riportato nel libro dell’Esodo (12,8), il testo specifica che la carne doveva essere mangiata con azzimi ed erbe amare; era proibito consumarla cruda o bollita, stabilendo esplicitamente che dovesse essere arrostita al fuoco insieme alla testa, alle zampe e alle viscere. Offrendo un agnello come sacrificio, il credente dimostrava la propria fede offrendo ciò che era ritenuto bello, puro e prezioso a Dio. L’agnello nella fede cristiana diventa metafora dell’espiazione e della salvezza.La figura dell’Agnus Dei simboleggia il rinnovato riconoscimento dell’infinita bontà e santità di Dio a favore dell’umanità. A questo animale si collega l’idea della liberazione dagli effetti corrosivi del peccato sull’esistenza e un profondo rinnovamento spirituale, andando oltre il semplice significato di sacrificio o redenzione.

L’immagine simbolica dell’Agnello di Dio conferma, dunque, sia l’assoluta sovranità divina sia il compimento finale del piano salvifico e giusto predisposto per l’intera creazione. In questo senso, il sacrificio di Cristo rappresenta un evento cosmico trasformativo, nel quale tutta l’esistenza è orientata verso una risoluzione escatologica: salvezza per coloro che accolgono la giustizia divina e giudizio definitivo per quanti scelgono di opporvisi. L’Agnello di Dio diviene così portatore di un duplice messaggio: da un lato, esso offre ai credenti un motivo di gioiosa speranza e vittoria; dall’altro, annuncia agli increduli l’ineluttabilità del giudizio divino e del trionfo ultimo della giustizia divina.  Si assiste così ad una sublimazione del valore sacrificale dell’animale, che fin dall’epoca più risalente della storia di Roma aveva avuto un ruolo propiziatorio e di purificazione.

Alla luce degli sviluppi filosofici e scientifici, ripensare nella società contemporanea il ruolo degli animali è mutato profondamente. Che si tratti di agricoltura, ricerca sperimentale o altri settori produttivi, esiste un imprescindibile dovere etico di garantire agli animali il rispetto e la considerazione che meritano. L’articolo 13 TFUE, , nella definizione delle politiche agricole e della pesca,  invita gli Stati membri dell’UE a “tenere pienamente conto delle esigenze di benessere degli animali, in quanto esseri senzienti”.

Da sempre gli animali hanno rappresentato una componente fondamentale della natura, condividendo con l’uomo un equilibrio armonioso e dinamico. La visione antropocentrica ha distorto questo rapporto e lo ha declinato in chiave di dominio assoluto dell’uomo sull’animale; l’allevamento intensivo è solo una delle tante pratiche che hanno impoverito il significato ecologico delle specie viventi e frantumato l’armonia naturale.   Le questioni legate alla tutela animale trascendono qualsiasi confine o delimitazione statale, mentre gli interessi economici connessi al loro sfruttamento nei diversi settori industriali rappresentano fenomeni intrinsecamente globali, con conseguenze ambientali e sociali che si estendono all’intero pianeta. Soffermarci sulla storia dei simboli pasquali può inaspettatamente indurre a riflettere sulla responsabilità umana nella tutela della natura, interpretata secondo l’approccio “oggettivo” ed imperativista di stampo kantiano oppure attraverso una prospettiva più emotiva, basata sul riconoscimento e sull’apprezzamento della sua importanza intrinseca.

 

 

 

 

 

Fonti bibliografiche:
Arthur Dale Trendall, The red-figured vases of Paestum, Hertford 1987, p. 142; tav. 49.
Öner, Y. (2026). Agnus Dei: The Lamb Symbol in the Christian Idea of Atonement. İhya International Journal of Islamic Studies, 12(1), 131-152.

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