Il sistema della fiducia fra Parlamento e Governo, in breve

Il sistema della fiducia fra Parlamento e Governo, in breve

“Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere” – art. 94, Costituzione italiana

Mai come nella situazione attuale emerge forte la curiosità su che cosa sia, di fatto, la fiducia. Sappiamo che, nel nostro ordinamento, il Governo, per poter svolgere il proprio lavoro necessita di ricevere l’approvazione – la fiducia, per l’appunto – da parte del Parlamento, ma vediamo più chiaramente di che cosa si tratta.

La fiducia parlamentare è un atto che esprime, tramite una votazione, l’approvazione nei confronti del Governo, e con cui il Parlamento ne controlla l’operato.

Nell’ordinamento italiano, infatti, la sopravvivenza in carica dell’organo esecutivo, il quale non viene eletto direttamente dai cittadini, è strettamente vincolata alla fiducia da parte del Parlamento, unico organo titolare del potere legislativo e legittimato ad operare dal popolo, attraverso le libere elezioni.

L’insediamento di un Governo di nuova formazione non è il solo momento in cui occorre l’appoggio del potere legislativo, che deve invece persistere durante tutto il mandato. Per questa ragione esistono anche gli istituti della mozione e della questione di fiducia.

Esistono, dunque, tre situazioni nelle quali il Parlamento è chiamato ad esprimersi circa la fiducia da accordare all’organo esecutivo:

1. In seguito alla nuova formazione di un Governo ad opera del Capo dello Stato e del nuovo Presidente del Consiglio, da questi nominato, occorre che le Camere si esprimano positivamente sulla fiducia da accordare ai nuovi ministri. In mancanza di fiducia il Governo dovrà rassegnare le proprie dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica.

2. In qualsiasi momento della legislatura, un determinato numero di parlamentari può presentare una mozione di sfiducia (detta anche mozione di censura) nei confronti del Governo o di un singolo ministro. In questo caso, dunque, il parlamento manifesta il venir meno del rapporto fiduciario con l’Esecutivo: se la mozione di  sfiducia viene approvata dalle Camere comporta la crisi di Governo e le conseguenti dimissioni di quest’ultimo. La sfiducia individuale verso un solo ministro, permette, invece, di preservare il rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo. 

3. In qualsiasi momento della legislatura, il Governo può porre una cosiddetta questione di fiducia su una legge o su un emendamento -una modifica- ad una legge, spesso legando alla approvazione della questione da parte del Parlamento la propria permanenza in carica. Nel caso in cui il Parlamento respinga la questione di fiducia il Governo non è, tuttavia, obbligato a dimettersi.

Il voto di fiducia al nuovo Governo. Il meccanismo del voto di fiducia è previsto dall’art. 94 della Costituzione: entro dieci giorni dalla sua formazione, il Governo deve presentarsi alle Camere per ottenere il voto di fiducia. Il premier e i ministri devono presentare il programma che si intende seguire e chiedere la legittimazione ai parlamentari. Il voto viene espresso per appello nominale da ciascun parlamentare e deve essere da quest’ultimo motivato, come prevede l’articolo 64 della Costituzione. La votazione a scrutinio palese e motivata serve ad evitare il fenomeno dei “franchi tiratori”, ossia dei parlamentari che dichiarano un voto diverso da quello effettivamente espresso, e a fare sì che i vari parlamentari si assumano la responsabilità politica personale di sostenere il Governo di fronte agli elettori. Serve il sì della maggioranza dei presenti, altrimenti detta maggioranza semplice.

Se il governo non ottiene la fiducia dovrà presentarsi davanti al Presidente della Repubblica per rassegnare le dimissioni. A ciò seguirebbero altre consultazioni del Presidente della Repubblica per individuare un altro Presidente del Consiglio e la formazione di un nuovo Governo .

Per quanto riguarda il nuovo Governo Draghi, il voto di fiducia era calendarizzato mercoledì 16 febbraio 2021 in Senato e giovedì 17 febbraio 2021 alla Camera.

La mozione di sfiducia o di censura. Diversa è invece la mozione di sfiducia: in questo caso alcuni componenti di una Camera firmano un documento dove espone i motivi per revocare la fiducia al Governo. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti di una Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione. La votazione sulla mozione di sfiducia, in Parlamento, avviene quindi dopo 3 giorni, a scrutinio palese, ossia non segretamente.  Anche in tale caso, la fiducia è ritenuta accordata se votata dalla maggioranza semplice dei presenti.

L’approvazione di una mozione di sfiducia, revoca il rapporto fiduciario che lega Governo e Parlamento e costringe il Governo a presentare le dimissioni aprendo così una crisi di Governo. Bisogna, però, sottolineare che generalmente le crisi di governo non vengono causate da una mozione di sfiducia ma dalla rottura degli accordi tra partiti costituenti la maggioranza e il Governo. È per questo motivo, ad esempio, che è stata formalizzata lo scorso 26 gennaio 2021, la fine del secondo Governo guidato da Giuseppe Conte.

D’altro canto la sfiducia individuale verso un solo ministro permette di preservare intatto il rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo. Si tratta di un istituto che è stato oggetto di parecchie discussioni fra la Dottrina e la Giurisprudenza italiane. Si propende in senso affermativo per l’ammissibilità della mozione individuale sulla base del dettato dell’articolo 95 della Costituzione: “I ministri sono responsabili (…) individualmente degli atti dei loro dicasteri.”

In effetti, la storia politica italiana ha conosciuto diversi casi in cui la mozione di sfiducia è stata presentata nei confronti di un singolo ministro, ad esempio quella del 1995 contro il ministro della Giustizia Filippo Mancuso.

La questione di fiducia. La questione di fiducia è un istituto riservato invece al Governo. Non è  disciplinata dalla Costituzione (vi è una unica menzione nel quarto comma dell’art. 94) , ma dai regolamenti interni della Camera del Senato, nonché dalla legge n. 400/1988, e si fonda principalmente sulla prassi politica.

Quando il Governo  richiede l’approvazione di una questione di fiducia su una legge o su un emendamento -una modifica- ad una legge, da essa consegue la decadenza di tutti gli emendamenti al testo cui essa è riferita. Viene utilizzata quando il Governo rischia di non avere l’appoggio delle Camere, necessario ad approvare un decreto fondamentale per attuare il programma dell’esecutivo e pertanto chiede che sia espresso un voto che manifesti l’appoggio del Parlamento al suo operato. Una volta chiesta la fiducia su una legge o su un emendamento, il Parlamento è obbligato ad esprimersi entro le 24 ore successive.

La legge 400/88 determina l’attività, l’ordinamento e la potestà regolamentare del Governo della Repubblica Italiana e riconosce al Governo la facoltà di avvalersi di tale istituto, ma non vincola il Governo alle dimissioni in caso di voto contrario del Parlamento ad un provvedimento sul quale è stata posta la questione fiducia.

Anche il quarto comma dell’art. 94 della Costituzione,  riguardo alle proposte presentate dal Governo al Parlamento, precisa che “Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.“.

Tuttavia, nella prassi, la mancata approvazione di una questione di fiducia  comporta la crisi di Governo e contraddice sostanzialmente quanto stabilito da questo comma.

In quanto strumento che limita fortemente la separazione dei poteri Legislativo ed Esecutivo, la questione di fiducia è sempre molto utilizzata nelle varie legislature.

         

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Claudia Ruffilli

Claudia Ruffilli, nata a Bologna il 21 aprile 1992. Ho conseguito il diploma di maturità classica presso il Liceo Classico Marco Minghetti di Bologna. Nel 2017 ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bologna. Ho svolto la pratica forense presso uno Studio Legale ed un tirocinio formativo presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna. Nel 2019 ho conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione forense presso la Corte di Appello a Bologna, dove lavoro.

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