La legge parla chiaro!

La legge parla chiaro!

La vicenda [1]

Heidi, che ha frequentato la prima classe della scuola secondaria di primo grado (che si suole continuare a chiamare, comunemente, «scuola media»), è destinataria, a fine anno, di un provvedimento che non la convince affatto: il Consiglio di Classe, con decisione unanime, ha deciso, invero, di non ammetterla a frequentare la seconda, in virtù delle molteplici insufficienze riportate, costituenti l’effetto di un impegno «scarso ed inadeguato, sia nell’esecuzione dei compiti che nello studio».

Tale motivazione – riguardo alla cui vacuità non v’è ombra di dubbio – ha costituito un autentico campanello d’allarme, non avendo il corpo docente fatto chiarezza in merito alle effettive lacune della giovane; inoltre, nel verbale del Consiglio non viene fatto il minimo cenno alle varie tappe del percorso didattico de facto eseguito dalla ragazza.

A fronte di quanto sin qui esposto, i genitori di Heidi, nella qualità di esercenti la relativa responsabilità nei confronti di quest’ultima, hanno adìto il Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) competente per l’annullamento della decisione consiliare.

La decisione giudiziale

Il T.A.R. per il Lazio, con la sentenza n. 13042 depositata lo scorso 3 agosto dalla Sezione Terza-bis, ha accolto la domanda: la legislazione in materia dispone, invero, che, per quanto inerisce alla scuola secondaria di primo grado (media), a rappresentare la regola è la promozione; di contro, nel respingimento (da lustri denominato, impropriamente, «bocciatura») è da identificarsi l’eccezione: anche il Consiglio di Stato [2] ha rammentato che, in ossequio all’art. 6 D. Lgs. n. 62/2017, anche laddove l’alunno/a non abbia raggiunto i livelli d’apprendimento in una o più discipline curricolari, ovvero li abbia acquisiti soltanto parzialmente, la non ammissione alla classe successiva si può disporre unicamente con delibera del Consiglio di Classe, a condizione che essa sia corredata di adeguata motivazione [3], oppure a seguito di provvedimenti disciplinari – di competenza del Consiglio d’Istituto – comportanti l’esclusione dallo scrutinio finale o dall’esame conclusivo del primo ciclo [4].

La scuola, inoltre, non ha provveduto all’attivazione di alcuna strategia ad hoc per consentire alla fanciulla di migliorare il suo profitto, contravvenendo lapalissianamente al comma terzo dell’art. 6 D. Lgs. cit.: tale norma statuisce espressamente che «Nel caso in cui le valutazioni periodiche o finali delle alunne e degli alunni indichino carenze nell’acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline, l’ istituzione scolastica, nell’ambito dell’autonomia didattica e organizzativa, attiva specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento».

Conclusioni

La decisione di respingere Heidi è, dunque, viziata tanto da violazione di legge quanto da eccesso di potere: quest’ultimo è da ravvisarsi nell’illogicità della motivazione addotta dall’organo collegiale a supporto del provvedimento di «bocciatura».

 

 

 

 

 

[1] In ossequio alla normativa nazionale ed eurounitaria sul diritto alla riservatezza, i nomi di persone e luoghi menzionati dall’autore sono frutto della fantasia di quest’ultimo.
[2] Si esamini accuratamente la sentenza n. 4107 del 26 giugno 2020, menzionata, ex multis, da P. MACIOCCHI in Con sei insufficienze nessun automatismo nella bocciatura, edito su Il Sole 24 Ore del 22 agosto 2023.
[3] Così il comma secondo della disposizione richiamata supra.
[4] v. D.P.R. n. 249 del 24 giugno 1998.

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Adriano Javier Spagnuolo Vigorita

Laureato in giurisprudenza con una tesi sulla natura giuridica dei rapporti di lavoro secondo la disciplina del Jobs Act (relatore il prof. Francesco Santoni), Adriano Spagnuolo Vigorita (noto anche con il soprannome di "Javier") ha iniziato il suo percorso forense in seno ad un rinomato studio legale napoletano, ove ha sviluppato le proprie capacità di ricerca e, contestualmente, incrementato le conoscenze giuridiche acquisite, con particolare riguardo al diritto civile e del lavoro. Si occupa attualmente della cura di liti giudiziali e stragiudiziali nelle cennate materie e, dal 20 gennaio 2022, è pienamente abilitato all'esercizio dell'avvocatura, professione dei suoi avi. Parla fluentemente l'inglese ed il tedesco, appresi durante le sue numerose esperienze all'estero, ed è in grado di comprendere la lingua spagnola.

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