Visto per l’Italia: come fare per averlo

Visto per l’Italia: come fare per averlo

VISTO PER L’ITALIA: cos’è e quali tipi ci sono 

Il visto per l’Italia è indispensabile per transitare o soggiornare nel Bel Paese.

Gli stranieri devono necessariamente avvalersi del visto di ingresso, ossia di un’autorizzazione rilasciata dal Ministero degli Affari Esteri e dalla sua rete di Uffici diplomatici – consolari, a seguito dell’accertamento del possesso dei requisiti indispensabili richiesti.

Materialmente, il visto per l’Italia consta di una etichetta autoadesiva da applicarsi sul passaporto o su altro documento equipollente.

Lo straniero già residente in uno Stato Schengen e titolare di permesso di soggiorno, è esente da visto per soggiorni non superiori a 3 mesi.

I visti, secondo la Convenzione di Applicazione dell’Accordo di Schengen, si dividono in tre categorie:

  • visti Schengenuniformi (VSU), validi per il territorio dell’insieme delle parti contraenti. Rilasciati per il transito aeroportuale (tipo A) e per i soggiorni di breve durata o di viaggio fino a 90 giorni (tipo C), con uno o più ingressi;

  • visti a validità territoriale limitata (VTL), validi solo per lo Stato Schengen la cui Rappresentanza abbia rilasciato il visto, senza possibilità di accesso, neanche per il solo transito, al territorio degli altri Stati Schengen. Possono essere anch’essi di transito aeroportuale (tipo A), o per soggiorni di breve durata o di viaggio (tipo C).

  • visti per soggiorni di lunga durata o Nazionali (VN), validi per soggiorni di oltre 90 giorni (tipo D), con uno o più ingressi, nel territorio dello Stato Schengen la cui Rappresentanza diplomatica abbia rilasciato il visto. I visti di lunga durata comportano per il titolare la concessione di un permesso di soggiorno in Italia con motivazione identica a quella menzionata nel visto.

Il decreto Interministeriale n. 850/2011 ha classificato 21 tipologie di visto d’ingresso, quali: visto turistico, adozione, affari, cure mediche, diplomatico, gara sportiva, invito, lavoro autonomo, lavoro subordinato, missione, motivi familiari, motivi religiosi, reingresso, residenza elettiva, ricerca, studio, transito aeroportuale, transito, trasporto, vacanze/lavoro e volontariato.

VISTO PER L’ITALIA: come richiederlo? 

La domanda per l’ottenimento del visto per l’Italia va presentata all’ambasciata o all’ufficio consolare italiano del Paese d’origine o di residenza stabile del cittadino extracomunitario. Nel modulo di domanda vanno indicate: le generalità dell’interessato e degli eventuali familiari a seguito; estremi del passaporto (o altro documento equipollente); luogo, motivo e durata del soggiorno.

Per il rilascio dell’autorizzazione lo straniero dovrà dare inoltre prova: della finalità del soggiorno; di disporre dei mezzi finanziari sufficienti al soggiorno ed al rimpatrio (mediante l’esibizione di denaro, fideiussioni bancarie, polizze fideiussorie e avvalendosi altresì del biglietto di ritorno), nonché prova di un idoneo alloggio durante il soggiorno nel territorio Nazionale.

Il visto d’ingresso nazionale viene rilasciato entro 90 giornidalla richiesta accertata la presenza dei requisiti richiesti.

Tale termine si riduce a 30 giorni per visti di lavoro subordinato ed aumenta a 120 giorni per visti di lavoro autonomo.

Qualora dovessero risultare necessari ulteriori accertamenti, il termine in questione viene prorogato.

Contestualmente al rilascio del visto di ingresso per l’Italia l’autorità diplomatica o consolare italiana consegna allo straniero una comunicazione scritta in lingua a lui comprensibile o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo, che illustri i diritti e i doveri dello straniero relativi all’ingresso ed al soggiorno in Italia.

VISTO PER L’ITALIA: cosa fare se la tua richiesta è negata?

Nel caso di rigetto della domanda per il visto per l’Italia, l’interessato deve essere informato con provvedimento scritto, in lingua a lui conosciuta o, diversamente, in inglese, francese, spagnolo o arabo. Il provvedimento di diniego deve contenere anche l’indicazione sulle modalità di impugnazione.

Il provvedimento che nega il visto di ingresso può essere impugnato dinanzi al TAR Lazio, con ricorso da depositare entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento, da notificarsi direttamente all’Avvocatura dello Stato.

Solo nel caso di dinieghi di visto per ricongiungimento familiare o familiare al seguito, gli eventuali ricorsi potranno essere presentati presso il Tribunale ordinario competente senza limiti di tempo.

Infine, è bene ricordare che il provvedimento di rifiuto del visto di ingresso per l’Italia deve essere sempre motivato.

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Ha conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo discutendo una tesi sperimentale in Diritto Penale Tributario e ha ottenuto il Diploma di Specializzazione in Professioni Legali preso la medesima Università. Al termine del percorso post laurea ha lavorato negli uffici della Procura delle Repubblica presso il Tribunale di Palermo come tirocinante, affiancando il Pubblico Ministero nelle udienze e nella redazione degli atti giudiziali. Ha conseguito un Diploma in Diritto Tributario Europeo ed Internazionale presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Palermo, ha frequentato un corso telematico in Diritto Penale Internazionale organizzato dalla School of Law della Case Western Reserve University di Cleveland, in Ohio (USA) e ha inoltre frequentato il Master biennale in Difensore Tributario organizzato dall’Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi. Negli anni ha maturato una specifica competenza in tema di Diritto immobiliare e Diritti reali, Diritto tributario, Diritto dell’Immigrazione, nonché in tema di reati fiscali, reati economici e nel settore delle Misure di prevenzione personali e patrimoniali. Approfondito il settore dell'assistenza alle imprese e specificamente dell’auto-imprenditorialità, valido strumento per la creazione di opportunità professionali giovanili, fornisce specifica assistenza in tema di Start-up, Start-up innovative ed internazionalizzazione delle PMI, in stretta correlazione con la nuova normativa italiana in tema di microcredito e mentoring. Di lingua madre italiana, parla fluentemente la lingua inglese e conosce la lingua francese.

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