
Mickey Mouse e Flash Gordon: il copyright che voleva essere eterno e il syndicate che non è mai morto
Abstract [ITA]. Mickey Mouse e Flash Gordon consentono di leggere, attraverso due vicende emblematiche della cultura popolare statunitense, la trasformazione del diritto d’autore da strumento di protezione dell’opera a componente di un più ampio sistema industriale di sfruttamento dei personaggi. La storia di Mickey Mouse evidenzia l’evoluzione della durata del copyright statunitense, dal regime del Copyright Act del 1909 alle successive estensioni, nonché la necessità di distinguere la protezione dell’opera originaria da quella delle successive elaborazioni del personaggio e dalla tutela del marchio. Flash Gordon conduce invece al fenomeno dei newspaper syndicates: la creazione di Alex Raymond, pubblicata dal 1934 attraverso King Features, mostra come un personaggio possa acquisire una dimensione industriale attraverso distribuzione, licenza e successivi riusi, anche oltre la permanenza dell’autore originario. Il confronto permette di distinguere copyright, trademark, contratto, syndication e franchise, istituti che nella pratica economica possono concorrere allo sfruttamento di una medesima figura senza coincidere sul piano giuridico. Il syndicate emerge così non come una particolare forma di diritto di proprietà intellettuale, ma come un intermediario organizzativo e commerciale capace di trasformare la circolazione dell’opera in una struttura durevole di sfruttamento.
Abstract [ENG]. Mickey Mouse and Flash Gordon provide two emblematic examples of the transformation of copyright from a system designed to protect individual works into a component of a broader industrial framework for the exploitation of fictional characters. The history of Mickey Mouse illustrates the evolution of U.S. copyright duration, from the Copyright Act of 1909 through subsequent extensions, while also requiring a distinction between protection of the original work, later versions of the character, and trademark protection. Flash Gordon, by contrast, leads to the phenomenon of newspaper syndication: Alex Raymond’s creation, distributed through King Features from 1934, demonstrates how a fictional character can acquire an industrial dimension through distribution, licensing and subsequent uses extending beyond the original creator. The comparison makes it possible to distinguish copyright, trademark, contract, syndication and franchise, legal and commercial instruments that may operate together in exploiting the same character without becoming legally identical. The syndicate therefore appears not as a distinct form of intellectual property right, but as an organisational and commercial intermediary capable of turning the circulation of a work into a durable system of exploitation.
Sommario: 1. Due destini apparentemente opposti – 2. Il copyright americano prima dell’eternità – 3. Topolino e il tempo che si allunga – 4. Non un solo diritto ma quattro – 5. La vera rivoluzione: il fumetto esce dal libro – 6. Hearst inventa una macchina – 7. Flash Gordon entra in scena – 8. Il syndicate non muore con il suo autore – 9. Che cosa fa davvero King Features? – 10. Flash Gordon dopo il giornale – 11. Dal quotidiano al franchise
1. Due destini apparentemente opposti
Mickey Mouse e Flash Gordon appartengono a due universi che sembrano lontanissimi. Il primo nasce dall’animazione e diventa il simbolo mondiale della Walt Disney Company; il secondo nasce sulle pagine dei quotidiani americani, dalla matita di Alex Raymond, e diventa una delle grandi icone della newspaper strip.
Eppure entrambi raccontano la stessa trasformazione: il passaggio dell’opera dal suo creatore all’industria della proprietà intellettuale.
Mickey Mouse è diventato il caso emblematico di un copyright la cui durata sembrava continuamente allontanare il momento del public domain. Flash Gordon, invece, mostra un’altra forma di longevità: non quella del singolo copyright indefinitamente rinnovato, ma quella di una struttura industriale capace di mantenere vivo un personaggio attraverso autori diversi, giornali, ristampe, televisione, cinema, merchandising e licensing.
Il primo equivoco da eliminare è quindi quello dei “diritti eterni” di Mickey Mouse.
Il copyright di Mickey non è eterno.
E il secondo equivoco riguarda il syndicate: King Features non è semplicemente la casa editrice che pubblicava Flash Gordon, bensì una macchina di distribuzione e sfruttamento dei contenuti che, nel tempo, è diventata anche una macchina di gestione delle proprietà intellettuali.
2. Il copyright americano prima dell’eternità
Per comprendere Mickey bisogna tornare al sistema precedente alla disciplina attuale.
Il Copyright Act del 1909 prevedeva, per le opere pubblicate, un primo periodo di protezione di 28 anni, seguito da un secondo periodo di ulteriori 28 anni, purché fossero rispettate le condizioni per il rinnovo. Il massimo ordinario era quindi di 56 anni.
Trattasi di un sistema profondamente diverso da quello contemporaneo: il copyright non accompagnava necessariamente l’autore per tutta la vita e per i decenni successivi alla morte; era costruito come una concessione temporale a termine.
Ma il sistema conteneva già una questione che diventerà fondamentale per la storia dei fumetti: chi aveva diritto al rinnovo?
La disciplina del 1909 attribuiva al rinnovo, in determinate ipotesi, un’importanza particolare per l’autore e per i suoi eredi; il rinnovo poteva quindi diventare una sorta di seconda occasione rispetto alla cessione originaria.
È una struttura che, con tutte le differenze del caso, si ripresenterà alla Marvel con Kirby e Ditko: il rapporto fra creazione, cessione originaria e possibilità futura di recuperare il valore economico dell’opera.
3. Topolino e il tempo che si allunga
Quando Mickey Mouse appare in Steamboat Willie nel 1928, il mondo giuridico nel quale nasce è ancora quello del copyright a termine.
La pellicola viene registrata nel 1928 e contiene una delle prime rappresentazioni cinematografiche di Mickey e Minnie. La Library of Congress ha chiarito un punto decisivo: il copyright proteggeva la specifica rappresentazione grafica dei personaggi contenuta nell’opera, non il nome “Mickey Mouse” in quanto tale e neppure l’idea astratta di un topo antropomorfo.
Il problema è che, nel corso del Novecento, la durata del copyright americano cambia radicalmente.
Il Copyright Act del 1976 porta il termine delle opere ancora protette sotto il vecchio sistema a 75 anni in determinate categorie; nel 1998 il Sonny Bono Copyright Term Extension Act porta la durata delle opere pubblicate secondo il vecchio regime fino a 95 anni dalla pubblicazione.
Per un’opera del 1928, il risultato è storico:
1928 + 95 = 2023.
E infatti il primo Mickey di Steamboat Willie non entra nel pubblico dominio nel 1998, né nel 2008, né nel 2018, bensì il 1° gennaio 2024.
4. Non un solo diritto ma quattro
La longevità di Mickey Mouse e Flash Gordon diventa comprensibile soltanto se si evita di parlare genericamente di “diritti” come se esistesse un’unica posizione giuridica sul personaggio. Nel sistema statunitense devono essere distinti almeno copyright, trademark, diritti contrattuali di sfruttamento e, in determinate circostanze, diritti di publicity.
Il copyright protegge l’opera creativa nella quale il personaggio viene espresso. Perciò Steamboat Willie del 1928 è entrato nel pubblico dominio il 1° gennaio 2024; ciò significa che la protezione autorale federale su quella specifica opera è terminata. Non significa che ogni successiva rappresentazione di Mickey Mouse sia divenuta libera. Le successive opere nelle quali il personaggio è stato modificato, sviluppato o rappresentato possono beneficiare di una propria protezione, limitatamente agli elementi originali introdotti in quelle opere.
Il trademark ha invece una funzione diversa. Non protegge l’espressione artistica in quanto tale, ma il segno utilizzato nel commercio per identificare l’origine di beni o servizi e impedire usi idonei a creare confusione circa tale origine. La sua durata non segue quella del copyright: un marchio può essere mantenuto indefinitamente attraverso il suo uso e i relativi adempimenti. Per questo la scadenza del copyright di Steamboat Willie non equivale alla perdita da parte di Disney di ogni diritto sul nome, sui loghi o sugli altri segni distintivi associati a Mickey Mouse.
Il terzo livello è quello contrattuale. Un soggetto può acquisire, mediante contratto, licenze o altri diritti di sfruttamento senza per questo diventare l’autore dell’opera. Un licensee, per esempio, riceve un diritto contrattuale di utilizzare una determinata proprietà secondo i limiti stabiliti dal contratto; non riceve necessariamente la titolarità del copyright. Analogamente, il syndicate può concludere accordi che consentono ai giornali di pubblicare una comic strip senza che ogni giornale diventi titolare del copyright sulla striscia.
Il quarto livello, quando ne ricorrono i presupposti, è costituito dai diritti della persona, fra cui quelli riconducibili alla right of publicity. Si tratta di una materia prevalentemente statale e distinta dal copyright federale; riguarda, in termini generali, lo sfruttamento commerciale dell’identità di una persona. È quindi un errore utilizzarla come spiegazione generale della protezione di un personaggio immaginario.
Queste categorie possono sovrapporsi economicamente senza coincidere giuridicamente.
Un personaggio può quindi essere libero dal copyright per una determinata opera; protetto da copyright nelle opere successive; associato a un trademark ancora valido; oggetto di licenze contrattuali; e contemporaneamente inserito in una più ampia struttura commerciale di merchandising e franchise.
Dire che “Disney possiede Mickey Mouse” è pertanto una formula commerciale comprensibile, ma giuridicamente troppo generica.
5. La vera rivoluzione: il fumetto esce dal libro
Flash Gordon ci porta in un’altra direzione.
La newspaper strip americana non nasce principalmente per essere venduta come albo autonomo; nasce per essere distribuita simultaneamente a moltissimi giornali: ed è qui che compare il syndicate.
Il modello è semplice nella sua intuizione e sofisticato nella sua applicazione: invece di negoziare ogni giorno con centinaia di giornali, un’organizzazione centralizza la produzione o acquisizione del contenuto e ne organizza la distribuzione a una rete di testate.
Il giornale compra quindi la possibilità di pubblicare una determinata feature; il syndicate organizza il rapporto; il personaggio può raggiungere contemporaneamente mercati diversi.
La proprietà intellettuale comincia così a comportarsi come un prodotto industriale replicabile.
6. Hearst inventa una macchina
Il caso più importante è quello di William Randolph Hearst.
L’organizzazione che diventerà King Features nasce all’interno del suo impero editoriale. Nel 1913 viene creato il Newspaper Feature Service; nel 1915 Hearst affida a Moses Koenigsberg la costruzione della nuova organizzazione di syndication, denominata King Features Syndicate e incorporata il 16 novembre 1915. A questo proposito, il termine syndicate è importante: non indica necessariamente il soggetto che “crea” l’opera; indica soprattutto il soggetto che organizza la sua circolazione commerciale.
Ed è proprio questa la novità: il giornale non deve assumere Alex Raymond; non è necessario che tratti direttamente con il disegnatore; semplicemente, esso può acquistare dal syndicate una determinata feature secondo le condizioni previste dal rapporto commerciale.
Il syndicate, dal canto suo, può trasformare una singola creazione in una rete di pubblicazioni: siamo di fronte ad una sorta di piattaforma industriale ante litteram.
7. Flash Gordon entra in scena
Ed ecco che nel 1934 King Features introduce Flash Gordon.
Il personaggio è creato e originariamente disegnato da Alex Raymond; la prima pubblicazione risale al 7 gennaio 1934; King Features lo presenta oggi come una delle proprie legacy properties e continua a gestirne distribuzione, licensing e sviluppo in nuovi media.
Ma qui c’è una distinzione che merita attenzione: affermare che “Flash Gordon è di Alex Raymond” ha un significato storico e autoriale; ma dire che “Flash Gordon è una proprietà di King Features” ha un significato industriale. Queste due proposizioni non sono necessariamente contraddittorie: la prima riguarda la creazione; la seconda riguarda la titolarità e gestione dei diritti e dello sfruttamento commerciale.
8. Il syndicate non muore con il suo autore
Qui sta forse la parte più sorprendente della storia.
Alex Raymond lascia Flash Gordon nel 1944 per arruolarsi; negli anni successivi la serie passa attraverso altri autori e disegnatori, fra cui Austin Briggs, Mac Raboy e Dan Barry.
Questo significa che il personaggio sopravvive al suo creatore materiale. Trattasi una caratteristica essenziale del fumetto seriale americano: il personaggio non è necessariamente legato alla mano dell’autore originario.
Quindi, il creatore può essere sostituito; la serie continua; la proprietà rimane; il pubblico riconosce il personaggio; il valore economico si trasferisce dalla singola opera alla franchise.
È qui che il fumetto comincia ad assomigliare molto più a Hollywood che alla letteratura tradizionale.
9. Che cosa fa davvero King Features?
La risposta contemporanea è illuminante.
King Features si presenta oggi non soltanto come distributore di fumetti, ma come producer and distributor of intellectual properties, specializzato in classic character licensing e franchise development. Il suo portafoglio comprende Flash Gordon, Popeye, The Phantom, Mandrake e numerose altre proprietà. La trasformazione è quindi completa: il vecchio syndicate vendeva contenuti ai giornali, ma il moderno syndicate gestisce proprietà intellettuali attraverso più mercati. Esemplificando: giornale; libro; televisione; cinema; giocattoli; abbigliamento; videogiochi; licensing internazionale; non è più soltanto syndication, ma franchise management.
10. Flash Gordon dopo il giornale
Flash Gordon non è semplicemente una vecchia striscia finita.
La strip storica ha avuto una lunghissima vita editoriale; dopo la cessazione della produzione regolare, King Features ha continuato a distribuire ristampe. Nel 2023 il personaggio è stato rilanciato con una nuova striscia quotidiana e domenicale affidata a Dan Schkade.
Nello stesso periodo King Features ha concluso un accordo con Mad Cave Studios per nuove storie, ristampe e graphic novel di Flash Gordon e nel 2024, per il novantesimo anniversario del personaggio, King Features ha annunciato nuove operazioni editoriali e di licensing in diversi mercati internazionali.
Dunque il centro dell’attività del syndicate è diventato la proprietà intellettuale.
11. Dal quotidiano al franchise
Questa trasformazione spiega anche perché Mickey e Flash Gordon, pur nascendo in contesti differenti, finiscono per raccontare la stessa storia.
Nel primo Novecento il valore economico sta nella pubblicazione.
Successivamente si aggiunge il valore del personaggio; poi arrivano licenze, cinema e televisione, merchandising; infine, il modello contemporaneo della franchise intellectual property.
L’opera originaria diventa soltanto il primo strato, e questo permette di comprendere perché la discussione sul copyright non possa essere separata dalla storia economica dell’industria culturale americana.
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Giuseppe Corsi
Avvocato del foro di Firenze, Mediatore presso Adr media, Adr intesa, Concordia et jus, Rimedia, Camera di commercio Arezzo e Siena.
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