Abbandono della casa coniugale: non basta per ottenere l’addebito della separazione

Abbandono della casa coniugale: non basta per ottenere l’addebito della separazione

Cass. civ., sez. VI-1, ord. 23 aprile 2019, n. 11162

La vicenda. Il Tribunale di Sassari pronunciava la separazione dei coniugi e poneva a carico dell’uomo <<un assegno mensile di 400 Euro a titolo di contributo al mantenimento delle figlie maggiorenni e non ancora indipendenti economicamente>> nonché <<un assegno mensile di mantenimento di 150 Euro mensili>> in favore della donna respingendo, tuttavia, la domanda di addebito della separazione.

La donna proponeva appello dinnanzi la Corte di Appello di Cagliari insistendo nella domanda di addebito in considerazione della relazione extra-coniugale intrattenuta dal marito e dell’abbandono del domicilio coniugale, ma ancora una volta la domanda veniva rigettata. Così, la donna proponeva ricorso per cassazione.

La decisione. Per quanto qui interessa, la Suprema Corte ha rilevato che <<il fatto in sé dell’abbandono del tetto coniugale doveva comunque essere provato non solo quanto alla sua concreta verificazione ma anche nella sua efficacia determinativa della intollerabilità della convivenza e della rottura dell’affectio coniugalis>>.

La giurisprudenza ritiene infatti che non costituisce violazione di un dovere coniugale la cessazione della convivenza quando ormai il legame affettivo fra i coniugi è definitivamente venuto meno e la crisi del matrimonio deve considerarsi irreversibile.

In ogni caso, <<l’allontanamento di uno dei coniugi dalla casa familiare costituisce, in difetto di giusta causa, violazione dell’obbligo di convivenza e la parte che, conseguentemente, richieda la pronuncia di addebito della separazione ha l’onere di provare il rapporto di causalità tra la violazione e l’intollerabilità della convivenza, gravando, invece, sulla controparte la prova della giusta causa>> (cfr. Cass. civ., sez. VI-1, 15 dicembre 2016, n. 25966).

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Anna Romano

Co-responsabile di sezione at Salvis Juribus
Nata a Napoli nel 1993, ha conseguito la laurea in giurisprudenza nel marzo 2017 con votazione di 100/110, presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, discutendo una tesi in Cooperazione Giudiziaria dal titolo "Le procedure estradizionali nel contesto dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia", relatore Prof.ssa Fabiana Falato. Spinta da una forte passione per le materie giuridiche, già durante il percorso universitario ha collaborato con una Rivista giuridica, Salvis Juribus, inizialmente redigendo articoli di approfondimento su specifiche tematiche inerenti l’ambito della contrattualistica, la responsabilità civile e l’edilizia. In seguito, ha rivestito un ruolo di responsabilità all’interno della medesima Rivista occupandosi del coordinamento degli Autori e della relativa gestione per quanto concerne la Sezione “Famiglia”. Nel marzo 2017, inoltre, la tesi di laurea ha ricevuto la dignità scientifica essendo stata pubblicata sulla Rivista Salvis Juribus.

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